
A che serve una scheda quando, per tenere memoria di una percezione, basterebbe un foglio di carta? Anzi, oggi non ci sarebbe bisogno neppure di questo, sarebbe sufficiente un vocale registrato su uno dei device che ci accompagnano nella nostra vita.
La necessità della scheda nasce sul postulato che sorregge l’intero impianto della valutazione sensoriale: la realtà non esiste, la realtà è ciò che percepiamo.
Quindi, se utilizzassimo un foglio di carta o un vocale, ogni persona, di un prodotto, un ambiente o un servizio, esprimerebbe una sua visione rendendo molto difficile la valutazione della differenza tra due prodotti, la creazione di gerarchie di qualità edonica e profili di conformità sui quali basare la contrattazione e persino la certificazione. Per questo, nel corso della storia, le schede, soprattutto quelle relative a test descrittivi, sono diventate l’emblema di un metodo e persino di un’organizzazione e, in certi casi, soprattutto in passato, hanno consacrato l’autore a sommo esperto di un determinato prodotto.
Così inizia l’articolo di Luigi Odello che potete trovare in formato integrale sul numero 93 de L’Assaggio prossimamente in uscita. Chi desidera leggerlo può registrarsi gratuitamente al link.
