Sensory News

Ricerche di mercato, tendenze sensoriali, nuovi metodi e analisi di prodotti
 

Sensorium – Dizionario dell’analisi sensoriale: fragrante

Sensorium, lo spazio in cui il dato sensoriale si fa parola, il luogo in cui la percezione prende forma attraverso il lessico, la memoria, la cultura e la relazione con l’altro. Oltre 700 termini relativi alle scienze sensoriali: www.scienzesensoriali.com/sensorium. Di seguito una delle parole più utilizzate nel mondo dell’analisi sensoriale

FRAGRANTE

Afferenza: olfatto

Tipo:  edonico

Sinonimi: profumato, aromatico, odoroso, inebriante, fragrante, dolce, aromatico, profumatissimo

Sensorialmente, fragrante descrive una qualità olfattiva che risveglia i sensi con una piacevole e intensa profumazione. Il termine evoca un aroma che si percepisce come ricco, delicato e armonioso, capace di riempire l’aria senza risultare mai invasivo. Al naso, una sostanza fragrante emana profumi dolci, floreali, fruttati o speziati, che si percepiscono come freschi e vivaci, ma anche caldi e accoglienti. La fragranza può essere fine, persistente e, talvolta, avvolgente, lasciando una traccia piacevole che permane nell’ambiente o sui sensi.

Definizione di altri autori
Vino

Si dice di un vino che ha un fresco e piacevole sentore di fiori, erbe e frutta.
Organizzazione nazionale assaggiatori vino, L’assaggio del vino, Saggitario Editore, Agliano Terme (Asti) 2002.

Caratteristica di un vino o acquavite percepita a livello olfattivo e gustativo insieme.
Dizionario del vino Moët & Chandon – Edagricole internazionale, Edagricole, Bologna 1996

Termine che viene usato per descrivere un vino che ha un bouquet e/o un aroma particolarmente pronunciato, delicato, fine e gradevole.
Franco T.Marchi, Edoardo Raspelli, Tuttovino, dizionario enciclopedico del sommelier, Aeb Brescia edizioni,Brescia 1980

Profumo che ci riconduce generalmente alla freschezza delle essenze floreali e fruttate ma, in alcuni casi, alla crosta di pane.
Fabrizio Maria Marzi, Tecnica della degustazione, Associazione italiana sommeliers, Milano 1995

Questo termine è frequentemente inteso come sinonimo di floreale ma in effetti si riferisce anche all’odore di alcuni frutti. Si dice quindi in genere di un vino in cui si percepiscono nettamente sentori e fruttati, soavi, e delicati.
Giuseppe Sicheri, La degustazione del vino, Enoteca Regionale della Serra


Come vorreste perfezionare la definizione del descrittore “fragrante”? A voi la parola in “Lascia un commento”.

Per maggiori informazioni visita Sensorium – Dizionario dell’analisi sensoriale

Un ponte tra ricerca e industria: il nuovo accordo tra Politecnico di Torino e Inalpi

Riprendiamo volentieri il comunicato del Politecnico di Torino.

Innovazione nei processi alimentari, sostenibilità ambientale e valorizzazione della ricerca applicata sono al centro della collaborazione avviata tra il Politecnico di Torino e Inalpi S.p.A., una delle principali realtà italiane del settore lattiero-caseario. L’obiettivo della collaborazione è sviluppare nuove soluzioni tecnologiche per il settore agroalimentare e contribuire alla competitività e alla sostenibilità delle filiere produttive.

Il Politecnico di Torino e Inalpi S.p.A. hanno siglato un accordo quadro di collaborazione finalizzato allo sviluppo di attività congiunte di ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico nei settori dell’agroalimentare, della sostenibilità ambientale e dell’ottimizzazione dei processi industriali.

Le competenze scientifiche e tecnologiche del Politecnico di Torino e l’esperienza industriale di Inalpi convergono in una collaborazione strategica volta ad affrontare le principali sfide del settore agroalimentare, sviluppando soluzioni innovative capaci di coniugare competitività, sostenibilità ambientale ed efficienza energetica. Nell’ambito della collaborazione saranno sviluppati specifici progetti di ricerca che coinvolgeranno ricercatori, docenti, dottorandi e giovani studiosi del Politecnico di Torino, in sinergia con il personale tecnico e scientifico di Inalpi.

