Ogni innovazione reca in sé delle insidie che portano a problemi la cui frequenza di apparizione è direttamente proporzionale all’ingnoranza. Che l’espresso sia stato inventato per avere un caffè fatto di fresco prontamente disponibile ci pare una ipotesi accettabile, ma il suo successo non sarebbe stato così forte se la preparazione non avesse rivelato qualità sensoriali uniche ed eccellenti. Per raggiungere il primo obiettivo (la rapidità) è sufficiente una macchina espresso, e neppure tanto sofisticata. Per raggiungere il resto degli obiettivi un’attrezzatura di qualità, una miscela adatta e un barista che sappia il fatto suo.
All’aeroporto Schiphol di Amsterdam, al Market Foodcourt Lounge 1, dei tre elementi citati hanno solo la macchina, quindi il prodotto è indegno persino del nome italiano che in entrambe le declinazioni: espresso e ristretto. Senza contare che la variazione tra le due sta solo nella quantità di acqua (30 ml circa nel ristretto), perché pure il prezzo è uguale… alla bella cifra di 2,10 euro!
Per contro in Perù si beve il caffè “pasado gota a gota” che ha dell’incredibile: è un’essenza di caffè che viene diluito con acqua calda per riportarlo al volume di consumo. Ma è un’essenza di caffè che si prepara tra le mura domestiche e persino negli uffici, con tanta esperienza e tanta pazienza, con la sicura gratificazione morale per chi sa farlo bene. Si tratta dell’impiego di una caffettiera che pare una nostra napoletana, ma la parte superiore viene riempita per intero di caffè: in certi esemplari il volume del contenitore dedicato alla polvere di caffè è pari a quello che conterrà l’essenza. Sulla polvere si distribuisce, con una tecnica che richiede esperienza, acqua bollente in numerose successive erogazioni, fino a quando la parte inferiore si riempie di essenza. Questa preparazione ha un’incredibile tenuta nel tempo: può essere consumata anche in 72 ore senza dare segni di deterioramento. Cosa straordinaria è che ovunque ho trovato questo tipo di caffè da buono a eccellente, persino negli alberghi e al ristorante.
Ho cercato di indagare per dare un volto a questa espressione della qualità e, ancora una volta, ho scoperto che sorge da tre elementi: buon caffè, cultura profonda e grande perizia. In poche parole è l’elemento umano che fa la differenza. Attraverso particolari che paiono insignificanti.
Osservare il mondo dai banchi di assaggio
Dal 10 al 13 febbraio prossimi siamo di nuovo a Pianeta Birra, la fiera dedicata al beverage che si tiene a Rimini. Anche quest’anno il Centro Studi Assaggiatori organizza il banco di assaggio “Espresso & Grappa Stratus Tasting”. E’ giunto alla terza edizione, ormai è un banco d’assaggio maturo. Ed è pure in espansione, dato che quest’anno oltre a grappa e distillati, cappuccino ed espresso, abbiamo anche il latte. I colleghi mi dicono che lo serviremo a 40° per permettere ai visitatori di valutarlo alla temperatura giusta. Inoltre ne avremo più tipi.Di banchi di assaggio ne abbiamo organizzati a decine nella nostra storia. Ciò che mi piace di più dei banchi è la possibilità di entrare in contatto proprio con chi poi consuma i prodotti: la gente. Noi raccogliamo le valutazioni della gente sulle schede e poi le elaboriamo, di per sé è molto interessante perché ci permette di cogliere le tendenze del mercato. Al di là delle analisi tecniche c’è però un lato romantico dei banchi di assaggio perché si vedono arrivare coppie, famiglie, single, umanità varia e ognuno si approccia al prodotto in modo diverso. Si va dalla timidezza di alcuni alla contentezza di chi sa di essere giudice per un giorno, arrivando a quelli un po’ snob che si mettono a discorrere del prodotto da consumati assaggiatori.
