

Dalla viticoltura alla trasformazione alimentare, dalle piante officinali alla nuova distilleria didattica: la Scuola professionale di Laimburg continua a rafforzare il proprio ruolo di ponte tra istruzione e mondo del lavoro. Ne abbiamo parlato con Paul Mair, responsabile delle attività formative dell’istituto altoatesino, una realtà che da anni rappresenta un punto di riferimento per la formazione tecnica e professionale nel settore agricolo e agroalimentare.
Situata nel cuore di uno dei territori più dinamici dell’agricoltura italiana, la scuola di Laimburg affianca alla tradizione una costante attenzione all’innovazione. I percorsi formativi spaziano dalla viticoltura alla frutticoltura, dal giardinaggio alla floricoltura, fino all’agroalimentare, con una forte impronta pratica e uno stretto rapporto con le imprese. Una filosofia che trova conferma anche nei nuovi progetti, tra cui una distilleria didattica appena inaugurata e nuovi programmi dedicati alla qualificazione professionale degli operatori del settore viticolo.
Paul Mair, come si è evoluta la scuola di Laimburg negli ultimi anni?
«Siamo una scuola professionale articolata in diversi indirizzi. Storicamente lavoriamo nell’ambito agricolo con percorsi dedicati alla viticoltura e alla frutticoltura, ma negli anni abbiamo ampliato notevolmente l’offerta. Oggi proponiamo anche corsi per il giardinaggio e la paesaggistica, per la floricoltura e, soprattutto, un indirizzo agroalimentare che rappresenta il settore più giovane e in più rapida crescita.»
Quali caratteristiche ha il percorso agroalimentare?
«È un corso quadriennale che forma tecnici per il settore della trasformazione agroalimentare, con particolare attenzione alle bevande e alla lavorazione della frutta. Al termine gli studenti conseguono un diploma professionale che consente sia l’ingresso diretto nel mondo del lavoro sia il proseguimento degli studi attraverso il quinto anno e l’esame di maturità.»
Il rapporto con le imprese sembra essere un elemento centrale.
«Assolutamente sì. La nostra filosofia è quella di imparare facendo. Circa un terzo del percorso formativo è dedicato ad attività pratiche svolte nei laboratori e nelle strutture della scuola. Disponiamo di officine, impianti e laboratori tecnologici che permettono agli studenti di confrontarsi quotidianamente con situazioni molto vicine a quelle aziendali.»
Quanto pesano gli stage?
«Moltissimo. Nel terzo anno gli studenti svolgono cinque settimane di stage, mentre nel quarto anno arrivano a otto settimane. Cerchiamo di offrire esperienze il più possibile diversificate, favorendo anche la mobilità internazionale. Molti ragazzi trascorrono il periodo di tirocinio in Svizzera, Germania, Austria o in altre regioni italiane.»
Qual è oggi la dimensione della scuola?
«Complessivamente contiamo circa 300 studenti. L’indirizzo agroalimentare è ancora relativamente giovane e raccoglie una quindicina di studenti per anno di corso, ma le prospettive occupazionali sono eccellenti. Le aziende cercano tecnici qualificati e spesso sono i ragazzi a poter scegliere dove lavorare.»
Tra le novità più recenti avete inaugurato una distilleria didattica. Come nasce questo progetto?
«È una novità di cui siamo particolarmente orgogliosi. Da pochi giorni disponiamo di una piccola distilleria che ci consentirà di affrontare in modo concreto tutti gli aspetti legati alla trasformazione delle materie prime e alla produzione dei distillati. Per il nostro territorio rappresenta un’opportunità importante.»
L’Alto Adige è infatti una delle aree italiane con la maggiore presenza di microdistillerie.
«Esatto. Il mondo della distillazione artigianale è molto vivace e offre interessanti prospettive professionali. Per questo abbiamo ritenuto importante avvicinare gli studenti a questo settore attraverso esperienze pratiche e dirette.»
Oltre all’agroalimentare vi occupate anche di piante officinali. Che interesse riscontrate?
«Molto elevato. Organizziamo un corso di circa 200 ore dedicato alle officinali che copre l’intera filiera: dalla coltivazione fino agli aspetti commerciali e di marketing. È un ambito che continua a crescere grazie alla forte attenzione del mercato verso prodotti naturali e sostenibili.»
Quali sono i progetti che state sviluppando per il futuro?
«Stiamo lavorando a nuovi percorsi di aggiornamento rivolti agli operatori già attivi nel settore viticolo, persone che possiedono esperienza pratica ma desiderano acquisire una formazione più strutturata. Parallelamente intendiamo sviluppare ulteriormente tutte le attività collegate alla nuova distilleria e rafforzare il legame tra scuola, imprese e innovazione.»
In un mondo agricolo e alimentare sempre più complesso, Laimburg sembra puntare su una formula semplice ma efficace: imparare facendo. Una strategia che continua ad attrarre studenti e imprese e che conferma il ruolo della scuola come laboratorio di competenze per l’agricoltura e l’agroalimentare del futuro.
Luigi Odello
Redatto con il contributo di AI