Le attività si concentreranno inizialmente su quattro ambiti strategici: lo studio dei processi di cristallizzazione nei prodotti alimentari, con particolare attenzione al burro destinato alla pasticceria e all’ottimizzazione delle sue caratteristiche di lavorazione e qualità; lo sviluppo di sistemi innovativi per l’incapsulamento e la protezione di micronutrienti sensibili, come le vitamine termolabili, destinati ad alimenti funzionali ad alto valore aggiunto; la sperimentazione di tecnologie di processo innovative e a basso impatto, tra cui l’High Pressure Processing (HPP) e i trattamenti a radiofrequenza, per migliorare la conservazione degli alimenti preservandone le proprietà nutrizionali e sensoriali; infine, lo studio di soluzioni sostenibili per la produzione e il raffreddamento dell’acqua potabilizzata, con particolare attenzione all’impiego di tecnologie geotermiche e alla valutazione del loro impatto ambientale sulle falde acquifere.

L’accordo prevede inoltre la possibilità di attivare contratti di ricerca, borse di dottorato, assegni di ricerca e ulteriori iniziative di formazione avanzata, favorendo la crescita di nuove competenze professionali e il trasferimento delle conoscenze dal mondo accademico a quello industriale.

L’intesa testimonia l’impegno condiviso del Politecnico di Torino e di Inalpi nel promuovere un percorso comune di ricerca e innovazione, capace di generare valore per il sistema produttivo, la comunità scientifica e l’intera filiera agroalimentare italiana.

“La sostenibilità ambientale e l’ottimizzazione dei processi industriali sono tematiche fondamentali per il Politecnico di Torino. Per questo motivo, l’accordo con Inalpi S.p.A., una delle principali realtà italiane del settore lattiero-caseario, rappresenta un’occasione preziosa per contribuire concretamente all’innovazione del comparto. – commenta il rettore del Politecnico di Torino, Stefano Corgnati – La ricerca applicata costituisce uno dei pilastri di questa collaborazione e consente al nostro Ateneo di mettere a disposizione competenze scientifiche e tecnologiche, integrandole con il know-how industriale di Inalpi S.p.A., per sviluppare soluzioni innovative e sostenibili a beneficio dell’intero settore”.

“La capacità di innovare nasce dalla volontà di guardare avanti, investendo nella ricerca e nella conoscenza per interpretare un contesto in continua evoluzione. – dichiara il Cavaliere del Lavoro Ambrogio Invernizzi Presidente Holding Inalpi S.p.A. – Oggi il nostro obiettivo non è soltanto rispondere alle esigenze del mercato lattiero-caseario, ma anticiparne i cambiamenti, cogliendo tempestivamente le nuove richieste e le sfide che interessano l’intera filiera. Per questo crediamo che il dialogo tra impresa e università rappresenti un fattore strategico per trasformare la ricerca in soluzioni concrete. La collaborazione con il Politecnico di Torino si inserisce pienamente in questa visione. Sviluppare insieme conoscenza, trasformarla in innovazione concreta e favorire la crescita di una nuova generazione di professionisti capaci di guidare l’evoluzione del nostro settore significa investire nel futuro. Crediamo che valorizzare i talenti, offrendo loro percorsi di formazione avanzata e l’opportunità di confrontarsi con sfide reali, sia il modo migliore per generare valore duraturo per l’azienda, per la filiera agroalimentare italiana e per il Paese”.

Neuroenologia

“Neuroenologia” di Shepherd, edito da Carocci, offre un affascinante viaggio nel mondo delle neuroscienze applicate all’enologia, esplorando come il nostro cervello percepisce e interpreta il vino. L’autore adotta un approccio interdisciplinare, unendo neuroscienza, psicologia e cultura del vino. Il libro è suddiviso in capitoli tematici che affrontano vari aspetti della percezione sensoriale, dalla vista all’olfatto e al gusto. Ogni sezione è supportata da ricerche scientifiche recenti e casi studio, rendendo le informazioni accessibili anche a lettori non specialisti.
La fusione di neuroscienze e enologia offre una nuova prospettiva per comprendere l’esperienza del vino, e le citazioni di studi recenti forniscono una base scientifica solida.

“Neuroenologia” è un’opera stimolante che sfida le convenzioni tradizionali della degustazione del vino ed è un must-read per appassionati, sommelier e chiunque voglia capire come la mente influisca sull’esperienza sensoriale. Grazie a Shepherd, il lettore è invitato a riflettere su come emozioni e percezioni si intrecciano nell’apprezzamento del vino.

Luigi Odello

Redatto con il contributo di AI

Autore: Gordon Shepherd
Editore: Carocci Editore
Formato: 15 x 22
Pagine: 230

Molecole & Persone

9 ottobre 2026 – ore 9:30
RelazionEXPO – Palazzo della Gran Guardia (Verona)

Solo in presenza, perché lo scambio di valenze on line non viene bene

Le molecole sembrano appartenere al regno della materia, le persone a quello delle relazioni. Eppure, osservando più da vicino, emerge una sorprendente analogia: entrambi i mondi vivono di incontri, combinazioni, trasformazioni e possibilità.

