02 Mag, 2007
Vini: descrittori molecolari contro etichette semantiche?
Pubblicato da Luigi Odello in Psicofisiologia| Vino
Mi scrive l’amico e collega Vittorio Vallini: “Leggo l’articolo di Paolo Peira sul N° 4/2007 di VigneVini che propone di usare i descrittori molecolari nella valutazione e descrizioni delle caratteristiche olfattive dei vini, al posto degli aggettivi usati finora. Effettivamente l’argomento è interessante, e mi piacerebbe conoscere il tuo parere, magari trattato in un articolo della rivista”.
Sono appena tornato da Giappone e non ho ancora avuto tempo di leggere l’articolo, cosa che certamente farò, ma stavo pensando all’innamorato che offrendo all’innamorata una viola sottolinea: “Senti, tesoro, quanto piacevole è questo gamma ionone”. E la moglie che rimbrotta il marito di ritorno dal supermercato con banane acerbe: “Ma dove hai la testa, non ti sei reso conto che non hanno acetato di isoamile?”. Per non parlare del papà che ha appena comprato un cavallo alla figlia e la invita, quando lo riconduce alla stalla dopo una bella cavalcata, a eliminare ogni traccia di etilfenolo derivante dal suo sudore.
Beh, quella di denominare gli odori con il nome della molecola è una cosa che ogni tanto salta fuori, ma per quanto possa essere suggestiva trova un grande limite: gli odori sono legati alla memoria episodica e non a quella semantica. E come non bastasse quasi mai una certa percezione è data da una sola molecola: il diacetile è il costituente essenziale dell’aroma del burro, ma non è l’aroma del burro. Insomma, di primo acchito, ho qualche dubbio che si possa trasformare una persona in un gascromatografo. E ne vale la pena tentarlo?
