Tabacco e aromi, una questione delicata

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È la direttiva 2014/40/EU, relativa ai prodotti contenenti tabacco, che, oltre a normare l’etichettatura, il commercio e la gestione della pubblicità, vieta, in questo settore, l’utilizzo di particolari aromi che possano condizionare in maniera significativa il profilo sensoriale del tabacco.

Proibizione volta a tutelare il consumatore che, sedotto da particolari note aromatiche, potrebbe essere invogliato all’utilizzo degli stessi o, se già fruitore, aumentarne il suo consumo. Resta aperto però un delicato quesito, sul quale la legge non ci fornisce informazioni specifiche: come si fa a distinguere tra prodotti aventi o meno un aroma significativamente diverso da quello del tabacco? Quando un aroma è abbastanza intenso da avere influenza sulle abitudini del consumatore e quando no?
Un suggerimento interessante per la risoluzione di questo problema ce lo fornisce uno studio pubblicato sul British Medical Journal e condotto dal Centre for Health Protection di Bilthoven in collaborazione con l’università di Wageningen, Olanda, nel quale, per far fronte a tale controversia si è proposto l’utilizzo, come metodo scientifico, dell’analisi sensoriale.
Un panel di 18 esperti è andato a valutare infatti, a livello olfattivo, 20 prodotti contenenti tabacco. Sono stati definiti 13 descrittori attraverso i quali è stato possibile analizzare le similarità e le differenze tra i vari tipi di tabacco e definire gli standard di riferimento di quei prodotti che saranno considerati aromatizzati e che dovranno essere quindi eliminati dal commercio.
Che dire, un’idea davvero innovativa e un campo d’applicazione, quello del tabacco, nel quale l’analisi sensoriale potrebbe dire ancora molto e di cui sicuramente sentiremo parlare.

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