Da questa intuizione nasce “Molecole & Persone”, un workshop che intende esplorare il filo invisibile che collega i processi biologici, le percezioni sensoriali, le decisioni individuali e le relazioni umane. Un percorso che attraversa discipline diverse per comprendere come ciò che accade a livello molecolare possa aiutarci a interpretare meglio il comportamento delle persone, l’innovazione, la comunicazione e perfino la costruzione del benessere.

Le molecole raccontano che ogni trasformazione nasce da ciò che è già disponibile, da possibilità che attendono di essere esplorate passo dopo passo. Allo stesso modo, l’innovazione umana non è quasi mai una rottura improvvisa, ma l’espansione progressiva di orizzonti possibili. Ogni scelta apre nuovi spazi di azione, ogni relazione genera opportunità prima impensabili.

In questo scenario si inserisce una riflessione sul ruolo delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale, oggi sempre più presenti nei rapporti tra imprese, mercati e persone. Come un nuovo elemento introdotto in un sistema complesso, esse modificano equilibri consolidati, accelerano processi e ridisegnano modalità di comunicazione e interazione. Rimane però una questione fondamentale: la libertà umana di scegliere i propri legami e di attribuire significato alle relazioni.

Il workshop affronta anche il ruolo del piacere sensoriale come strumento di apertura verso l’altro. Il cibo e le bevande non rappresentano soltanto una somma di componenti chimiche, ma diventano un linguaggio capace di generare benessere, fiducia e disponibilità all’incontro. Quando le percezioni sensoriali raggiungono un equilibrio armonico, contribuiscono a creare quello spazio in cui le persone abbassano le difese e diventano più predisposte all’ascolto e alla condivisione.

Le molecole, inoltre, possono raccontare la storia dell’adattamento e della sopravvivenza. Alcune sostanze prodotte dalle piante in risposta agli stress ambientali dialogano con il nostro organismo attraverso meccanismi che l’evoluzione ha conservato per milioni di anni, dimostrando come il rapporto tra uomo e ambiente sia inscritto nella nostra stessa biologia.

Dalle molecole si arriva così al cervello e ai processi decisionali. Le nostre scelte non nascono soltanto dall’informazione disponibile, ma anche dalle aspettative, dai ricordi, dalle emozioni e dai possibili futuri che immaginiamo davanti a noi. Ogni profumo, ogni sapore, ogni parola può evocare scenari alternativi e contribuire alla costruzione del valore che attribuiamo alle cose.

Infine, il workshop si interroga sulle molecole che alimentano il piacere e la soddisfazione, quelle che rendono memorabile un’esperienza gastronomica, straordinario un prodotto e significativo un incontro. Perché comprendere i meccanismi della percezione non significa ridurre l’esperienza umana a una formula chimica, ma acquisire strumenti per comprendere meglio ciò che ci attrae, ci emoziona e ci mette in relazione con gli altri.

“Molecole & Persone” è dunque un invito a guardare oltre i confini delle singole discipline, per scoprire come la scienza delle molecole e la scienza delle relazioni raccontino, in fondo, la stessa storia: quella delle connessioni che generano significato, innovazione e umanità.

‘RelazionEXPO’, la fiera che non ti aspetti

A Verona arriva la Expo che innova il concetto di fare business e non solo e lancia il premio “RelazionEXPO 2026 – Le migliori relazioni d’impresa”

Dimenticate per un attimo il concetto tradizionale di fiera, dove le aziende fanno business esponendo i prodotti e incontrando gli stakeholder ai propri stand, e immaginate invece uno spazio immenso e prestigioso, come il Palazzo della Gran Guardia a Verona, in cui, per tre giorni, imprenditori, manager, liberi professionisti, istituzioni e opinion leader si raccontano, fanno formazione, team building, branding e entrano in connessione tra loro per creare un nuovo modo di fare business e r-innovare il concetto del Made in Italy. Non solo. Immaginate anche che gli imprenditori partecipanti, con le loro storie aziendali virtuose, concorrano per il ‘Premio Le migliori Storie di impresa’, e che possano incontrare, per uno scambio significativo, le nuove generazioni in un summit intergenerazionale a cui prenderanno parte centinaia di studenti pronti a entrare nel mondo del lavoro.

