SensoryBlog

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13 Giu, 2007

Un esempio di analisi sensoriale ambientale: i saloni da parrucchiere

Pubblicato da Carlo Odello in Analisi sensoriale ambientale

L’analisi sensoriale studia la percezione da parte dell’uomo di prodotti o servizi. Una delle evoluzioni più all’avanguardia e interessanti è certamente quella dell’analisi sensoriale ambientale. Quindi la valutazione del percepito sensoriale di un ambiente. Si può applicare ad ambienti aperti, per esempio paesaggi, così come ad ambienti chiusi. Uno dei casi più recenti di applicazione su questo secondo fronte è stata l’analisi ambientale dei saloni da parrucchiere che abbiamo condotto per Wella Professionals e Art Hair Studios. Un gruppo di 12 giudici, tutte rigorosamente donne tra i 26 e i 60 anni, hanno visitato e valutato 12 saloni tra Brescia e Milano, simulando il percorso che le clienti fanno prima di essere servite.
La ricerca evidenzia che se lo scaltro Figaro del Barbiere di Siviglia rossiniano era un efficace factotum, il moderno parrucchiere deve essere un abile uomo di marketing. Dal parrucchiere si va per il taglio, la messa in piega, il colore e quant’altro, ma è altrettanto vero che oggi più che mai si vuole stare bene da quando si entra a quando si esce dal salone.
Manuela Violoni, la nostra responsabile della ricerca, evidenzia che la qualità del servizio rimane centrale ma tutti quegli aspetti che una volta potevano essere più o meno secondari, ad esempio la luce, la musica o la disposizione dei prodotti, determinano sempre di più l’apprezzamento da parte della clientela.
Prendiamo per esempio la musica di sottofondo: è preferibile un audio rilassante, meglio quindi la musica classica al posto del rock o del pop. In ogni caso, meglio musica qualunque che niente musica. Più complesso il discorso degli odori. Ogni salone presenta infatti una sua profumazione caratteristica che inconsciamente porta le signore ad amarlo o no. Nella ricerca l’odore di alcuni prodotti usati durante i trattamenti sono stati valutati positivamente, altri invece non sono apprezzati dalle clienti che, al massimo, possono tollerarli, come nel caso delle tinture. Altro dettaglio importante: le signore detestano il disordine, quindi meglio dotarsi di espositori per prodotti dal design moderno e originale. Da sottolineare infine la necessaria cura degli interni, particolarmente apprezzatti se impostati su uno stile originale, insolito e moderno, comunque sempre in coerenza con il tipo di locale e il servizio che ci si aspetta.
Nella percezione del salone rimane fondamentale la figura del titolare e del personale. Sebbene le giudici avessero fino a 60 anni, nella ricerca le valutazioni più positive sono andate comunque a quei locali in cui il personale era giovane, o meglio giovanile. Inoltre piace di più il personale che si si rivolge alle clienti con familiarità e complicità: in questo caso i consigli sono percepiti addirittura come più utili.
Ma qual è l’utilità di una ricerca del genere? Antonio De Bellis, che è il responsabile sales administration & market intelligence di Wella Professionals, pensa che la ricerca sia stata particolarmente importante per il settore perché per la prima volta si ha una graduatoria degli aspetti che influenzano la percezione delle clienti in salone. In una prospettiva di marketing avanzato questo servirà per consigliare meglio i parrucchieri su come creare un salone di successo e su come  migliorare le caratteristiche delle soluzioni di arredo.

2 commenti a "Un esempio di analisi sensoriale ambientale: i saloni da parrucchiere"

1 | Roberto Marras

Febbraio 19th, 2009 alle 11:43 am

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Buongiorno,
sono un giovane Designer con esperienze professionali regresse in Italia e all’estero, lavoro attualmente nell’area marketing/comunicazione di una grande multinazionale. Credo di aver titolo nel commentare questo interessante articolo, in quanto posso affermare di essere praticamente “cresciuto” in un Salone di Parrucchiera, quello di mia madre, che ancora è attivo dopo più di trent’anni (sito a Milano). Sono in linea di massima d’accordo con quanto scritto, ma trovo che vadano fatte delle nette distinzioni, rispetto alla cura con la quale il cliente va trattato. La “complicità”, come viene definita, può ad esempio comportare un fattore di rischio, nel rapporto tra operatore e cliente. Il rischio consta nella perdita, prima del giusto distacco che deve intercorrere tra cliente e parricchiere, fino ad arrivare poi ad una “falsa fidelizzazione” del cliente, che finisce per perdere un vero parametro di misura rispetto a ciò che vuole verament, sottostando alle scelte di “chi cli mette le mani in testa”. Molti clienti, pur non ammettendolo, escono dai Saloni scontenti, per questo motivo, ma ciò nonostante, tornano “vittime”, di tutto ciò che li ha circondati in quell’ora di seduta (le luci, i profumi, il fresh look design dell’ambiente, ecc..). Riassumendo, il cliente deve a mio parere instaurare un vero e proprio rapporto di fiducia piu’ che di complicità, perchè nel Parrucchiere di fiducia, ha saputo conoscere una persona capace, sicura, creativa ed anche conscia di chi sta trattando (il tipo di persona, il tipo di capello, la sua fisionomia ecc). A cappello di tutto questo la cortesia, e poi tutto il resto è sicuramente benvenuto, profumi, bel design ecc.

Un cordiale saluto a tutti.

Roberto Marras

2 | isabella

Agosto 5th, 2009 alle 4:09 pm

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salve faccio la parrucchiera da 16 anni ….. sono quattro mesi che ho realizato il mio sogno dopo anni di gavetta ,finalmente ho aperto un salone di parrucchiera ,in un momento cosi duro ho avuto il coraggio di intraprendere questo nuovo cammino….. sono daccordo con tutti e due i commenti ,ma ritengo che una cosa importante sia stata tralasciata . si le luci si l’ordine ecc….. ma non dimentichiamo la professionalità…………………secondo me e quasi tutto…a parte far uscire dal nostro salone la cliente soddisfatta ,oggi la concorrenza è tanta ………………….. e la cliente è sempre più esigente,per quanto riguarda la complicità è un arma doppio taglio,bisogna sempre stare attenti…… per acquistare un cliente ci vuole tanto ,per perderla ci vuole un attimo….. un cordiale saluto isabella bruno

Modulo per il commento


  • luigi odello: Caro Fabio, questo lo so, ma quali sono i criteri per i quali un'analisi sensoriale diventa oggettiva? Pensa che a tutti sia chiara la distinzione e
  • fabio: Salve, sono un "datato" assaggiatore di olio vergine di oliva. Mi ha incuriosito che la notizia non sia una novità e che abbiamo sempre diffidato del
  • Alessandro Gafforio: Complimenti ! Sogno una ripetizione del corso-lampo qui in Perù. Chissa, se gli dei ci danno una mano potrebbe essere più di una speranza! Cordi

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Lavoriamo tutti al Centro Studi Assaggiatori, l'unità di analisi sensoriale più avanzata in Italia. Ognuno di noi si occupa di un aspetto specifico, ma siamo tutti mossi dalla voglia di scoprire ogni giorno come descrivere meglio ciò che ci circonda, ciò che mangiamo, ciò che beviamo.