Ricerche di mercato, tendenze sensoriali, nuovi metodi e analisi di prodotti
 

Si può vivere di analisi sensoriale?

Con sempre maggiore frequenza riceviamo mail di persone che vorrebbero lavorare con l’analisi sensoriale e vedono la formazione nella disciplina come possibile sbocco professionale.

Sì, certo che si può vivere di analisi sensoriale, noi siamo tra questi e siamo in tanti ormai. Ma è inutile creare illusioni promettendo che con un corso si trova un lavoro. Non è vero. I diversi corsi possono sicuramente qualificare quanti operano in aziende, soprattutto alimentari, nelle aree della produzione, della ricerca e sviluppo, degli acquisti e del marketing, ma le posizioni che prevedono l’occupazione esclusiva in analisi sensoriale sono ancora poche e il percorso è lungo. Certo, i tempi stanno cambiando, basta vedere su Fb i Narratori del vino recentemente formati ad Alba che comunicano possibilità di lavoro.

In questi giorni ho però ricevuto una bella telefonata, una di quelle che fanno riflettere. Una signora si informava dei corsi di analisi sensoriale dandomi l’idea che volesse farli per trovare una nuova occupazione. Quando si è accorta che mi stavo facendo un’idea sbagliata mi ha immediatamente corretto dicendomi: “Ma io voglio fare i corsi perché sono certa che mi aiuterebbero a vivere meglio!”

E’ una cosa che mi ha fatto felice, perché è una di quelle espressioni che diciamo da tempo sulla base delle osservazioni che facciamo nell’ambito della nostra attività formativa e alla quale abbiamo anche dedicato recentemente una piccola indagine. Ma non pensavo che qualcuno potesse arrivarci da solo comprendendo come il potenziamento della percezione, e quindi la possibilità di definire mappe della realtà più complete, possa influire sulla qualità della vita.

Ecco, forse non sono molti che possono ancora permettersi di vivere di analisi sensoriale, ma con l’analisi sensoriale si può vivere meglio.

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