Questa, in estrema sintesi, è RelazionEXPO: la fiera che non ti aspetti, la cui terza edizione è in programma a Verona dall’8 al 10 ottobre al Palazzo della Gran Guardia, ideata da Fondazione Relazionésimo ETS e organizzata da Beate Vivo Farm. Un evento unico nel suo genere, mirato a creare un incontro di altissimo valore formativo esperienziale tra i partecipanti. Una manifestazione che parte dall’analisi di un elemento che le imprese non possono più permettersi di considerare intangibile: le relazioni. Un valore invisibile nei bilanci, ma che determina reputazione, crescita, innovazione, asset strategico. Tanto che proprio pensando a RelazionEXPO, la Fondazione Relazionésimo ha coniato un nuovo termine di valore economico, il Capitale RUN, ovvero il capitale Relazionale Umano Narrativo che potrebbe diventare un dato fondamentale nelle mappature delle organizzazioni aziendali. Un progetto a cui collabora anche l’economista Luigino Bruni, membro del comitato scientifico della Fondazione.

Il format prevede tre giornate tematiche formative ed esperienziali: dall’economia alla geopolitica, dalla finanza alla sostenibilità, dall’intelligenza artificiale al lavoro, dal benessere alla cura e salute, fino alla spiritualità. I primi due giorni sono rivolti in particolare a aziende, imprenditori, liberi professionisti, scuole e università che hanno a disposizione un ampio ventaglio di opportunità per aderire all’iniziativa (info su https://www.relazionexpo.com/come-partecipare/) mentre sabato 10 ottobre la Expo si rivolge anche a un pubblico più ampio con un biglietto dedicato e agevolato. Per tutte le informazioni utili è possibile visitare il sito: www. relazionexpo.com.

RelazionEXPO – spiega l’imprenditrice Ombretta Zulian, ideatrice insieme a Ketty Panni della manifestazione – è la prima e più importante Expo europea in cui non si espone con un classico stand, ma dove si fa esperienza, innovazione e ricerca sulle relazioni: un elemento che, nonostante la tecnologia corra veloce, non può essere sostituito in alcun modo dall’algoritmo. RelazionEXPO – prosegue Zulian – mette al centro le relazioni umane, le connessioni aziendali con il valore del fare. È uno spazio vivo, reale, dove le idee migliori incontrano le persone giuste, trasformando il modo di fare rete. Così le relazioni diventano la nuova leva del business. Una Tre-giorni in cui imprese, istituzioni, studenti si intrecciano e creano quell’ecosistema dove i contenuti si trasformano in azioni. Non stand, ma spazi prestigiosi, installazioni artistiche, convegni, grandi temi e formazione. Un luogo inedito dove ogni soggetto partecipante, si espone, esplora nuovi e interessanti trend e interpreta le complessità del futuro, soprattutto se sceglie di essere presente a RelazionEXPO in team e non solo come singolo imprenditore”.

Le aziende potranno accedere alla Expo anche partecipando al ‘Premio Le Migliori Storie di Impresa’, promosso dalla Fondazione Relazionésimo, che permette di raccontare la propria storia aziendale e di entrare a far parte di un libro didattico di orientamento per i ragazzi delle scuole superiori, che si potranno riconoscere e identificare in queste storie, e che sarà realizzato dopo la manifestazione. La partecipazione al Premio è aperta fino al 31 luglio 2026. Info su https://www.relazionexpo.com/premio-migliori-relazioni-dimpresa/.

Le tre storie d’impresa vincitrici nelle categorie Migliori Relazioni con il Pianeta, Migliori Relazioni con le persone, Miglior Storia Aziendale saranno premiate da Fondazione Relazionésimo ETS durante la Giornata delle Migliori Relazioni prevista per sabato 10 ottobre 2026 e avranno la possibilità di raccontarsi al pubblico.

Per ulteriori informazioni, interviste e materiali aggiuntivi:
Studio Lombardi Comunicazione
Romina Lombardi – Mobile: 347-1917818
rominaeventi@gmail.com

A bordo di Msc World Asia la più grande esperienza Venchi mai realizzata a bordo di una nave

Riprendiamo volentieri il comunicato di Venchi.

MSC Crociere annuncia che MSC World Asia ospiterà la più grande esperienza Venchi mai realizzata a bordo di una nave, portando il celebre marchio italiano del cioccolato e una serie di nuove esperienze esclusive agli ospiti, celebrando l’arte del gusto e l’eccellenza italiana in un’unica destinazione dedicata ai sensi.

La collaborazione con Venchi riflette il costante impegno di MSC Crociere nell’arricchire la propria offerta di bordo attraverso partnership con realtà d’eccellenza.

La nuova ammiraglia, che inizierà a navigare nel Mediterraneo a partire da dicembre 2026, saprà soddisfare ogni desiderio gastronomico grazie a un’offerta che comprende oltre 40 tra bar, lounge, caffetterie e ristoranti, molti dei quali sviluppati insieme a partner culinari di fama internazionale e pluripremiati, per offrire agli ospiti un viaggio gastronomico autentico e ricco di varietà.

