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Bollicine: la qualità percepita non corrisponde a quella conclamata

shutterstock_61619401Abbiamo recentemente svolto un test su 17 spumanti italiani di elevata tiratura utilizzando il metodo ad alta utilità informativa Trialtest impiegato da 10 giudici sensoriali per la maggior parte esperti o qualificati, diversi per età, sesso e professione. Gli spumanti in questione erano differenti per tipologia: alcuni sono stati realizzati con uve a frutto neutro, altri con uve a frutto aromatico, alcuni con fermentazione in bottiglia, altri in grandi contenitori.

Dall’interpretazione dei dati ottenuti con statistica robusta possiamo trarre due considerazioni: la prima positiva, la seconda un po’ meno.

La prima: possiamo stare tranquilli e recarci fiduciosi a fare gli acquisti per le prossime feste, perché si beve bene. Tutti i prodotti, dal punto di vista edonico, hanno fatto registrare la sufficienza.
La seconda: alla qualità conclamata – alla quale corrisponde un prezzo elevato – non sempre corrisponde un piacere di pari livello. In particolare si registra che molti spumanti ottenuti con fermentazione in autoclave superano per gradevolezza le prestigiose bollicine ottenute con rifermentazione in bottiglia. Pare che le note di fiori e frutta fresca abbiano una prevalenza nella determinazione della piacevolezza su quelle più importanti di frutta secca/essiccata e spezziate. A conferma anche le buone performance di spumanti ottenuti da uve aromatiche e semiaromatiche.
Non è il primo test nel quale, volendo un po’ leggere nella sfera di cristallo, si  ravvisa una tendenza alla primavera, alla campagna, alla purezza.
Il che significa che anche le bollicine metodo classico, decisamente uno dei vini più tecnologici, forse dovranno rivedere le loro posizioni nei confronti delle barrique, della liqueur d’expedition e via discorrendo.

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