Le scienze sensoriali per il miglioramento dell’ambiente

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Mille metri di una strada che corre stretta tra due mura con marciapiede stretto e mille metri di strada che corre costeggiata da negozi e giardini sono la stessa distanza?
Fisicamente sì, ma psicologicamente la prima strada è enormemente più lunga. Quanto più lunga? Possiamo scoprirlo con le scienze sensoriali. Sì, perchè quando si pensa alla sensorialità il pensiero corre alla degustazione e all’assaggio e quindi ai cibi e alle bevande, ma in realtà da anni i sensorialisti si occupano anche di ambiente distinguendolo in due grandi categorie: il macro e il micro. Nel primo si annoverano i grandi spazi, nel secondo quelli ristretti, dal bar al punto vendita della distribuzione moderna.
Le prime necessità di eseguire analisi sensoriale ambientale riguardarono le emissioni odorose, non esistendo strumento diverso dal naso umano per dare un valore al disagio che potevano produrre certe attività, dalle concerie agli allevamenti di animali. Oggi al riguardo solo stati messi a punto metodi molto rigorosi che però non prescindono dal naso umano. Parallelamente l’analisi sensoriale può essere applicata per fornire indicazioni agli architetti per la realizzazione di una grande opera, per ricavare informazioni sulla percezione a fini turistici e persino per valutare la coerenza del carattere di un territorio con il carattere dei prodotti che esprime.
Alla pari le scienze sensoriali soccorrono le necessita? delle attività commerciali rivolte al largo pubblico. È noto a tutti che il valore dello scontrino di un bar è decisamente influenzato dal tempo di sosta dei clienti, che una signora sarà più o meno contenta dell’opera del suo parrucchiere a seconda delle condizioni ambientali in cui è stata trattenuta e che il livello di riempimento di carrello di un cliente di un supermercato sarà in funzione della disposizione di scaffali e prodotti, ma anche della musica diffusa e della percezione olfattiva.
Come si fa? Lo strumento è il panel, vale a dire il gruppo di valutazione. L’analisi sensoriale scientifica nega, salvo rarissimi casi, il giudice monocratico, non solo perchè di condizioni psicofisiologiche mutevoli e quindi poco stabile in una valutazione, ma anche perchè diventerebbe difficile validare un test in base a quanto richiede la metrologia.
Sotto il profilo sistematico i test di analisi sensoriale ambientale si dividono in due grandi categorie: quelli che utilizzano gli utenti finali e quelli che impiegano giudici addestrati. I primi sono generalmente molto affidabili, ma richiedono una notevole quantità di interviste (da cento a qualche migliaio, in funzione delle complessità e della dimensione dell’oggetto di valutazione) e danno poca informazione. In pratica l’utente finale può solo manifestare il suo gradimento o il senso di disagio. Diverso è il caso di giudici sensoriali addestrati. Chi sono? In genere persone comuni, normodotate, che hanno però, attraverso un congruo percorso formativo, acquisito la capacità di scansire la realtà.
Tratto dall’articolo Le scienze sensoriali per il miglioramento dell’ambiente pubblicato su L’Assaggio n.70 ottenibile in pdf iscrivendosi al link: https://forms.gle/56SoTqWY24gKBSNE9

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