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Vini, note perse

Esiste Vignenote, una bella azienda in Franciacorta, ed esistono le note perse, vale a dire sentori di profumi e di aromi – attribuiti ai vini da una consistente bibliografia quali fortemente caratterizzanti una tipologia – che stanno scomparendo.

Volendo fare qualche esempio possiamo rilevare che tra le prime a svanire è sicuramente stata la nota di cavallo sudato nei vini della Rioja, falcidiata dalle nuove conoscenze enologiche che hanno sterminato i Brettanomyces che inquinavano le cantine della nota regione iberica.

In Italia abbiamo il Tocai che, man mano si eleva in qualità evitando l’ossidazione, perde la mandorla amara e il Sauvignon che, con i nuovi cloni, non si esprime più con la celeberrima pipì di gatto (che poi pipì non è). Da quando si è scoperto che facendo maturare bene le uve le pirazine possono scendere sotto la soglia della percezione, anche Merlot e Cabernet stanno abbandonando la nota di peperone o edera come qualche assaggiatore amava chiamarla.

Ma non temete: per un bel po’ di tempo ci sarà ancora qualcuno che sapendo che il vino è un Sauvignon vi inviterà a cercare la pipì di gatto e così per le note che furono caratteristiche per gli altri vini. Personalmente sto sognando che ci sia uno dei noti conduttori di degustazioni che mi inviti a sentire il legno in un vino barricato senza che io riesca a trovarlo.

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