Il camaleontismo dei concorsi enologici

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Francesi, croati, bosniaci, serbi, sloveni, slovacchi, ungheresi, turchi, maltesi, israeliani, cileni, peruviani, sud africani, azerbaijani e tedeschi i vini, cechi, lituani, greci, estoni, inglesi, australiani, peruviani, neozelandesi, francesi, tedeschi, austriaci, statunitensi, maltesi e georgiani i giudici: con questa indiscussa patente  di internazionalità la prossima settimana sarà varato a Bergamo il concorso Emozioni dal Mondo: Merlot e Cabernet insieme. In sette edizioni (questa è l’ottava) è riuscito a diventare famoso nel mondo, concupito da assaggiatori e appassionati di vino dei cinque continenti che sfruttano ogni conoscenza e amicizia per essere inclusi nelle liste dei commissari. Morale: quest’anno ai 48 stranieri se ne aggiungeranno quasi altrettanti italiani, portando il rapporto tra giudici e giudicati a valori che non hanno eguali sul pianeta terra. Una piccola doc – la Valcalepio – che con pochissime risorse, per la maggior parte rese disponibili dai produttori, riesce a portarsi alla ribalta internazionale per dichiarare che l’Italia dei miracoli non è morta. Qual è il segreto di questo successo? Il concorso di Bergamo è diventato la festa degli scrittori di vino e degli enologi che non solo trovano un’occasione per incontrarsi in un ambiente in cui il dialogo è davvero facile (i momenti conviviali godono di una cura singolare) ma anche un impareggiabile momento di crescita professionale. Questo è stato l’obiettivo – perfettamente raggiunto – che si è posta fin dall’inizio la dirigenza del Consorzio Valcalepio, con il Conte Grumelli prima e poi con Enrico Rota, da sempre con l’enologo Sergio Cantoni che dell’evento è stato ideatore e ne rimane regista.

Non saranno ancora finiti gli echi della manifestazione bergamasca che a Roma inizierà Calix Aurea, la selezione dei vini del Lazio voluta dall’assessorato all’agricoltura. Gli obiettivi sono di natura completamente diversa: cercare il meglio di quanto l’enologia locale produce per proporlo agli oltre venti milioni di turisti che incontrano ogni anno l’antico impero, avere degli ambasciatori sicuri che rappresentano la regione nel mondo, offrire ai produttori un vantaggio competitivo. Ed ecco che lo scenario delle valutazioni muta: pochi giudici di provata e comprovata esperienza, un doppio turno nelle selezioni in modo che i vini insigniti di medaglia siano davvero il top della produzione laziale.

Due concorsi a confronto per dire che nonostante le severe norme che regolano queste competizioni è comunque possibile adeguarle agli obiettivi che una zona si propone per valorizzare le proprie produzioni di pregio. I concorsi sono decisamente in ascesa e tale tendenza non può che farci piacere. Anche questa considerazione può lasciarci sperare di poter avere domani una sola regolamentazione (oggi gli internazionali come Bergamo devono soggiacere al regolamento dell’Organizzazione internazionale della vite e del vino e del Ministero delle politiche agricole e forestali che non sempre sono in accordo) in armonia con i criteri dell’analisi sensoriale scientifica. Affidabilità, attendibilità ed esaustività sono doverose sia nei confronti dei consumatori, sia verso i produttori che si assoggettano al giudizio.

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