Lo spazio Venchi a bordo di MSC World Asia rappresenterà il primo flagship store del brand su una nave della classe World Class e il più grande dell’intera flotta MSC Crociere. Situato nel cuore della vivace Galleria sul Ponte 6, questo esclusivo ambiente, con oltre 60 posti a sedere, è stato progettato come una raffinata destinazione esperienziale capace di coinvolgere tutti i sensi. In un unico spazio elegante e contemporaneo convivranno una boutique del cioccolato, una caffetteria e una gelateria artigianale, dando vita a un autentico viaggio nel gusto che celebra l’eccellenza, l’artigianalità e la tradizione italiana.

Gli ospiti potranno vivere numerose esperienze esclusive: dalla creazione della propria tavoletta di cioccolato personalizzata alla degustazione delle iconiche specialità Venchi già confezionate – come le eleganti confezioni regalo o le praline – fino al gelato artigianale italiano e ad altre specialità preparate fresche ogni giorno.
Il cuore dell’esperienza sarà il laboratorio di cioccolateria dal vivo, dove sarà possibile osservare i maître chocolatier Venchi al lavoro e accedere alla Chocolate Lab per creare la propria tavoletta personalizzata partendo da ingredienti premium, come la “Nocciola Piemonte” e l’iconico caviale di cioccolato Venchi. Grazie a strumenti digitali, ogni creazione potrà essere personalizzata anche nel design, rendendo l’esperienza ancora più coinvolgente e creativa.

Lo spazio è stato progettato per esprimere l’incontro tra l’artigianalità italiana e un’eleganza contemporanea, con scenografiche installazioni ispirate al gelato che si sviluppano dal pavimento al soffitto e raffinati allestimenti dedicati alle iconiche creazioni Venchi.

La caffetteria offrirà un’autentica esperienza italiana, con espresso e specialità a base di caffè abbinate ai cioccolati Venchi. Sarà inoltre possibile gustare croissant e crêpes preparati al momento, rendendo questo spazio la destinazione ideale dalla colazione fino alla pausa pomeridiana.

Di sera, l’esperienza evolve grazie a una selezione di cocktail al cioccolato, che reinterpretano le inconfondibili note aromatiche Venchi attraverso abbinamenti con distillati di pregio.

Completano l’offerta gli irresistibili Gelatoshake, perfetti in ogni momento della giornata, e una ricca selezione di gelati artigianali, dai grandi classici come il fondente extra e il gianduia alla nocciola fino alla nuova esclusiva firmata MSC Cruises, Crunchy Waves, ispirata ai colori, ai sapori e alle suggestioni del mare.

Un gusto esclusivo per celebrare la partnership
Per celebrare questa collaborazione, Venchi e MSC Cruises hanno creato Crunchy Waves, un nuovo gusto di gelato esclusivo che sarà disponibile, dal 1° al 31 agosto, in una selezione di boutique Venchi nel mondo.
Composto da tre distinti strati, Crunchy Waves ricrea un suggestivo effetto “sabbia e mare”, tanto scenografico quanto irresistibile, racchiudendo in un unico cono l’essenza dei due brand.
Una cremosa base di gelato alla vaniglia è arricchita da croccanti biscotti alla nocciola e pezzetti di toffee salato ispirati al tradizionale Bacio di Dama, il tutto completato da uno strato blu alla spirulina che richiama le sfumature scintillanti del Mar Mediterraneo.
Questo gusto in edizione limitata sarà disponibile, a partire da agosto, a bordo delle navi della classe Seaside di MSC Crociere dotate di gelateria Venchi e in una selezione di boutique Venchi In Italia, Stati Uniti, Regno Unito e Francia. Da dicembre sarà inoltre protagonista anche a bordo di MSC World Asia.
MSC World Asia salperà il 6 dicembre 2026 da Genova con possibilità di imbarco da Civitavecchia il 7 dicembre e da Messina l’8 dicembre per proseguire poi verso La Valletta, Barcellona e Marsiglia.

La nave starà nel Mediterraneo anche durante la stagione estiva sostituendo Civitavecchia con Napoli, da cui si potrà partire ogni lunedì.

Per maggiori informazioni su MSC World Asia, clicca qui.

Le scienze sensoriali per il marketing | Claudia Sepertino: dalle neuroscienze ai brand olfattivi, quando il profumo diventa linguaggio

Ci sono percorsi professionali che nascono da una specializzazione e altri che nascono da una domanda. Quello di Claudia Sepertino appartiene alla seconda categoria. Professionista della comunicazione e del marketing, negli ultimi anni ha sviluppato un approccio originale che integra neuroscienze, olfatto e costruzione di identità aziendali, fino a diventare creatrice di brand olfattivi e formatrice nell’ambito delle esperienze sensoriali.
Oggi lavora con aziende che desiderano distinguersi attraverso il linguaggio degli odori, realizza progetti di team building basati sulle fragranze e sviluppa identità olfattive per organizzazioni molto diverse tra loro, dalle istituzioni territoriali alle imprese industriali.
Le abbiamo chiesto di raccontarci il percorso che l’ha portata a diventare un “naso” e, soprattutto, che cosa ritiene davvero importante imparare quando si parla di fragranze.

