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16 Set, 2006

E’ bello non mangiare come i cavalli

Pubblicato da Luigi Odello in Varie

Lo scorso venerdì, mentre consumavo il buffet organizzato alla Cantina di Soave, al termine della presentazione del Master universitario in Impresa Vitivinicola e Competizione Internazionale, avevo una strana, quanto piacevole, sensazione. Ne cercai la fonte: i partecipanti vivaci e simpatici? Il buon vino? La cornice?  Si, questo c’era tutto, ma in alcuna di queste cose stava l’origine del senso di benessere. Di colpo mi venne in mente: i tavoli! Non che avessero qualcosa di particolare, ma c’erano! E io non ero costretto a mangiare in piedi come un cavallo, con il piatto in una mano, la forchetta nell’altra e… il bicchiere, come lo tengo il bicchiere?
Anni fa fu inventato il piatto con l’incavo per metterci il bicchiere, pensando di risolvere in questo modo il convivio alla moda equina. Ma rimaneva sempre il fatto che quando si deve portare la bevanda alla bocca l’equilibrio della forchetta sul piatto si fa precario. E poi, come dare la mano quando si viene presentati a qualcuno? Come evitare che l’ospite maldestro ti pianti un piatto nella schiena? E quando le gambe si fanno stanche?
Diciamolo francamente, il buffet è bello, ma quello in piedi è la peggiore forma di ospitalità che si potesse inventare. A quanto ne so ci deriva dagli americani, insieme alle tante forme di inciviltà che ci hanno trasmesso. Ma io propongo di abolire i buffet in piedi, di ostracizzarli, di mettere alla gogna ogni organizzatore di manifestazione che ne faccia uso.

2 commenti a "E’ bello non mangiare come i cavalli"

1 | Lizzy

Settembre 18th, 2006 alle 8:44 am

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Caro professore,
come ti capisco!! che dire allora di quelle cene aziendali del Vinitaly, che dopo un’intera giornata trascorsa in piedi tra stand, presentazioni, interviste, relazioni ti si propongono, quale esempio di stile informale e casual, come buffet ancora una volta in piedi? L’intenzione è buona, per carità, se non ti siedi ad un tavolo mgari riesci ad andartene quando vuoi, più o meno alla chetichella…
ma io quest’anno ho avuto la netta sensazione che le aziende che hanno adottato tale formula volessero in realtà prendersi una sottile, perfida, efficacissima vendetta nei confronti di noi giornalisti rompi…qualcosa, che per un motivo o per l’altro le tormentiamo tutto l’anno…

Sbaglio??

Lizzy

2 | Carlo Odello

Settembre 19th, 2006 alle 1:40 pm

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Non avevo ancora pensato che fosse una vendetta aziendale nei confronti della stampa… Ipotesi interessante, però è una vendetta pagata veramente a caro prezzo! Scherzi a parte, devo dire che anch’io trovo questi buffet un po’ antichi, eppure, credo per una questione di costi, sono spesso la soluzione proposta. Questo anche da alcuni miei clienti cui sconsiglio, se possibile, di organizzarne: se si è in un numero ragionevole, tanto vale predisporre anche tavoli e sedie.

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Lavoriamo tutti al Centro Studi Assaggiatori, l'unità di analisi sensoriale più avanzata in Italia. Ognuno di noi si occupa di un aspetto specifico, ma siamo tutti mossi dalla voglia di scoprire ogni giorno come descrivere meglio ciò che ci circonda, ciò che mangiamo, ciò che beviamo.