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Ingannare il cervello con l’aroma del caffè

Si legge in questi giorni delle capsule per l’aromatizzazione dell’acqua, ne ha scritto anche Comunicaffè, giusto perché ci sono anche quelle all’aroma della nostra amata tazzina. Non le abbiamo ancora testate, forse non lo faremo mai. Perché riteniamo che sia una cosa brutta ingannare il cervello, soprattutto nella sua parte più intima, quella del sistema limbico. Io penso che già quando sento il buon profumo di caffè in un bar si scatenino in me tutti i trasmettitori neurali preposti alla ricerca della caffeina, figuriamoci se bevo acqua aromatizzata al caffè. Di questo non ne parla mai nessuno: cosa succede al nostro corpo quando inganniamo il cervello? Lo stesso dicasi quando lo inganniamo con un dolcificante che zucchero non è: di certo la mente andrà a cercare i carboidrati, ma non li troverà, però metterà in atto tutta una serie di misure per assimilarli.
Può darsi che io sia fissato, ma secondo me occorre tornare a due ingredienti che fanno bella la vita: l’autenticità e il buon senso. Entrambi ci accompagnano verso la natura e la nostra natura, ci allontanano da tutte le artificiosità che solo apparentemente ci fanno stare meglio. Impariamo a cercare le cose buone, quelle che abbiamo codificato come tali da generazioni, consumiamole nelle giuste quantità, godiamole in quanto consumatori sapienti.

Luigi Odello

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