Claudia, come sei entrata nel mondo delle fragranze?

In realtà sono entrata dalla porta delle neuroscienze. Mi occupavo già di marketing e comunicazione e ho iniziato a studiare i processi decisionali per capire come funzionano le scelte delle persone. Da lì il passaggio all’olfatto è stato quasi naturale.
L’olfatto è l’unico senso che arriva direttamente alle emozioni, senza passare dai filtri razionali. Se consideriamo che gran parte delle nostre decisioni viene presa a livello subconscio, capiamo immediatamente quanto questo canale sia potente. Inoltre, l’olfatto è collegato all’ippocampo e alla memoria episodica: riesce quindi a essere ricordato con una forza straordinaria. Dal punto di vista della comunicazione è quasi fare bingo.

Qual è stato il tuo percorso formativo?

Ho ripreso gli studi universitari in Scienze della Comunicazione. Parallelamente ho frequentato i corsi di neuroscienze e ho approfondito da autodidatta tutto ciò che riguardava neuromarketing e neuroscienze applicate.
Nel 2020 mi sono laureata con una tesi in cui ho sviluppato il mio primo brand olfattivo, realizzato per la banca presso cui lavoravo. In quella fase mi occupai della ricerca: questionari sulla brand personality, focus group e analisi dei dati. La costruzione della fragranza fu invece affidata a un naso professionista.

E come sei diventata a tua volta un naso?

Per necessità.
Mi sono accorta che molti profumieri possiedono una creatività straordinaria, ma proprio questa creatività a volte li porta a interpretare gli input in modo molto personale. In alcuni progetti la fragranza finale si allontanava dalla direzione strategica che avevo individuato.
Così ho deciso di imparare direttamente. Ho iniziato a frequentare corsi, prima a Parma, poi all’Ateneo dell’Olfatto di Rimini per la formulazione, successivamente altre scuole e moltissimo allenamento personale. Perché alla fine la pratica è fondamentale.

Oggi quante materie prime riesci a riconoscere?

Non me lo sono mai chiesta in termini numerici. Nella mia palette ci sono circa duecento o duecentocinquanta materie prime, ma il punto non è questo.
Credo che si sia data troppa importanza alla capacità di identificare una materia prima e troppo poca alla capacità di comprenderne il significato e il comportamento.
Prima ancora di riconoscere un ingrediente specifico, è importante capire a quale famiglia appartiene: fiore, frutto, resina, spezia, legno. Ma soprattutto bisogna comprendere che cosa quella materia prima è in grado di apportare all’interno di una composizione.
A me interessa molto di più l’interazione tra gli ingredienti che non il riconoscimento fine a sé stesso.

Quindi non ritieni che la bravura di un naso dipenda dal numero di materie prime identificate?

Esattamente.
Quando lavoro nella gestione di laboratori olfattivi chiedo soprattutto alle persone che cosa stanno sentendo, non che cosa stanno annusando.
Per fare questo spesso dichiaro in anticipo qual è la materia prima con cui si andranno a confrontare, perché se una persona sa già che si tratta di bergamotto o di gelsomino, il suo cervello non dovrà più fare uno sforzo di identificazione e potrà concentrarsi su ciò che per me è davvero importante, cioè capire quali emozioni, immagini o sensazioni quella materia prima genera.
L’aspetto davvero importante per me è ciò che una fragranza racconta e trasmette.

Come descrivi una fragranza quando la incontri per la prima volta?

La prima domanda che mi pongo è molto semplice: dove mi porta?
Può evocare un luogo, una persona, un ricordo, una sensazione di caldo o di fresco. La prima lettura deve essere libera, emotiva, spontanea.
Solo dopo inizio ad analizzare la composizione e a capire se il mondo evocato è floreale, acquatico, legnoso, speziato o altro. A quel punto posso cercare di scomporre la fragranza e individuare i singoli elementi.
Ma il primo passaggio è sempre emotivo.

Esiste un metodo per imparare a descrivere le fragranze?

Credo che il punto di partenza sia lasciare lavorare il cervello senza costringerlo immediatamente alla classificazione.
Quando annusi una materia prima, spesso la prima cosa che emerge non è il suo nome botanico, ma un ricordo, una situazione, una persona. Quella risposta spontanea contiene una grande quantità di informazioni.
Solo successivamente si può passare alla classificazione e all’analisi tecnica.
In fondo il valore di una fragranza non sta soltanto in ciò che è, ma in ciò che fa accadere dentro di noi.

