Lo scorso venerdì, mentre consumavo il buffet organizzato alla Cantina di Soave, al termine della presentazione del Master universitario in Impresa Vitivinicola e Competizione Internazionale, avevo una strana, quanto piacevole, sensazione. Ne cercai la fonte: i partecipanti vivaci e simpatici? Il buon vino? La cornice? Si, questo c’era tutto, ma in alcuna di queste cose stava l’origine del senso di benessere. Di colpo mi venne in mente: i tavoli! Non che avessero qualcosa di particolare, ma c’erano! E io non ero costretto a mangiare in piedi come un cavallo, con il piatto in una mano, la forchetta nell’altra e… il bicchiere, come lo tengo il bicchiere?
Anni fa fu inventato il piatto con l’incavo per metterci il bicchiere, pensando di risolvere in questo modo il convivio alla moda equina. Ma rimaneva sempre il fatto che quando si deve portare la bevanda alla bocca l’equilibrio della forchetta sul piatto si fa precario. E poi, come dare la mano quando si viene presentati a qualcuno? Come evitare che l’ospite maldestro ti pianti un piatto nella schiena? E quando le gambe si fanno stanche?
Diciamolo francamente, il buffet è bello, ma quello in piedi è la peggiore forma di ospitalità che si potesse inventare. A quanto ne so ci deriva dagli americani, insieme alle tante forme di inciviltà che ci hanno trasmesso. Ma io propongo di abolire i buffet in piedi, di ostracizzarli, di mettere alla gogna ogni organizzatore di manifestazione che ne faccia uso.
