I manager e i dirigenti delle aziende vitinicole potranno frequentare singoli moduli su temi specifici al costo di 500 euro per settimana.Il Centro Studi Assaggiatori sarà il partner tecnico del Master in Impresa Vitivinicola e Competizione Internazionale dell’Università di Verona. Il Master partirà il prossimo ottobre ed è il primo del suo genere in Italia. Tra le materie trattate figurano l’economia dei mercati vitivinicoli internazionali, la legislazione del commercio di vino sui mercati esteri, l’analisi e la pianificazione delle attività di un’impresa vitivinicola, il marketing internazionale del vino e la valutazione sensoriale del prodotto.
I manager e i dirigenti delle aziende vitinicole potranno frequentare singoli moduli su temi specifici al costo di 500 euro per settimana. «La partecipazione al Master di chi già lavora nel settore è fortemente auspicata», ha dichiarato Diego Begalli, direttore del Master e professore di Marketing dei prodotti agroalimentari presso l’Università di Verona. «E’ riconosciuto che nella società moderna la costruzione di reti e lo scambio di informazione e conoscenza attraverso di esse è centrale per la crescita di qualunque settore. Nel caso del vino, un settore che si è globalizzato molto rapidamente, questo scambio di conoscenze è cruciale. Ben venga quindi l’incontro tra il mondo della ricerca e quello dei professionisti».
Per chi invece sceglierà di iscriversi all’intero Master il percorso di studi durerà un anno. Sarà riservato a un massimo di 30 allievi che spenderanno due trimestri in aula (lezioni, esercitazioni e seminari) e un trimestre in un’azienda per lo stage e la preparazione della tesi. La tassa di iscrizione al Master è 4.500 euro. Il Master è sponsorizzato da Veronafiere – Vinitaly, Cantina di Soave e Banca di Trento e Bolzano.
Il programma completo del Master e le informazioni per le iscrizioni sono disponibili sul sito internet dell’Università di Verona. Per ogni informazione per le aziende: Ufficio Stampa Master IveCI – comunicazione@assaggiatori.com.

Cosa c’è di più piacevole che passeggiare conversando spensieratamente con gli amici fra le deliziose stradine e le incantevoli piazze di un bel centro storico in una fresco tramonto di mezza estate? Certamente il poterlo fare con un bel bicchiere di vino in mano, magari con la possibilità di sorseggiarne di diverse tipologie e aziende, discutendone il carattere, la personalità, l’espressività, l’anima con amici appassionati e produttori competenti.
Chiunque ha una preparazione, anche minima, da sensorialista sa bene che l’olfatto è il senso che ha il maggiore potere persuasivo. E’ stato definito, a ragione, il "seduttore segreto", in un
Ho appreso con soddisfazione che il ministro De Castro ha pensato a un’autorità centrale di vigilanza sui consorzi assegnandola alla Repressione Frodi, organismo dal nome terribile, ma che ha dimostrato di avere una competenza e, in genere, un equlibrio fuori discussione. E con pari – se non con maggiore soddisfazione – di constatare che il presidente della grande Confederazione Italiana della Vite e del Vino si sia espresso con molto favore verso questa decisione. Ma, visto che c’è tanta gente animata di buona volontà, non è che si potrebbero rivedere anche i meccanismi con i quali operano le commissioni di degustazione? Non mi sento di entrare nel merito di come lavorano in questo ambito, ma di sicuro le regole che seguono sono lontane qualche lustro da quelle dell’analisi sensoriale e non consentono di valutare l’attendibilità del dato. Sarà forse per questo che le percentuali dei vini promossi raggiunge in certi casi livelli elevatissimi? Ma se questo fosse dovuto al fatto che veramente i vini hanno tutti un elevato livello qualitativo, non sarebbero più felici anche i produttori di essere sottoposti a un metodo più autorevole?
Ultima cena delle vacanze a pochi chilometri da Monaco di Baviera: due secondi di carne con ricco contorno di qualità ineccepibile e di formato camionista, due deliziose Efenweizen da mezzo litro, un servizio impeccabile. Conto da 26 euro. Primo pranzo in Italia, a pochi chilometri da Trento: due piattini di roastbeef (il contorno è stato ordinato ma se ne sono dimenticati), una piccola Pils, una piccola minerale, due espresso. Conto 22 euro.
E’ incredibile quanto incida l’esperienza, la competenza, la sensibilità del panel leader sulla buona riuscita di un test.
Ha ancora senso parlare di analisi sensoriale come analisi del percepito o non sarebbe più opportuno introdurre a fianco di essa il concetto di analisi extra-sensoriale intesa come analisi del vissuto?
Ieri al Centro Studi Assaggiatori è stata una giornata consacrata alla grappa: una giornata monografica completamente dedicata al nostro distillato nazionale. Un gruppo di assaggiatori esperti ha passato diversi tipi di grappa ai raggi X: tutte sottoposte ai test di analisi sensoriale innovativi, alcuni così innovativi da essere ancora in fase sperimentale. Condizioni dell’ambiente come sempre controllate, assaggi rigorosamente alla cieca con piano ruotato, panel leader di esperienza: insomma le condizioni migliori per ottenere dati che ci faranno capire meglio alcuni nuovi scenari della grappa.
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In anteprima l’indice dei principali temi trattati da L’Assaggio, l’unica rivista italiana a parlare diffusamente di analisi sensoriale