La vendemmia: dove la mano dell’uomo incontra il profilo del vino

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Per dare vita al vino è necessario raccogliere l’uva.
Un’operazione che può apparire semplice, ma che è affatto importante nella delineazione del profilo sensoriale di ogni vino.
Raccogliere l’uva e vendemmiare indicano la stessa operazione, ma hanno significati molto diversi. Con il primo termine si identifica semplicemente il distacco dei grappoli dalla vite per avviarli alla vinificazione, mentre il secondo ha un’accezione molto più ampia sia in termine tecnico, sia emotivo. In molte regioni l’uva chiude la serie annuale dei raccolti e, quando non rappresenta il più importante, ne è comunque il più festante.
Tra tutti è tra quelli che un tempo necessitava della maggiore manodopera e quindi si proponeva come l’incontro annuale di una comunità, molte volte del parentado in parte inurbato. Di giorno si raccoglievano le uve, di sera si pigiavano alla luce flebile delle cantine. Con l’avvento della specializzazione produttiva, della produzione su larga scala o comunque aggregata (come succede nelle cantine cooperative) e della meccanizzazione la vendemmia ha perso un po’ l’aria della festa e con i cambiamenti climatici in atto che l’anticipano anche a fine luglio ha perso anche quel senso del preludio alla stagione fredda che distingue il riposo agricolo.
Sotto il profilo tecnico rimane comunque un’operazione fondamentale per la buona riuscita del vino. In molte vigne si esegue con più passate per raccogliere solo i grappoli ben maturi e non mancano i casi in cui, quando si esegue a mano, si proceda a una divisione del raccolto per separare i grappoli migliori destinandoli a un certo tipo di vino.

Tratto dall’articolo La vendemmia: dove la mano dell’uomo incontra il profilo del vino a firma di Luigi Odello pubblicato su L’Assaggio 70 ottenibile in pdf iscrivendosi al link: https://forms.gle/56SoTqWY24gKBSNE9

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