Insomma per chi come me ha studiato per anni sociologia il banco di assaggio si rivela sempre un punto di vista privilegiato sulle dinamiche sociali del cibo. E’ un’osservazione partecipante, come direbbero gli studiosi: sono lì e osservo, spiego, colgo le reazioni, mi costruisco mappe dei tipi possibili di consumatore. In modo un po’ empirico lo ammetto. Il lavoro serio è quello dei colleghi statistici che elaborano i dati delle schede e li associano ai profili sociodemografici. Ma osservare il mondo dal banco di assaggio è sempre un’esperienza interessante.
Gli italiani e il cappuccino
Molto interessante la recente ricerca di FIPE sulla colazione degli italiani al bar. Emerge che ben 22 milioni di persone nel 2006 hanno colazione fuori casa. Ecco cosa hanno preso:
- l’82% una brioche;
- il 53% un caffè;
- 48% un cappuccino.
Nell’ultimo numero de L’Assaggio abbiamo trattato proprio del cappuccino perfetto (quello specifico articolo non è on line, se vi interessa contattatemi). E allora vi metto in guardia sugli errori più frequenti commessi dai baristi. Il cappuccino non sarà di qualità se il barista:
- non pulisce mai la lancia dalla quale esce il vapore che scalda il latte;
- riscalda il latte già scaldato per i cappuccini precedenti;
- bolle il latte invece di scaldarlo;
- in tazza mette prima il latte montato e poi il caffè;
- prepara un espresso scadente come base del cappuccino (perché viene usata troppo poca polvere, perché è vecchia, perché è di cattiva qualità, perché non fa regolarmente la manutenzione della macchina o del macinadosatore);
Insomma: se notate uno di questi errori, cambiate bar!
Una nota finale: il bel cappuccino nella foto è di Roberto Sala, esperto e valido Espresso Italiano Specialist dell’Istituto Nazionale Espresso Italiano. Il Centro Studi Assaggiatori ha avuto il piacere di collaborare con l’Istituto recentemente proprio alla nascita del Cappuccino Italiano Certificato.
Del blog e dell’assaggio dell’acqua
Niccolò Regazzoni, valido ed esperto giornalista, ci ha cordialmente rimproverato sull’ultimo numero di Bargiornale: il nostro blog non è aggiornato con regolarità. E’ verissimo. Nel nostro mondo, sto parlando dell’analisi sensoriale, siamo la società che sviluppa la maggior quantità di informazione tecnico-scientifica che viene poi divulgata anche a livello generale. Per questo abbiamo una rivista trimestrale, L’Assaggio, un ufficio stampa, gestito dal sottoscritto, una newsletter e, last but not least, questo blog. Quest’ultimo è da noi del Centro Studi Assaggiatori considerato un salotto, un angolo in cui parlare con calma di analisi sensoriale e affini. E’ un blog salotto, una palestra per la mente, ma dai ritmi molto rilassati (e speriamo talvolta rilassanti). Perdonateci se non lo aggiorniamo con una frequenza regolare, ma, credeteci, a noi piace ogni tanto aprire questo salotto buono e sederci in poltrona e voi sarete sempre i benvenuti.
Ecco che ora riapro quindi per un attimo il salotto perché vorrei condividere con voi la piacevole sorpresa, ma non così sorprendente alla fine, che ci sta riservando l’assaggio dell’acqua. Organizzeremo il mese prossimo un corso qui a Brescia. Noi con l’acqua abbiamo lavorato molto, formando molti tecnici di importanti società municipalizzate che se ne occupano (qui un comunicato stampa che parla della nostra esperienza). Analisi sensoriale dell’acqua per verificarne la qualità e fornire un prodotto migliore ai milioni di persone che si avvalgono delle reti idriche. Quindi un corso di analisi sensoriale dell’acqua al Centro Studi non è una novità, ma un piacevole ritorno. Ciò che sorprende sempre, ma, ripeto, fino a un certo punto, è l’enorme attenzione riservata al tema da parte della stampa e del pubblico. L’acqua, dicono in molti, non è forse il prodotto più esaltante da sottoporre ad analisi sensoriale. Insomma, dicono, vino, grappa, caffè, tartufo, questi sì che sono prodotti da grande soddisfazione dei sensi, ma l’acqua? Eppure, anche dai numerosi contatti avuti con la stampa generalista in questi giorni, è evidente quanto il tema dell’acqua sia sempre attuale. Perché tutti ne beviamo, tutti ne viviamo. Quindi ben venga un corso che insegni a valutarne la qualità: c’è differenza tra vino e vino, ma anche tra acqua e acqua.
