Ricerche di mercato, tendenze sensoriali, nuovi metodi e analisi di prodotti
 

De Castro mette un vigile ai consorzi, Andrea Sartori lo appoggia: a quando nuove regole per le commissioni di degustazione?

Ho appreso con soddisfazione che il ministro De Castro ha pensato a un’autorità centrale di vigilanza sui consorzi assegnandola alla Repressione Frodi, organismo dal nome terribile, ma che ha dimostrato di avere una competenza e, in genere, un equlibrio fuori discussione. E con pari – se non con maggiore soddisfazione – di constatare che il presidente della grande Confederazione Italiana della Vite e del Vino si sia espresso con molto favore verso questa decisione. Ma, visto che c’è tanta gente animata di buona volontà, non è che si potrebbero rivedere anche i meccanismi con i quali operano le commissioni di degustazione? Non mi sento di entrare nel merito di come lavorano in questo ambito, ma di sicuro le regole che seguono sono lontane qualche lustro da quelle dell’analisi sensoriale e non consentono di valutare l’attendibilità del dato. Sarà forse per questo che le percentuali dei vini promossi raggiunge in certi casi livelli elevatissimi? Ma se questo fosse dovuto al fatto che veramente i vini hanno tutti un elevato livello qualitativo, non sarebbero più felici anche i produttori di essere sottoposti a un metodo più autorevole?

3 commenti

  1. Lizzy

    Gli attuali criteri di degustazione adottati dalle commissioni camerali (e non) sono lontani qualche era geologica non solo dai criteri dell’analisi sensoriale, ma anche dal semplice buon senso. Di recente ho fatto parte di una commissione giudicatrice per un concorso enologico, e mi sono trovata a premiare vini che, in realtà, non mi piacevano, ma che non potevo bocciare perchè tecnicamente perfetti…
    D’altra parte, un mio collega giornalista, anch’egli degustatore presso molti concorsi, mi ha detto che di recente sono tornati a rivalutare la scheda dell’OIV perchè molti vini in competizione presentavano vistosi problemi, come se fosse in atto un’involuzione enologica…
    Come la mettiamo? Una cosa pare però appare chiara è giunto il momento di fare una seria riflessione su schede e criteri di degustazione. Gli attuali finiscono per accontentare un po’ tutti, col risultato paradossale che alla fine…nessuno è contento, e quel che è peggio la credibilità e l’autorevolezza di concorsi, commissioni, guide e degustatori è messa in discussione ogni giorno di più.

  2. Se si osserva la letteratura tecnica e scientifica disponibile in merito credo che si possa affermare, senza tema di smentita, che lo storico sul quale basare un’innovazione volta al miglioramento ci sia. C’è da chiedersi perché allora non si fa qualcosa. Il fatto è che chi in questo momneto ha il pallino in mano sulla questione forse di statistica applicata all’analisi sensoriale ne sa pochino, ma non vuole che altri intervengano nella questione, perché questo equivarrebbe a una esautorazione. Sono troppo maligno a pensarla così? Se volessi esserlo potrei pensare che lo status quo fa comodo a qualcuno, mettendomi dalla parte di chi questo pensiero l’ha fatto.
    La cosa, cara Lizzy, è risolvibile solo se la componente politica del settore lo vorrà. I tecnici la loro parte l’hanno fatta e in molti casi fuori dagli organismi pubblici e da finanziamenti da parte dei medesimi.
    Indiscutibilmente la stampa in questo caso potrebbe giocare un ruolo fondamentale, ma non possiamo pretenderlo: in fondo se i controlli delle commisisoni camerali sono tecnicamente deboli, chi potrà mai accusare le guide che seguono (in certi casi) regole ancora migliori?

  3. Luca R

    sulle degustazioni delle commissioni c’è tutto da dire, soprattutto guardando i risultati, mi stupisce come certe porcherie nemmeno “corrette” dal punto di vista enologico, possano arrivare alla DOCG…….per quello che vale ora………

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