Il piatto è bello perchè è vario

| 0 commenti

23.04È capitato a tutte una volta nella vita.
Guardare l’armadio e esclamare: non ho niente da mettermi. Eppure i cassetti sono traboccanti di magliette colorate, e bisogna frugare a piene mani per farsi spazio tra le pile di pantaloni. Lo stesso capita in cucina. Si apre l’anta del frigo e lo si scruta con aria incerta, senza sapere cosa preparare e, mentre le dita iniziano a congelarsi, richiamiamo alla memoria quello che abbiamo mangiato nell’ultimo mese cercando qualcosa di nuovo.

Cosa ci spinge a comportarci così? Non potremmo semplicemente mangiare il nostro piatto preferito in un’infinità di pasti sempre uguali? Perché le patate dovremmo mangiarle bollite, al forno, come purè, fritte, tagliate a dadini, fettine, schiacciate o ripiene, facendo un enorme sforzo intellettuale per trovare combinazioni sempre nuove? La verità è che, con le dovute eccezioni, all’uomo piace la varietà. Esso adora cambiare, testare, ricombinare. Anche se al supermercato comprasse sempre la solita marca di succo di frutta, vorrebbe vedere intorno altre tremila boccette colorate, per poterle assaggiare, sperimentare, affrontare il nuovo con spirito critico e curiosità.

È stato inoltre provato come i primi requisiti nell’acquisto di un alimento siano la sicurezza e i valori nutrizionali (chiamiamoli prerequisiti), seguiti dal sapore e solo dopo dal prezzo. Possiamo scegliere un alimento perché ha una bella confezione, perché ci trasmette qualità o appartenenza, ma lo ricompriamo una seconda volta e lo consigliamo ai nostri amici solo se è buono, se dopo averlo guardato, toccato, annusato, morso ci dà davvero soddisfazione, se quei valori che erano scritti in etichetta si ripercuotono su quel che sale su per il naso, lasciandoci un ricordo piacevole che ci guiderà nelle successive scelte.
Come produttori, se combiniamo questo amore per il buono e la ricerca della varietà troviamo la ricetta perfetta: possiamo inventare ogni giorno qualcosa di nuovo che stimoli la curiosità del consumatore, ma dobbiamo usare l’analisi sensoriale, assaggiare e annusare, per creare qualcosa di magnifico che non faccia boom&flop, ma che crei fiducia costante nella qualità sensoriale dei nostri prodotti.

Come consumatori, basta lasciarsi guidare dai nostri sensi che ci conducono sempre verso alimenti che non appaghino solo la pancia, ma anche il cervello.

Lascia un commento

I campi obbligatori sono contrassegnati con *.