Sull’unica rivista italiana che tratta diffusamente di analisi sensoriale anche servizi sul rapporto tra linguaggio e olfatto, sulle schede usate nei concorsi enologici e sulla nuova comunicazione del vino.
Il cappuccino è un prodotto tipicamente italiano, preparato in ogni bar, che sta conoscendo un grande successso anche all’estero. Ma sia in Italia che all’estero è facile vedere cattive preparazioni, cappuccini non degni di questo nome. «Macchine maltenute, latte riscaldato più volte o surriscaldato, caffè di scarsa qualità alla base: sono tanti i pericoli per il cappuccino» afferma Luigi Odello, presidente del Centro Studi Assaggiatori e direttore de L’Assaggio. «Non è facile bere un buon cappuccino, gli errori di preparazione possono danneggiare irrimediabilmente il profilo sensoriale del prodotto finale. Per questo abbiamo voluto dedicare al cappuccino un servizio di approfondimento, sperando che cresca la consapevolezza della delicatezza di questa preparazione».
Nel nuovo numero de L’Assaggio, inoltre:
- il linguaggio e l’olfatto: la percezione di un odore può essere influenzata dalle parole e dalle attese a esso associate. Le insidie sono dietro l’angolo: in un vino descritto adeguatamente molti sono possono essere indotti a percepire qualsiasi aroma;
- i concorsi enologici: grande successo per queste manifestazioni che raggiungono anche fatturati interessanti. Nel garantire la loro trasparenza e la loro serietà il ruolo della scheda di assaggio è centrale, abbiamo fatto delle prove su strada per capire come possono evolvere le schede attuali;
- ci sono nuovi modi per comunicare del vino, i relatori del convegno svoltosi a Bergamo li raccontano. Con un’avvertenza importante: prima di tutto è necessario avere un’idea da comunicare. Il rischio sono cataloghi-fotocopia e pubblicità senza rispondenza al reale, secondo Manuela Violoni, responsabile ricerca & sviluppo del Centro Studi Assaggiatori.
Una selezione di articoli de L’Assaggio è pubblicata qui.Cosa è L’Assaggio
L’Assaggio è la rivista trimestrale edita dal Centro Studi Assaggiatori e diretta da Luigi Odello. E’ la prima e unica rivista italiana esclusivamente dedicata all’analisi sensoriale, ovvero alla scienza che misura la qualità percepita di prodotti e servizi attingendo alla psicofisiologia della percezione, alla psicologia, alla semiotica e alla statistica.
Corso per assaggiatore di grappa
Non solo imparare ad assaggiare, ma correlare il profilo sensoriale del prodotto alla sua filiera: questo l’obiettivo fondamentale
Si è tenuto a Brescia a Novembre un corso per Assaggiatore di Grappa organizzato dal Centro Studi Assaggiatori. Al corso hanno partecipato distillatori, assaggiatori già formati e giornalisti.
Tutti i corsi di assaggiatore del Centro Studi Assaggiatori hanno come obiettivo trasferire le conoscenze del metodo di valutazione sensoriale agli allievi. In questo caso il focus è stato centrato sulla grappa. Gli allievi del corso sono ora in grado di delineare il profilo oggettivo e dare un valore alla qualità edonica della grappa. Inoltro sono in grado di correlare i caratteri sensoriali, oggettivi ed edonici, con la filiera produttiva del prodotto: in questo modo riescono a mettere in evidenza cosa genera la qualità percepita e da che cosa dipendono i difetti.
