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Bambini e aberrazione della semantica sensoriale

di Stefania Pompele

Tra le molte, entusiasmanti esperienze che l’analisi sensoriale mi ha permesso di fare, ve n’è una che ricordo con particolare piacere. Sarà forse perché nella dimensione fiabesca e giocosa si scordano gli affanni del nostro tempo. Ma tant’è, tornare bambini ogni tanto è divertente.

Fiabe e giochi sono stati ottimi alleati per raccontare il mondo dei sensi in una scuola materna di matrice Montessoriana. E se pensate che la psicofisiologia possa essere  difficile quanto noiosa per un bimbo di 4 anni, avreste dovuto vederli sperimentare quanto appreso attraverso il gioco. L’olfatto in particolare è riuscito a rapirli e incuriosirli. Osservarli seduti e silenziosi mentre attendono che il compagno passi loro chissà quale “pozione magica”, la dice lunga sul fascino che il mondo odoroso esercita da sempre sul nostro cervello.  Sintomatico è stato anche il racconto del loro percepito: le frutte più comuni (mela, pera, fragola, banana, ecc) odoravano di “caramella”.

Verrebbe da chiedersi quale esperienza avessero di queste frutte questi bambini (o quanto gli fossero famigliari le caramelle). Gettonatissimi anche nocciola, vaniglia e cioccolato, anche se raramente questi sentori sono stati riconosciuti tal quali, ma più spesso associati a prodotti che li contengono come ingredienti. Curioso notare come quasi nessuna delle descrizioni fornite dai bambini si riferisse a prodotti cucinati in casa. Nessuna torta “della nonna”, strudel “della mamma”o muffin “della zia”.

Le riflessioni? Le lascio a voi. Quest’esperienza è lo scatto di una polaroid, non certo un documentario. C’è da scommettere (e augurarsi) non sia affatto rappresentativa della realtà. Quel che è certo, è che il gioco può essere un efficace strumento educativo e di monitoraggio.

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