07 Nov, 2006
A proposito di guide dei vini e di qualità
Pubblicato da Alberto Ugolini in Comunicazione| Marketing| Vino
Un precettario da applausi, come scrive Lizzy, quello proposto da Aristide: “Guide dei vini: compratele, bevete quel che vi pare e siate contenti”. Precetti che qualsiasi consumatore sottoscriverebbe d’istinto. Come potrebbe questi non essere d’accordo, infatti, col l’affermazione che “la sola cosa che conta è il vostro gusto” o che “il miglior metodo di valutazione del vino è quello che considera quanto vuoto è il bicchiere” o ancora “ascoltate le opinioni di tutti sui vini e ignoratele, fate di testa vostra”! Tutte opinioni sacrosante e, se viste dalla parte del consumatore, ampiamente condivisibili ma a me sembra che nel tentativo di democratizzare un pericoloso regime di “oligopolio del concetto di qualità”, quale potrebbe essere quello messo in moto dalle guide e da alcuni opinion leader, si rischi di cascare in un altrettanto pericoloso regime di “anarchia delle opinioni” che, partendo dal dogma (in buona parte condivisibile) che “la valutazione dei vini è quanto mai soggettiva”, confonda il concetto di piacevolezza personale con quello di qualità sensoriale. Attenzione, i due concetti coincidono nella visione individualistica e istintiva (ognuno considera di qualità quello che le/gli piace) ma nell’ambito di un processo formativo, sia personale che collettivo, la qualità, partendo dalla sua stessa definizione, ha degli aspetti più profondi e complessi che la semplice piacevolezza.
Quello che rimprovero ad alcune guide, pur non essendo un polemista di professione, anzi collaborando con una di esse, è il fatto di non dichiarare in maniera chiara il metodo di valutazione utilizzato, ad altre contesto alcune modalità di valutazione che esasperano la già naturale soggettività di giudizio (ad esempio, assaggio individuale a bottiglie scoperte). In ogni caso sono pienamente d’accordo con Aristide, il mondo del vino ha estremo bisogno di guide dei vini (ma il discorso andrebbe esteso a riviste, siti Internet ecc.) che, oltre a colmare tali lacune metodologiche, sappiano soprattutto reinventarsi per diventare sempre più dei manuali di formazione e di informazione integrando la descrizione dei vini con l’individuazione della filosofia qualitativa aziendale, evidenziando, anche in maniera schematica, le peculiarità che distinguono quei vini dai loro concorrenti, umanizzando la realtà aziendale, presentando volti, personaggi, storie, territorio, tradizioni, diventando l’agorà del mondo vitivinicolo, punto di incontro virtuale fra produttori e consumatori in grado di stimolare curiosità e desiderio di conoscersi, di vedere, di visitare, di vivere, di assaggiare, di sognare…
E’ pretendere troppo?