La formazione è stata, nella tradizionale formula del Centro Studi Assaggiatori, un mix di teoria e di pratica. Dal punto di vista teorico gli allievi hanno acquisito conoscenze specifiche sull’analisi sensoriale e il modus operandi, compreso la preziosa conoscenza di come operano i nostri sensi da un punto di vista psicofisiologico. Poi sono entrati in profondità nell’analisi della filiera della grappa e dei suoi riflessi sulla sensorialità del prodotto finale. A questa parte teorica ne è stata affiancata una pratica, applicando il metodo di assaggio a grappe con con caratteristiche differenti, alcune prese a modello di qualità, altre con evidenti anomalie dovute al processo produttivo o di conservazione.
Il calendario dei corsi 2007 sarà pubblicato prossimamente, chi desidera intanto valutare l’offerta formativa del Centro Studi Assaggiatori può consultare il sito web.
Il Gioco dei Sensi: dalla Biennale di Venezia alla Camera dei Deputati, passando per l’Asta Mondiale del Tartufo
Il 9 settembre 2006 a Venezia sulla terrazza dell’Hotel Excelsior sul Lido c’è aria di attesa. Attori e attrici che vanno e vengono, giornalisti con i loro operatori che raccolgono le interviste dei vari VIP, il cast al completo del film cinese Sanxia Haoren (ancora ignaro che il Leone d’Oro sarebbe andato proprio a lui). In questo setting esclusivo e concitato che il Centro Studi Assaggiatori ha organizzato per Pellini la prima edizione del Gioco degli Aromi del Caffè, una variante del Gioco dei Sensi studiato appositamente per l’occasione. Gli ospiti di Pellini sulla terrazza dell’Excelsior si sono cimentati nel riconoscimento dei dieci aromi distintivi della miscela Pellini Top, racchiusi in dieci bicchieri. Unico aiuto l’Albero degli Aromi del Caffè, sviluppato dall’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, dove sono stati indicati i dieci caratteri che fanno la firma aromatica della miscela: fiori e frutta fresca, agrumi, miele, nocciola, noce, cioccolato, speziato, liquirizia, tostato, pan tostato. Risultato: l’esperienza olfattiva che emerge è molto simile a quella rilevata in altre edizioni del gioco svolte in Italia. L’aroma più riconosciuto è al solito quello agrumato, insieme al miele e al complesso di fiori e frutta fresca. Individuati da molti anche il cioccolato, le spezie e la liquirizia: più difficile la frutta secca. Significativo però che la nocciola sia stata riconosciuta il doppio delle volte rispetto alla noce: gli italiani attuali saranno forse un po’ figli (olfattivamente) della generazione Nutella? Anche in questa edizione le donne si sono dimostrate le più brave, anche se con uno stacco meno netto che in altre edizioni: 187 risposte esatte contro 168 degli uomini. Sarà che la fama aguzza l’olfatto?
La kermesse veneziana ha così inaugurato la stagione del Gioco dei Sensi che a novembre è stato organizzato ad Alba, in occasione del convegno tenutosi per l’Asta Mondiale del Tartufo. L’Ente Turismo Alba Bra Langhe e Roero ha voluto dare ai partecipanti al simposio un momento di svago coinvolgendoli in un percorso a tappe che ha permesso loro di mettere alla prova tatto, vista e olfatto. Come sempre affollate le postazioni del gioco, tanta curiosità da parte dei numerosi giornalisti della stampa estera. E la stagione dei sensi è proseguita a Montecitorio. il 19 dicembre scorso, in occasione della cena di Natale organizzata dalla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, i deputati della commissione presieduta dall’on. Marco Lion hanno potuto mettere alla prova i propri sensi con l’Alberto degli Aromi del Caffè. Anche in questa occasione tanto interesse da parte dei parlamentari per un momento così insolito alla Camera.
Il Centro Studi Assaggiatori è stato partner tecnico del concorso International Coffee Tasting 2006, competizione tra caffè di differenti provenienze e tipologie. I vincitori del concorso da Verona, Salerno, Napoli, Arezzo, Como, Belluno, Firenze, Torino, Brescia e Modena
Alla prima edizione del concorso International Coffee Tasting vincono caffè di qualità provenienti da tutta Italia: dal nord, dal centro e dal sud. Segno che nel nostro paese la cultura per il caffè di qualità non è morta, nonostante le molte cattive preparazioni sul mercato. A Verona, Salerno, Napoli, Arezzo, Como, Belluno, Firenze, Torino, Brescia e Modena sono prodotti i caffè dell’eccellenza.
