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Isola sensoriale: a Vinitaly ha funzionato alla grande

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I dati sono in elaborazione, ma da un primo conteggio si evince che in quattro giorni all’isola sensoriale, organizzata e gestita a Vinitaly nel padiglione Agrifood Club dal Centro Studi Assaggiatori, più di 2.300 persone hanno fatto un’esperienza di assaggio codificato su scheda prendendo coscienza della qualità di grappa, acqueviti, liquori, caffè e vini da dessert. Sì, perché quest’anno, ai tradizionali Grappa & Co (venticinquesima edizione) e Coffee Experience (V edizione), si è unito il Narratori del gusto Special Guest dedicato ai vini da dessert.

Insomma, utilizzando gli indici di assaggio per partecipante dello scorso anno i test eseguiti e puntualmente codificati sarebbero circa 13.000, in crescita quindi  rispetto al 2012.

Su questo dato – che un po’ strabilia anche noi – vorremmo fare una riflessione. A chi viene a un banco di assaggio gestito con la metodologia Stratus Tasting sono necessari dai 10 ai 15 minuti di lavoro prima che possa eseguire la degustazione. Al partecipante è infatti richiesto di profilarsi dal punto di vista sociodemografico e di dichiarare le proprie preferenze e le abitudini di acquisto e di consumo. Tutte notizie che saranno poi correlate alla valutazione che esprime originando così un vero report sulle tendenze di mercato.

Considerando che ogni visitatore ha a disposizione centinaia di stand nei quali può fare degustazioni di prodotto senza doversi sottoporre a un faticoso questionario, diventa interessante comprendere perché lo fa, visto che ogni essere vivente non compie alcun sforzo se non pensa di ricavarne un vantaggio competitivo. Sostanzialmente il premio per i partecipanti a uno Stratus Tasting è costituito da tre elementi:

  • la possibilità di esplorare un universo in perfetta calma e tranquillità, in un ambiente neutro nel quale non ha la paura di avere sollecitazioni commerciali;
  • la possibilità di essere seguito da esperti ricevendo informazioni e scambi di idee avulse da ogni logica di vendita;
  • sentirsi protagonista attraverso i giudizi che esprime, imparando qualcosa di nuovo anche sul metodo di assaggio.

Parlando con alcuni dei partecipanti e realizzando qualche esperienza personale (come resistere a quasi 200 prodotti che vogliono essere il top di quello che c’è sul mercato?) ci siamo fatti un’opinione sulle tendenze dei tre settori considerati:

  • caffè: stanno emergendo delle vere eccellenze che si staccano verso l’alto rispetto alla media del mercato, miscele che potranno  originare un verso rinascimento dell’espresso, soprattutto quello del bar. Ma sono più difficili da preparare, per cui avremo necessità di avere baristi più bravi, dotati di grande motivazione e di grande passione;
  • grappe: i produttori non dimostrano di avere le idee chiare sulle due categorie emergenti, le morbide e le invecchiate. Le prime molte volte sono zuccherose, ma mancano di vera suadenza perché pungenti e sono frequentemente carenti nel tondo fruttato e nell’accattivante floreale. Le seconde non di rado promettono con il colore quello che poi non mantengono con l’aroma;
  •  vini da dessert: è un settore che consente scoperte di grande interesse sensoriale, una nicchia sicuramente destinata a crescere. Ma non basta che il vino sia dolce, il livello di eccellenza si gioca sulla complessità aromatica a lunga persistenza.

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