Oggi quali sono le aziende più interessate ai brand olfattivi?

Paradossalmente non sono quelle che ci aspetteremmo.
Le aziende che si rivolgono a me hanno quasi sempre una visione innovativa della comunicazione e spesso appartengono a settori lontani dalla profumeria.
Uno degli ultimi progetti è stato sviluppato per un’azienda che si occupa di recupero e valorizzazione dei rifiuti. A prima vista sembra un contesto lontanissimo dal mondo delle fragranze, ma proprio per questo il risultato è stato straordinario.
Sono organizzazioni che cercano modi nuovi per raccontare la propria identità.

E il futuro?

Credo che l’olfatto abbia ancora enormi spazi di sviluppo, soprattutto nelle esperienze aziendali, nella formazione e nel team building.
Quando le persone lavorano insieme attraverso le fragranze emergono dati, emozioni e modalità relazionali che difficilmente affiorano con altri strumenti. È un linguaggio universale che parla direttamente alle emozioni e che può diventare un potente strumento di comunicazione, apprendimento e costruzione delle relazioni.

Luigi Odello

Redatto con il contributo di AI

Il viaggio molecolare della percezione

Un’esplorazione del mondo della sensomica, la disciplina che decodifica le molecole responsabili delle nostre percezioni sensoriali. Scopriremo come il cervello trasforma semplici composti in complesse esperienze gustative e olfattive, superando la diffusa chemofobia per comprendere la vera essenza chimica dei nostri alimenti preferiti.

Ogni volta che assaporiamo un alimento, viviamo un’esperienza avvolgente che coinvolge molteplici sensi, ma raramente ci fermiamo a riflettere sulla complessa danza molecolare che rende possibile tutto questo. Spesso, l’idea stessa di chimica associata al cibo suscita diffidenza o una vera e propria chemofobia, evocando nella mente dei consumatori immagini di sostanze chimiche indesiderate e pericoli nascosti. Tuttavia, la chimica degli alimenti è lo strumento più prezioso e fondamentale per comprendere le caratteristiche dei prodotti che consumiamo, le loro intricate trasformazioni e per promuovere l’innovazione gastronomica. Il gusto, definito tecnicamente come “flavor”, non è altro che una complessa e affascinante combinazione di sensazioni olfattive, gustative e trigeminali che si scatenano simultaneamente durante l’assaggio e che sono il risultato di complessi fenomeni chimici e molecolari.

Per saperne di più, è possibile leggere l’intero servizio di Gianni Galaverna su L’Assaggio 94. Per ricevere gratuitamente il numero in pdf potete iscrivervi tramite il seguente link.

110 e lode per Matilde Lorenzoni: una ricerca che aggiorna il panorama delle Corporate Food Academy italiane

Il 7 luglio Matilde Lorenzoni ha conseguito la Laurea Magistrale in Economia e Management dei Sistemi Alimentari Sostenibili presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Parma, ottenendo la votazione di 110 e lode.

La tesi, dal titolo “Corporate Food Academy in Italia: il successo del trasferimento della conoscenza. Un’indagine qualitativa a dieci anni dalla mappatura del Centro Studi Assaggiatori”, è stata discussa con relatore il professor Simone Aiolfi e correlatore il professor Luigi Odello.

Il lavoro rappresenta un importante aggiornamento della ricerca realizzata dieci anni fa dal Centro Studi Assaggiatori sulle scuole del gusto e sulle academy aziendali, offrendo un quadro attuale dell’evoluzione della formazione nel settore agroalimentare italiano. Attraverso interviste qualitative e un’indagine rivolta alle imprese, la ricerca analizza come le Corporate Food Academy siano diventate strumenti strategici per il trasferimento della conoscenza, la valorizzazione delle competenze, la fidelizzazione dei clienti, la formazione del personale e il rafforzamento del posizionamento aziendale. Lo studio mette inoltre in evidenza la crescente professionalizzazione dei contenuti e dei docenti, il ruolo centrale della rete commerciale nel reclutamento dei partecipanti e l’affermazione di modelli formativi sempre più integrati tra presenza e digitale.