Questo quanto emerge dai risultati di International Coffee Tasting, il concorso organizzato dall’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè in collaborazione con il Centro Studi Assaggiatori. 81 caffè sono stati valutati il 16 e il 17 novembre scorsi da tre commissioni di assaggiatori. In competizione oltre al caffè espresso anche caffè moka, all’americana, cialde e preparazioni per napoletana (naturalmente divisi per famiglie).
L’attribuzione delle medaglie è avvenuta per soglie di punteggio (per questo non in tutte le categorie sono presenti medaglie d’oro). Come da regolamento il numero dei caffè premiati è stato il 30% di quelli partecipanti. L’attribuzione dei riconoscimenti si è giocata quindi al fotofinish con prodotti che non sono andati a medaglia per pochissimi decimi di punto. Una selezione molto severa che ha voluto premiare solo prodotti di alto livello.
Di seguito l’elenco dei vincitori divisi per categoria.
Categoria “Caffè espresso”
Medaglia d’oro:
- Bar (Caffen – Napoli)
- Caffè d’Elite Selezione Bar (Corsino Corsini – Arezzo)
- Caffè Mingo (F.lli Magnelli – Firenze)
- Espresso Pellini Top (Pellini Caffè – Verona)
- Extra Bar (Caffè Roen – Verona)
- Master Club Coffee (Costadoro – Torino)
- Maxima (Caffen – Napoli)
- Miscela cinquestelle (Caffè Cartapani – Brescia)
- Miscela Oro Certificata 90% Arabica (Caffè Morandini – Brescia)
- Mokarico (Caffè Mokarico – Firenze)
- Salimbene “Superbar” (Espresso.It – Napoli)
Medaglia d’argento:
- Bar Extra 100% Arabica (Caffè Agust – Brescia)
- Caffè Bendinelli “Armonioso” (Caffè Roen – Verona)
- Natura Equa 100% Arabica (Caffè Agust – Brescia)
- Super Oro “Alta Pressione” (Caffè Cagliari – Modena)
Categoria “Caffè moka”
Medaglia d’oro:
- Caffè Pellini Top (Pellini Caffè – Verona)
- Calipso (Giuseppe De Pisapia – Salerno)
- Eventi (Caffen – Napoli)
- Kenya Caffè “AA” Washed Intenso (Corsino Corsini – Arezzo)
Categoria “Macchine automatiche casa”
Medaglia d’argento:
- Columbia (Caffè Mokarico – Firenze)
Categoria “Monodosi”
Medaglia d’oro:
- monorigine Brasile Santos (Caffè Milani – Como)
- monorigine Ethiopia Sidamo (Caffè Milani – Como)
- Bristot cialde (Procaffè – Belluno)
- monorigine Jamaica Blue Mountain (Caffè Milani – Como)
Categoria “Filtro”
Medaglia d’argento:
- Bird Friendly Blend (Ogawa – Kioto, Giappone)
Lo scorso ottobre si è tenuta ad Asti la tornata dell’Accademia della Vite e del Vino il 7 ottobre ad Asti. Luigi Odello, presidente del Centro Studi Assaggiatori, ha tenuto la relazione "Identità e personalità della Grappa Piemonte definite con metodi innovativi di analisi sensoriale" di cui si riporta la sintesi. L’approfondimento è sul numero 16 de "L’Assaggio", per informazioni su come riceverlo si può scrivere a info@assaggiatori.
Il mondo dei consumi cambia a ritmi sostenuti e l’analisi sensoriale deve adeguarsi per poter ancora svolgere il servizio per il quale è nata: rispondere cosa piace a chi, realizzare fotografie ad alta definizione del percepito, misurare le potenzialità edoniche di un prodotto. Tra le evoluzioni più promettenti che permettono alla nostra disciplina di evolversi per fungere sempre meglio da cerniera tra le tecniche di marketing e le scelte delle tecnologie produttive sta proprio l’inserimento nell’innovativa teoria del rapporto tra identità e di personalità di un prodotto e la capacità che esso ha di collimare con il sé reale e il sé desiderato dell’utente finale (con identità si intende l’insieme dei valori di cui il prodotto è portatore, mentre con personalità i valori attribuiti e percepiti nel prodotto dal consumatore).
