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La burocrazia e l’aberrazione della percezione

Al termine di uno degli ultimi pranzi autunnali consumati in un gradevole dehors di un ristorante sito nel centro storico di una bella città del Nord, chiedo il conto con fattura alla cameriera e mi sento rispondere: “Prima però mi deve firmare la privacy”.

Attonito e stizzito, la prima cosa che mi passa per la mente è quella di dirle che sarà l’unica volta che avrò un vantaggio dalla complicata legge sulla privacy italiana, perché non firmando la liberatoria ritengo di essere esentato dal pagamento del conto.

Niente da fare, la cameriera giunge con un bel modulo e, più stizzita di me, dice con fare imperioso: “Me lo compili”. Per rispetto ai miei ospiti, per non protrarre oltre la diatriba, glielo firmo, le do l’intestazione e la carta di credito.

Poi rifletto sull’aberrazione della sua percezione: l’esasperazione di una regola (da quando per avere una fattura dobbiamo anche firmare la liberatoria della privacy?) ha cancellato dalla sua mente che se non esistessero i clienti non avrebbe più da preoccuparsi delle formalità, ma solo di trovarsi un altro posto in cui percepire uno stipendio per poter vivere. Ma non posso non pensare all’aberrazione del consulente che ha prescritto al ristorante una simile prassi e al proprietario che l’ha accettata supinamente.

Non voglio andare oltre pensando di quante pagine sarà il manuale di buona prassi igienica di questo esercizio e del tempo che impiega il cuoco per compilare i moduli anziché occuparsi di rendere felici i clienti.

Insomma, non è il caso che cominciamo a fare una seria riflessione su tutto quello di inutile e dannoso che facciamo?

4 commenti

  1. Pietro Aloisio

    Caro Luigi
    sempre più spesso si percepiscono tali aberrazioni e sempre più spesso ci “confrontiamo” con le mostruosità di qualche consulente e cosa ancora peggiore il fatto che c’è chi accetta tali vessazioni.
    Un consulente è tale se “serve”, e quindi produce effetti benefici all’organizzazione, altrimenti è un insopportabile peso.
    Un saluto
    Pietro

  2. Anonimo

    Caro professore,

    la Sua riflessione sottolinea tristemente l’elaborata burocrazia italiana, la mancanza totale di spirito critico delle persone, la distorsione della realtà e una lunga lista di valori ed atteggiamenti che possiamo ritrovare nelle opere di Hans Magnus Enzesberger…

    Purtroppo molti hanno perso l’essenziale della vita… speriamo che lo recuperino…noi, cerchiamo di aiutarli con il nostro operato, la nostra esperienza e professionalità svolta con entusiasmo e passione!

  3. PULTROPPO ESSENDO STRUTURATA COSI LA NOSTRA ITALIA,PIENA DI CARTACCIA IN’UTILE,SPERO CHE NON ABBIA FIRMATO QUELL’ASSURDO PEZZO DI CARTA IN’UTILE.Se no tenga presente che se va a fare la spesa al supermercato si guardi bene da chiedere fattua.Essendo anchio un ristoratore ho delle priorità più inportanti per i nostri clienti..per esampio,dare un buon prodotto,un ottimo servizzio,pagare il giusto,e naturalmente tatissima cortesia e gentilezza,e tutto questo senza copilare assurdi pezzi di carta.Le mando i miei saluti

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