

Zuegg è una delle realtà storiche dell’industria alimentare italiana, un’azienda che ha saputo costruire la propria identità attorno alla trasformazione della frutta, mantenendo un legame profondo con la materia prima e con il territorio. Nata in Alto Adige oltre un secolo fa, oggi opera su scala internazionale articolando il proprio business tra la trasformazione industriale e i prodotti a marchio, dalle confetture alle bevande. Dietro questa evoluzione vi è una cultura dell’innovazione che non si limita al prodotto, ma investe la filiera, il linguaggio della naturalità, la sostenibilità e l’esperienza sensoriale del consumatore. In questo scenario si inserisce il lavoro di Danilo Iorio, direttore Ricerca e Sviluppo, figura che interpreta l’innovazione non come semplice funzione aziendale, ma come un atteggiamento mentale capace di anticipare i tempi.
«La ricerca e sviluppo tradizionale rischia di essere un concetto superato», osserva Iorio. «Oggi innovare significa soprattutto avere la capacità di leggere il cambiamento prima che diventi evidente». Una riflessione che racconta bene il modo in cui Zuegg affronta il mercato: non inseguendo la concorrenza, ma cercando di spostare continuamente il baricentro delle competenze.
All’interno dell’azienda convivono due anime: da una parte l’attività industriale, sviluppata direttamente nei diversi stabilimenti e spesso legata ai grandi player alimentari internazionali; dall’altra il marchio Zuegg, dove la ricerca viene centralizzata per costruire una visione coerente di prodotto e di innovazione.
Per Iorio la vera sfida consiste nell’evitare l’appiattimento qualitativo del mercato. «Quando il confronto si riduce esclusivamente al prezzo, il rischio è perdere la capacità di emozionare il consumatore». È qui che entrano in gioco le scienze sensoriali, considerate da Zuegg uno strumento fondamentale di sviluppo. «La sensorialità è il linguaggio comune che mette in relazione ricerca, marketing e qualità. Trasformare le percezioni in dati misurabili, ripetibili e verificabili consente di lavorare in modo molto più preciso».
L’attenzione verso il consumatore passa anche attraverso temi oggi centrali come la riduzione degli zuccheri, la naturalità e i nuovi modelli di consumo domestico. Zuegg lavora su liste ingredienti corte, aromi esclusivamente naturali e prodotti capaci di adattarsi agli stili di vita contemporanei senza perdere identità sensoriale. «Il nostro compito», sottolinea Iorio, «è fare in modo che l’esperienza sia appagante e ripetibile. In fondo il vero obiettivo è rendere felice il consumatore».
Accanto al prodotto emerge con forza il tema della sostenibilità. Zuegg è stata tra le aziende che hanno investito precocemente su soluzioni innovative nel packaging, collaborando con i principali leader mondiali del confezionamento ben prima che alcune scelte diventassero obblighi normativi. Un approccio coerente con una cultura aziendale che parte dalla gestione della materia prima: l’azienda segue infatti direttamente molti aspetti agronomici, supportando gli agricoltori partner e trasferendo competenze lungo tutta la filiera.
Emerge poi una visione particolarmente interessante sull’evoluzione delle metodologie di analisi del consumatore. Alle tradizionali ricerche di mercato si affiancano oggi approcci psicografici e neuroscientifici, capaci di misurare emozioni, evocazioni e vissuti sensoriali. Una prospettiva che apre nuovi scenari non solo nello sviluppo prodotto, ma anche nella costruzione del valore percepito.
Tra i temi emersi vi è anche la possibilità di una futura “Zuegg Academy”, un luogo dove trasferire il know-how accumulato negli anni e trasformarlo in cultura condivisa. Un’idea che riflette bene la filosofia dell’azienda: innovare non significa soltanto creare nuovi prodotti, ma costruire competenze, linguaggi e relazioni capaci di durare nel tempo.
Luigi Odello
Redatto con il contributo di AI
