Terracotta, porcellana o vetro?

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Visto che il vino da qualche tempo lo fanno anche nelle anfore, non mi stupirebbe se il guru di turno proponesse una degustazione con bicchieri di terracotta. D’altronde il caffè, che vuole di rigore la porcellana per la valutazione sensoriale, ha sperimentato alcuni anni fa il vetro con intercapedine con ottimo successo.
Insomma, potremmo dire che l’inusuale toglie dalla noia e, in un mondo avido di nuove esperienze, non possiamo fare altro che proporne.
In merito, parlando di analisi sensoriale, è apparso un bell’articolo su Oliofficina a firma di Flavio Lenardon che propone di adottare un bicchiere da degustazione in terracotta smaltata, rosso dentro e bianco fuori. Pur non godendo della competenza per entrare nel merito, abbiamo molto apprezzato le considerazioni che l’autore fa sulle differenze di percezione generate dal bicchiere in vetro blu e dal bicchiere in vetro rosso per giungere alla conclusione che un contenitore opaco potrebbe essere decisamente migliore di uno trasparente. L’olio di oliva è tra i primi prodotti ad avere adottato in modo sistematico l’analisi sensoriale per la classificazione e quindi mi chiedo: ma perché non usare proprio le scienze sensoriali per testare le tre tipologie di bicchieri?

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