Per verificare le relazioni esistenti tra identità e personalità, nel corso degli ultimi dieci anni si sono perfezionati test di analisi sensoriale da eseguire sia sull’utente finale, sia mediante giudici formati in modo particolare che operano in laboratorio. Stratus Tasting è un test sui consumatori di locazione centrale molto innovativo: il campione è casuale e viene descritto al termine del test medesimo secondo le variabili sociodemografiche (sesso, età, professione ecc.) e di consumo (motivazione di scelta, luogo preferito di consumo ecc). Le diverse variabili sono poi correlate con il giudizio edonico espresso sui prodotti mediante opportune tecniche statistiche.
Dallo Stratus Tasting svoltosi a Vinitaly 2006 Si può dedurre che le grappe piemontesi sono scelte con minor facilità da parte dei consumatori (probabilmente a causa di una immagine del territorio ‘grappa’ più spostata verso le regioni cui tipicamente le masse associano questo distillato, che sono poi le aree di nord-est maggiori produttrici in volume), ma che poi invece all’assaggio risultano maggiormente apprezzate: la cosa merita una riflessione approfondita, tanto che non sarebbe inopportuno eseguire una ricerca specifica. Ad un primo esame, comunque, sembra che la Grappa Piemonte dovrebbe dare un segnale forte dei valori dei quali è portatrice, trovare nuovi mezzi per portarsi sulla ribalta che merita per profilo sensoriale e nobiltà di origine.
Conoscere il rapporto tra la grappa subalpina e il mercato sotto il profilo della percezione è di gran conforto, ma non esaustivo per dare una risposta a una domanda fondamentale: cosa fare affinché l’acquavite seduca di più.Per questo è necessario descriverla nei caratteri che la distinguono sensorialmente, ma anche nei tratti che ne determinano il potere emozionale, il vero generatore della motivazione all’acquisto e al consumo. Solo attraverso tale base cognitiva sarà possibile indirizzare l’innovazione senza tradire la tradizione.
Per fare questo 23 grappe (9 giovani, 9 invecchiate e 5 aromatiche) sono state analizzate da 12 assaggiatori qualificati applicando due test differenti: il Big Sensory Test Avanzato e il Big Sensory Test Analogico Affettivo. Il primo richiede la valutazione delle acqueviti attraverso 47 descrittori (12 di primo livello, 30 di secondo livello e 5 edonici). Il secondo richiede una risposta a 45 descrittori di tipo affettivo definiti secondo discipline un po’ distanti dall’analisi sensoriale classica, quali la programmazione neurolinguistica e la semiotica. Con il primo si delinea un profilo del percepito molto dettagliato, con il secondo la tonalità emotiva e la quantità di emozione che viene generata dalle grappe.
I test hanno messo in evidenza come sia possibile discriminare le grappe del Piemonte, descriverle compiutamente per rendere efficace la comunicazione su contretichette, pendagli illustrativi, cataloghi e recensioni i prodotti con termini facilmente e fedelmente interpretabili dal consumatore. Ma hanno anche messo in evidenza l’esigenza di quest’ultimo di unire il sapore al sapere e, soprattutto, la necessità di godere di un’esperienza garantita ogni volta che acquista una Grappa del Piemonte.
La risposta a queste attese potrebbe tradursi, come già avvenuto per molti prodotti quali l’aceto balsamico, l’espresso italiano, vini, prosciutti e persino per il tartufo bianco d’Alba, in una certificazione sensoriale, creando profili di conformità e controllando che le grappe poste in commercio con la denominazione della prestigiosa regione li rispettino. Ed ecco, espresso dal grafico 5 e ottenuto da un’analisi statistica dei campioni testati, quale potrebbe essere il profilo di conformità per le grappe invecchiate che recano la denominazione di Grappa del Piemonte.
