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Guai a tradire il sentimento: il caso New-Coke

Quando si dice che un alimento è fatto anche di sentimenti, e che questi giocano un ruolo fondamentale nella sua riuscita, non si scherza. Ne è la dimostrazione il caso New Coke del 1985: nella primavera di quell’anno la Coca Cola Company ha avuto la pazza idea di cambiare la ricetta della bevanda analcolica più amata degli Stati Uniti d’America, assumendosi così il maggior rischio nella storia dei beni di consumo per usare le loro stesse parole.
Il risultato? Nel giro di poche ore dalla nefasta notizia i cittadini americani si sono ribellati, hanno organizzato proteste e attaccato l’hotline per i consumatori, passando da 400 chiamate giornaliere a ben 1500, un buon risultato direi.
E pensare che la Coca Cola aveva speso oltre 4 milioni di dollari per effettuare i test d’assaggio su quasi 200 mila consumatori e verificare il gradimento della nuova bevanda. Ne dedurrete ora che i risultati fossero stati deludenti, o perlomeno incerti, e invece no, questa piacque moltissimo. Il problema è che non era la bibita di sempre, quella tanto cara a chi sullo scaffale sceglieva proprio lei, la lattina rossa con scritta bianca, una rinfrescante e frizzante certezza.
L’errore fu credere che potesse bastare associare un nuovo sapore a un vecchio nome, dimenticando che i consumatori legano un determinato prodotto a precisi ricordi e che quando si bevono la tale bibita o sbocconcellano la merendina al cioccolato di quando erano piccoli lo fanno perché gli piace non solo il sapore puro e semplice, ma anche tutto ciò che questo provoca, un turbinio di emozioni delle quali è difficile fare a meno.

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