

Ho conosciuto Cristina al corso per diventare Panel Leader in analisi sensoriale, quindi so che mi trovo di fronte una giovane donna che ha già capito l’importanza delle scienze sensoriali e le sta introducendo nelle attività della sua cantina di famiglia, le Cantine degli Astroni, una bomboniera incastonata nei Campi Flegrei, alle porte di Napoli. Sono quindi molto curiosa di scoprire come la parte sensoriale possa essere di supporto alla comunicazione dei vini di Cantine Astroni.
Come responsabile dell’accoglienza so che organizzi tantissimi eventi e degustazioni in cantina. Come utilizzate le scienze sensoriali per la vostra comunicazione marketing?
“Come ben sappiamo – spiega Cristina – le nuove generazioni sono sempre più distanti dal mondo del vino, ma quello che io ho percepito nella mia esperienza in ospitalità e quindi a contatto con il pubblico, c’è proprio il timore di esprimere le proprie sensazioni, di riuscire a dare un nome a quello che sentono. Soprattutto con l’olfatto si è sempre più in difficoltà e quindi quando faccio degustazioni cerco di non utilizzare assolutamente termini tecnici, evito parole come tannino oppure colore giallo paglierino, ma cerco termini che possono essere più comuni e che esprimono quella percezione che poi è quello che è stato insegnato a me quando ho partecipato al corso. Questo per Cantine degli Astroni significa diversificazione perché altre cantine non hanno personale formato che dà questo taglio all’assaggio.
Mi ero anche resa conto che i bambini quando venivano all’interno delle cantine si annoiavano profondamente, quindi ho creato questo progetto presentato all’interno di scuole di un tour legato all’analisi sensoria per i bambini. Loro non conoscono affatto il proprio territorio, quindi inizio proprio spiegando i vari tipi di terreno, faccio capire loro per esempio la differenza tra il tufo e la sabbia vulcanica e ho creato una semplice scheda sensoriale dove possono esprimere quello che sentono. Ovviamente non bevono vino! Però è bello sentirli parlare di dolce quando assaggiano acqua e zucchero o di acido quando bevono una soluzione con acido citrico.
Inoltre organizzo molte attività multisensoriali e culturali legate alla musica, presentazione di libri o anche arte, mi piace far entrare le persone nel mondo del vino attraverso altri canali. L’analisi sensoriale cerco di portarla a 360° anche nei momenti di formazione insieme ai miei collaboratori, lavoriamo sul linguaggio che esprime le percezioni dei nostri vini e ho notato che questo modo più immediato di comunicare incentiva anche le vendite nello shop, d’altronde le nostre attività sono comunque finalizzate alla vendita e la comunicazione sensoriale in questo caso aiuta.
Come è strutturato il vostro piano di comunicazione nel 2026? (fiere, eventi, cartaceo, web e altri)?
Per quanto riguarda la comunicazione social, l’azienda non si affida a social media manager, lo faccio direttamente io proprio per mantenere anche nella comunicazione il nostro senso di genuinità e di impresa di famiglia. Dalla linea di imbottigliamento agli eventi speciali mostro nei video quello che avviene senza troppi filtri, anche se non tutto è perfetto ma è sicuramente autentico di quello che avviene in cantina. Continuo a seguire anche il nostro sito web, tenendolo sempre aggiornato con i tour che organizziamo, con i premi che vincono i nostri vini, rendendolo interattivo come fosse uno strumento a disposizione del pubblico, ormai i cosiddetti “siti vetrina” non sono più efficaci per la comunicazione.
Siamo presenti anche nelle principali fiere di settore quali Vinitaly e Slow Wine Fair, dove però non facciamo ancora una raccolta dati puntuale sul percepito dei nostri vini.
Per quanto riguarda il mondo delle riviste di settore come Cantina degli Astroni ogni tanto vengono a farci interviste o i giornalisti chiedono di parlare dei premi che vinciamo, normalmente non acquistiamo però pagine di pubblicità sulle riviste cartacee, ci concentriamo più sulla comunicazione digitale. In questo momento mi interessa comunicare bene i premi che abbiamo vinto perché sui mercati esteri vengono presi molto in considerazione.
Fate schede sensoriali dei vostri prodotti per i venditori, cataloghi, sito o altro? O in quel modo e da chi vengono fatte le descrizioni?
“Siamo sempre più circondati da un mondo effimero, – prosegue Cristina – invece quello che serve è dare concretezza. Per esempio nel retro delle nostre etichette non utilizziamo molte descrizioni delle caratteristiche del vino o con quale piatto abbinarlo, preferiamo mostrare su una mappa disegnata la dislocazione della vigna dove si sono raccolte le uve utilizzate per fare quel vino per legare il consumatore al nostro territorio.
Mi piacerebbe, in effetti, predisporre un lavoro da pubblicare sul nostro sito internet di anno in anno sulle proprietà sensoriali dei vini e di come si modificano, perché ogni annata non è uguale all’altra, quindi in questo caso un test di analisi sensoriale che registra una “carta di identità” per ogni tipologia di nostri vini e come si evolvono con gli anni aiuterebbe in molti a capire che il vino non è una ricetta bensì un prodotto che evolve continuamente.
Quali sono i mezzi che oggi ritieni più efficaci per la comunicazione dei prodotti?
“Da parte mia continuerò con l’accoglienza, avere persone che vengono a visitarti e si affezionano significa creare clienti che a loro volta trasferiscono l’esperienza che hanno passato da noi ad altri amici e conoscenti e questo crea un passaparola virtuoso.
Inoltre per me ora è importante comunicare i punteggi ottenuti dai nostri vini per posizionarli e aprire nuovi mercati, soprattutto negli USA e in Asia. Il mio obiettivo non è tanto quello di far capire con quali piatti italiani si abbina bene il mio vino perché nel mercato estero solo una piccola percentuale di consumatori si reca nei ristoranti veramente italiani, quello che a me interessa è far capire agli stranieri come abbinare i miei vini alla loro cucina locale”.
Monica Panzeri