Esso ne rappresenta insieme la tradizione stilistica e la sicurezza di soddisfazione dell’utente finale. Potrebbe essere questo il segnale forte che l’Istituto Grappa Piemonte utilizza per presentare il prodotto che tutela con una nuova veste sul mercato?
Ogni anno in Brasile sono prodotti 1,3 miliardi di litri di cachaça, il distillato nazionale. Anche nel paese sudamericano cresce la necessità di tutelare la tipicità del prodotto.
Si è svolto sabato 2 dicembre nello stato di San Paolo (Brasile) il II Concorso della Cachaça brasiliana. Nella competizione, organizzata dall’Università di San Paolo, sono risultati vincitori 21 prodotti (3 medaglie d’oro, 11 d’argento e 7 di bronzo). I premi sono stati assegnati correlando analisi chimica e analisi sensoriale.
La supervisione del concorso è stata affidata al prof. Douglas Wagner Franco dell’Università di San Paolo. La certificazione della competizione è stata assegnata al Centro Studi Assaggiatori. Per Luigi Odello, presidente del Centro Studi Assaggiatori, è importante che anche il Brasile si muova nella tutela del prodotto tipico. Per Odello si tratta di «una miriade di piccole distillerie artigianali che, goccia dopo goccia, creano un oceano di acquavite. Cantine con legni esotici che imprimono alla cachaça un profilo sensoriale del tutto particolare, in definitiva un vero e proprio patrimonio da tutelare».
Di seguito l’elenco dei vincitori del II Concorso della Cachaça brasiliana.
|
Medaglia |
Produttore |
Prodotto |
Categoria* |
|
Oro |
Agropecuária Santa Elisa |
Elisa Ouro |
Invecchiata |
|
Oro |
Cachaçaria Vale das Águas Quentes |
Vale das Águas Quentes |
Invecchiata |
|
Oro |
Engenho Néctar do Cerrado Ltda |
Aroma Brasil Castanheira |
Riposata |
|
Argento |
Engenho Rio Novo Ltda |
Reserva do tanoeiro |
Invecchiata |
|
Argento |
Clodoaldo Fonseca e Flavio A. do Valle |
Valle-S.Andrade |
Invecchiata |
|
Argento |
Ind. C. Aguard. Caribeña |
Caribeña Ouro |
Invecchiata |
|
Argento |
Canafita Eng.Ind. Exp.Imp.Com. Bebidas Ltda |
Armazém Vieira Terra |
Invecchiata |
|
Argento |
S. D. R. bercito M. E. Ltda |
Engenho da Vertente |
Invecchiata |
|
Argento |
Aguardente Tiquara Ind. E Comércio |
Tiquara |
Invecchiata |
|
Argento |
Flavio Augusto do Valle |
Cachaça Valle |
Invecchiata |
|
Argento |
Engenho Lagoa Verde |
Volúpia |
Riposata |
|
Argento |
Engenho Néctar do Cerrado Ltda |
Aroma Brasil Jequitibá |
Riposata |
|
Argento |
Antonio Campanari |
Campanari |
Riposata |
|
Argento |
Agropecuária Santa Elisa |
Elisa Prata |
Riposata |
|
Bronzo |
Ind. C. Aguard. Caribeña |
Caribeña Prata |
Riposata |
|
Bronzo |
Ademar Belizario |
reserva do gerente |
Riposata |
|
Bronzo |
Agroindústria São Saruê |
São Saruê |
Riposata |
|
Bronzo |
Nelson. C. Borin |
Chora Menina |
Invecchiata |
|
Bronzo |
André S. Sobral |
Cachaça do Porão |
Invecchiata |
|
Bronzo |
Canafita Eng.Ind. Exp.Imp.Com. Bebidas Ltda |
Armazém Vieira Safira |
Invecchiata |
|
Bronzo |
Clodoaldo Fonseca |
Souza Andrade e Fonseca |
Invecchiata |
* Riposata: almeno tre mesi di affinamento anche in contenitori differenti dal legno
