Nel vino c’è ancora troppa poca analisi sensoriale

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Sono stato relatore recentemente al convegno del Groupe International d’Experts en Systemes vitivinicoles pour la CoOpération (Giesco). Nell’occasione ho presentato una ricerca del Centro Studi Assaggiatori sugli Syrah italiani.

Voglio però riportare uno spunto di riflessione del prof. Fregoni, presidente dell’International Academy of Sensory Analysis. Il prof. Fregoni ha preso la parola ponendo l’attenzione sul fatto che l’analisi sensoriale è ancora troppo poco utilizzata come metodo di valutazione nell’enologia. Infatti ha constatato come i risultati ottenuti nella maggior parte dei lavori presentati al convegno stesso, si sono basati esclusivamente sulle valutazioni finali ricavate dall’analisi chimico-fisica dei prodotti.

Il prof. Fregoni ha sottolineato, invece, che sono le caratteristiche del prodotto a interagire con i sensi del consumatore: è dunque necessario utilizzare maggiormente l’analisi sensoriale come metodo di verifica e valutazione dei risultati ottenuti, mentre l’analisi chimico-fisica può essere aggiuntiva a quella sensoriale, ma non può sostituirla.

Un’osservazione interessante che certamente pone l’accento sulla molteplicità di strumenti a disposizione dei professionisti del vino e sulla necessità della loro padronanza da parte di quest’ultimi.

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