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Ordine dei Cavalieri del tartufo e dei vini di Alba: 50 anni di nobili tentazioni

La tentazione era davvero forte, quasi un supplizio. Se un tempo i cavalieri prima di essere nominati dovevano passare una notte in preghiera inginocchiati in una chiesa, oggi, almeno per i postulanti del prestigioso ed esclusivo Ordine dei Cavalieri del tartufo e dei vini d’Alba, il supplizio non è da meno, perché prima devono bearsi con un bicchiere di Barolo – e fin qui va benissimo – e poi annusare un vaso pieno di Tuber magnatum Pico senza potersene appropriare. E il delta tra il piacere di prima e la delusione del dopo genera sicuramente un supplizio difficile da rendere a parole, occorre provarlo.
Domenica 26 novembre è toccato anche a me, in occasione dei festeggiamenti del cinquantesimo anniversario dell’Ordine, durante il capitolo che si è tenuto nel Castello di Grinzane di Cavour dove il sodalizio ha sede, alla presenza di centinaia di cavalieri giunti da ogni parte del mondo.
Il questo mezzo secolo l’Ordine, oggi retto dal Gran Maestro Bianca Vetrini, ha conquistato alle Langhe amicizie importanti producendo un’opera di qualificata promozione difficilmente eguagliabile. La sua narrazione del territorio, sviluppata attraverso una bibliografia importante e profonde relazioni personali, ha consolidato e amplificato l’immagine del tartufo e dei vini albesi rendendoli veri e propri miti anche all’estero, dove opera con delegazioni in Svizzera, Hong Kong, Taiwan, New York e San Francisco.

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