A proposito di guide dei vini e di qualità

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Un precettario da applausi, come scrive Lizzy, quello proposto da Aristide: “Guide dei vini: compratele, bevete quel che vi pare e siate contenti”. Precetti che qualsiasi consumatore sottoscriverebbe d’istinto. Come potrebbe questi non essere d’accordo, infatti, col l’affermazione che “la sola cosa che conta è il vostro gusto” o che “il miglior metodo di valutazione del vino è quello che considera quanto vuoto è il bicchiere” o ancora “ascoltate le opinioni di tutti sui vini e ignoratele, fate di testa vostra”! Tutte opinioni sacrosante e, se viste dalla parte del consumatore, ampiamente condivisibili ma a me sembra che nel tentativo di democratizzare un pericoloso regime di “oligopolio del concetto di qualità”, quale potrebbe essere quello messo in moto dalle guide e da alcuni opinion leader, si rischi di cascare in un altrettanto pericoloso regime di “anarchia delle opinioni” che, partendo dal dogma (in buona parte condivisibile) che “la valutazione dei vini è quanto mai soggettiva”, confonda il concetto di piacevolezza personale con quello di qualità sensoriale. Attenzione, i due concetti coincidono nella visione individualistica e istintiva (ognuno considera di qualità quello che le/gli piace) ma nell’ambito di un processo formativo, sia personale che collettivo, la qualità, partendo dalla sua stessa definizione, ha degli aspetti più profondi e complessi che la semplice piacevolezza.

Quello che rimprovero ad alcune guide, pur non essendo un polemista di professione, anzi collaborando con una di esse, è il fatto di non dichiarare in maniera chiara il metodo di valutazione utilizzato, ad altre contesto alcune modalità di valutazione che esasperano la già naturale soggettività di giudizio (ad esempio, assaggio individuale a bottiglie scoperte). In ogni caso sono pienamente d’accordo con Aristide, il mondo del vino ha estremo bisogno di guide dei vini (ma il discorso andrebbe esteso a riviste, siti Internet ecc.) che, oltre a colmare tali lacune metodologiche, sappiano soprattutto reinventarsi per diventare sempre più dei manuali di formazione e di informazione integrando la descrizione dei vini con l’individuazione della filosofia qualitativa aziendale, evidenziando, anche in maniera schematica, le peculiarità che distinguono quei vini dai loro concorrenti, umanizzando la realtà aziendale, presentando volti, personaggi, storie, territorio, tradizioni, diventando l’agorà del mondo vitivinicolo, punto di incontro virtuale fra produttori e consumatori in grado di stimolare curiosità e desiderio di conoscersi, di vedere, di visitare, di vivere, di assaggiare, di sognare…

E’ pretendere troppo?

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  1. Caro Alberto,
    la risposta è sì; quello che chiedi tu rischia di essere troppo. A meno che, pur lavorando (quasi) gratis, non si riesca a dare tutta la formazione e l’informazione che auspichi. Nelle valutazioni finali di una guida, e tu l’hai sperimentato almeno in parte anche di persona, alla fine della fiera intervengono una miriade di altri fattori (leciti, indiscutibili, discutibilissimi…) che con piacevolezza e qualità dei vini non hanno quasi più nulla da spartire.
    A questo punto una “vera” guida dovrebbe essere quella che descrive – ebbene sì, anche da un punto di vista analitico-sensoriale – i vini…e non da nè suggerisce giudizi di merito di sorta. Sarà forse poco divertente (perchè così non si discute più! e invece sui blog non facciamo altro da 2 mesi…) ma probabilmente più utile e onesta nei confronti del consumatore. In nome del quale, ti assicuro, si arrivano a fare cose dell’altro mondo.

    Lizzy

  2. Cara Lizzy,
    la mia era effettivamente una domanda retorica, ben sapendo che sarebbe troppo pretendere ciò che chiedo , troppo per come sono strutturate oggi le guide a causa sia di fattori impliciti (tempo per gli assaggi, spazio limitato per i commenti, ecc.) che di quelli esterni a esse(leciti, indiscutibili, discutibilissimi, come scrivi tu).
    Certo che un pò più di chiarezza sui criteri di valutazione e sulle modalità di esecuzione degli assaggi, quelle sì che le posso pretendere. se non altro per curiosità personale, anche se mi rendo conto che oggi sono ben altri i problemi che affliggono le guide, per lo meno alcune fra esse!
    Alberto

  3. Troppe volte si fa gran fatica a cercare la chiave di una porta aperta. Il problema delle guide non sta tanto nelle difficoltà reali di fare una buona analisi sensoriale, ma è genetico del compilatore delle medesime. A parte Lizzy e Alberto, quanti sono i redattori che sanno qualcosa di analisi sensoriale? Quanti sono che possono permettersi di lavorare con assoluta indipendenza psicologica?
    Troppo cattivo?

  4. No, troppo realista! pazienza l’essere ignoranti in materia di analisi sensoriale: un po’ di buona volontà, un corso fatto bene, studio e applicazione e risolvi la tua lacuna.
    Ciò che invece pare irresolvibile è il vizio di fondo di tante (non tutte) guide.
    Si chiama “politica”. Che si traduce in scelte redazionali, per quanto comprensibili (spesso, non sempre), che nulla hanno a che vedere con il giudizio oggettivo sul vino, e che non poche volte anzi finiscono per inficiarlo.
    Così il consumatore finale non capisce più niente. E’ come se uno cominciasse un discorso in italiano, proseguisse in tedesco e concludesse in cinese.
    Tutti capiscono il pezzetto della propria lingua, ma il senso generale sfugge completamente.
    E il bello è che tutto ciò viene ancora definito “servizio al consumatore”…

  5. Premetto che ho trovato questo blog per caso nel mare di internet, e che ormai si può definire un pò datato, ma il soggetto di questo articolo (la guida dei vini) è un argomento sempre attuale, per cui anch’io dico la mia.
    Le guide le compro (o le sfoglio) soprattutto per trovare e conoscere qualche cantina a me sconosciuta ma con una storia e con vini apprezzati. Ma è anche vero che il mondo è pieno di cosidetti esperti prezzolati, succede in qualsiasi settore.
    Devo però sottolineare una guida che può essere davvero utile: i vini entro gli 8 euro con l’oscar per ogni regione e le enoteche migliori.
    Per finire vorrei fare presente che sul mio sito amatoriale ho diviso in 4 categorie (per piacevolezza) i vini che ho bevuto, tutti entro i 12 euro.
    Alla salute

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