Non siamo il Paese del lusso, ma dell’eleganza: è ancora così per i vini?

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Non siamo il Paese del lusso, ma dell’eleganza. E’ quanto affermò un giorno Gualtiero Marchesi, che in quanto a conoscenza dell’uno e dell’altra è fuori da ogni dubbio. La frase mi colpì non poco quando la udii e mi è tornata alla mente facendo la conoscenza sensoriale di alcune serie di vini, tra quelli che sono riuscito a degustare a Vinitaly e quelli che girano nei test di laboratorio al Centro Studi Assaggiatori.

Tra lusso ed eleganza, in quale area si colloca l’Italia? Se vogliamo intendere il lusso come simbolo del potere, soprattutto di spesa, e quindi leghiamo l’elemento al prezzo dei prodotti, non siamo molto presenti, soprattutto se ci confrontiamo con la Francia. Quindi dovremmo includerci automaticamente nell’alveo dell’eleganza. Ma esiste una terza area, quella del “costa poco ma stupisce”, quella della chincaglieria enologica. In questo ambito troviamo vini di quasi tutti i paesi del mondo: buona saturazione del colore, elevata generosità alcolica, corpo prosperoso e aroma intenso. Sono soprattutto l’espressione delle nuove enologie, che detengono in questo segmento un sicuro primato. Però anche qui qualcosa si sta muovendo verso l’eleganza, abbandonando il consolidato modello Merlot – Cabernet barricato da 14 gradi alcol. E anche l’Italia sta rinsavendo: dopo l’ubriacatura dei vini muscolosi tutto frutto – e spezie da botte piccola – ecco tornare la saggezza dei 12 gradi con vini di aroma impeccabile e profondo, più freschi e beverini, caratteristica quanto mai importante in periodi come questi di austerità enologica.

Il successo del nuovo modello che volge decisamente verso l’eleganza sarà molto condizionato dalla capacità degli operatori (sommeliers e assaggiatori in primis) di staccarsi da quello vecchio, affinando le loro capacità sensoriali per cogliere la qualità della materia prima e la maestria enologica che sta dietro questi vini. Alcune esperienze vissute recentemente dimostrano che i citati professionisti del gusto sono ancora piuttosto attratti dai prodotti esuberanti e hanno difficoltà a cogliere la sobria eleganza insita nella nuova corrente.

Da alcuni decenni assaggiatori e sommelier rappresentano una critica autorevole e diffusa capace di influenzare l’utente finale in diverse occasioni e quindi di orientarlo. Se sapranno volgere il loro sguardo all’eleganza non contribuiranno solamente alla crescita della nuova filosofia produttiva, ma anche a una nuova onda di successo per vini come Barolo, Barbaresco e Brunello che non hanno mai vantato intensità di colore, corpo abbondante e percezione sferica estrema, ma che da sempre rappresentano l’eleganza enologica del made in Italy.

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