Quanti vi fanno vedere il vino dalla parte delle radici?

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sn solderaDavvero pochi, ma Gianfranco Soldera è uno di questi.

Sicuramente ama fare il provocatore ed è – tanto per non smentirsi nelle sue contraddizioni – un innovatore saldamente legato alle tradizioni. Innovatore nell’ambito della costante ricerca di comprendere la natura (viti  monitorate con droni, terreni indagati con le più moderne tecniche, vitigni mappati con la genetica, fermentazioni osservate con l’aiuto della fisica e della biologia), ma tradizionalista nelle pratiche che portano alla creazione dei vini (viti zappate a mano, selezione meccanica e manuale degli acini, fermentati poi senza alcuna pigiatura).

Se tutti facessero come lui, per lui non ci sarebbe posto a questo mondo, perché nessuno riuscirebbe più a vendere le bottiglie a centinaia di euro l’una come fa Soldera. Assertore che l’innovazione debba essere fatta anche e soprattutto nella comunicazione per elevare la qualità attesa e percepita, la scorsa settimana ha varato i Soldera brand ambassador con un corso realizzato secondo la didattica dei Narratori del gusto.

Venti opinion maker del mondo enologico (sommelier, blogger, giornalisti, cuochi e manager) hanno vissuto per quattro giorni a Case Basse in Montalcino, immersi nella quiete dei vigneti, per imparare le nuove tecniche per comunicare il vino basate sull’analisi sensoriale. Non più bicchieri roteati dal guru di turno, ma guide attente che operano con i concetti del più puro costruttivismo per spiegare il vino e il suo territorio in base a quanto  percepiscono i partecipanti a una degustazione. Tecniche a volte rapide, attuabili anche in enoteca o al ristorante, e altre più consistenti che permettono di tenere un’aula per una giornata intera senza mai perdere il tono intrigante e giocoso.

Una spina nel fianco degli scolarizzati del gusto? No, una nuova finestra verso l’evoluzione per quanti si dedicano al vino per professione o per passione.

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