Le scienze sensoriali per il marketing | Laimburg, dove la formazione incontra l’impresa

Dalla viticoltura alla trasformazione alimentare, dalle piante officinali alla nuova distilleria didattica: la Scuola professionale di Laimburg continua a rafforzare il proprio ruolo di ponte tra istruzione e mondo del lavoro. Ne abbiamo parlato con Paul Mair, responsabile delle attività formative dell’istituto altoatesino, una realtà che da anni rappresenta un punto di riferimento per la formazione tecnica e professionale nel settore agricolo e agroalimentare.
Situata nel cuore di uno dei territori più dinamici dell’agricoltura italiana, la scuola di Laimburg affianca alla tradizione una costante attenzione all’innovazione. I percorsi formativi spaziano dalla viticoltura alla frutticoltura, dal giardinaggio alla floricoltura, fino all’agroalimentare, con una forte impronta pratica e uno stretto rapporto con le imprese. Una filosofia che trova conferma anche nei nuovi progetti, tra cui una distilleria didattica appena inaugurata e nuovi programmi dedicati alla qualificazione professionale degli operatori del settore viticolo.

Paul Mair, come si è evoluta la scuola di Laimburg negli ultimi anni?

«Siamo una scuola professionale articolata in diversi indirizzi. Storicamente lavoriamo nell’ambito agricolo con percorsi dedicati alla viticoltura e alla frutticoltura, ma negli anni abbiamo ampliato notevolmente l’offerta. Oggi proponiamo anche corsi per il giardinaggio e la paesaggistica, per la floricoltura e, soprattutto, un indirizzo agroalimentare che rappresenta il settore più giovane e in più rapida crescita.»

Quali caratteristiche ha il percorso agroalimentare?

«È un corso quadriennale che forma tecnici per il settore della trasformazione agroalimentare, con particolare attenzione alle bevande e alla lavorazione della frutta. Al termine gli studenti conseguono un diploma professionale che consente sia l’ingresso diretto nel mondo del lavoro sia il proseguimento degli studi attraverso il quinto anno e l’esame di maturità.»

Il rapporto con le imprese sembra essere un elemento centrale.

«Assolutamente sì. La nostra filosofia è quella di imparare facendo. Circa un terzo del percorso formativo è dedicato ad attività pratiche svolte nei laboratori e nelle strutture della scuola. Disponiamo di officine, impianti e laboratori tecnologici che permettono agli studenti di confrontarsi quotidianamente con situazioni molto vicine a quelle aziendali.»

Quanto pesano gli stage?

«Moltissimo. Nel terzo anno gli studenti svolgono cinque settimane di stage, mentre nel quarto anno arrivano a otto settimane. Cerchiamo di offrire esperienze il più possibile diversificate, favorendo anche la mobilità internazionale. Molti ragazzi trascorrono il periodo di tirocinio in Svizzera, Germania, Austria o in altre regioni italiane.»

Qual è oggi la dimensione della scuola?

«Complessivamente contiamo circa 300 studenti. L’indirizzo agroalimentare è ancora relativamente giovane e raccoglie una quindicina di studenti per anno di corso, ma le prospettive occupazionali sono eccellenti. Le aziende cercano tecnici qualificati e spesso sono i ragazzi a poter scegliere dove lavorare.»

Tra le novità più recenti avete inaugurato una distilleria didattica. Come nasce questo progetto?

«È una novità di cui siamo particolarmente orgogliosi. Da pochi giorni disponiamo di una piccola distilleria che ci consentirà di affrontare in modo concreto tutti gli aspetti legati alla trasformazione delle materie prime e alla produzione dei distillati. Per il nostro territorio rappresenta un’opportunità importante.»

L’Alto Adige è infatti una delle aree italiane con la maggiore presenza di microdistillerie.

«Esatto. Il mondo della distillazione artigianale è molto vivace e offre interessanti prospettive professionali. Per questo abbiamo ritenuto importante avvicinare gli studenti a questo settore attraverso esperienze pratiche e dirette.»

Oltre all’agroalimentare vi occupate anche di piante officinali. Che interesse riscontrate?

«Molto elevato. Organizziamo un corso di circa 200 ore dedicato alle officinali che copre l’intera filiera: dalla coltivazione fino agli aspetti commerciali e di marketing. È un ambito che continua a crescere grazie alla forte attenzione del mercato verso prodotti naturali e sostenibili.»

Quali sono i progetti che state sviluppando per il futuro?

«Stiamo lavorando a nuovi percorsi di aggiornamento rivolti agli operatori già attivi nel settore viticolo, persone che possiedono esperienza pratica ma desiderano acquisire una formazione più strutturata. Parallelamente intendiamo sviluppare ulteriormente tutte le attività collegate alla nuova distilleria e rafforzare il legame tra scuola, imprese e innovazione.»
In un mondo agricolo e alimentare sempre più complesso, Laimburg sembra puntare su una formula semplice ma efficace: imparare facendo. Una strategia che continua ad attrarre studenti e imprese e che conferma il ruolo della scuola come laboratorio di competenze per l’agricoltura e l’agroalimentare del futuro.

Luigi Odello

Redatto con il contributo di AI