Sensory News

Ricerche di mercato, tendenze sensoriali, nuovi metodi e analisi di prodotti
 

La sensomica: la decodifica sensoriale delle molecole che originano gli stimoli

Ogniqualvolta assaggiamo un alimento, nel nostro corpo si attiva un supercomputer biologico: circa 390 recettori nel naso e 40 sulla lingua lavorano insieme per decodificare il cibo. Ma la vera sorpresa è che il “gusto tipico” di un alimento non è dato da una singola molecola magica, bensì da un vero e proprio codice combinatorio segreto di aromi e sapori.
Oggi la scienza fa un passo avanti grazie alla Sensomica, una disciplina rivoluzionaria che studia l’impronta digitale chimico-olfattiva degli alimenti.

Ecco in video l’intervento di Gianni Galaverna, Università degli Studi di Parma.

Le scienze sensoriali per il marketing | Cristina Varchetta

Ho conosciuto Cristina al corso per diventare Panel Leader in analisi sensoriale, quindi so che mi trovo di fronte una giovane donna che ha già capito l’importanza delle scienze sensoriali e le sta introducendo nelle attività della sua cantina di famiglia, le Cantine degli Astroni, una bomboniera incastonata nei Campi Flegrei, alle porte di Napoli. Sono quindi molto curiosa di scoprire come la parte sensoriale possa essere di supporto alla comunicazione dei vini di Cantine Astroni.

Come responsabile dell’accoglienza so che organizzi tantissimi eventi e degustazioni in cantina. Come utilizzate le scienze sensoriali per la vostra comunicazione marketing?

“Come ben sappiamo – spiega Cristina – le nuove generazioni sono sempre più distanti dal mondo del vino, ma quello che io ho percepito nella mia esperienza in ospitalità e quindi a contatto con il pubblico, c’è proprio il timore di esprimere le proprie sensazioni, di riuscire a dare un nome a quello che sentono. Soprattutto con l’olfatto si è sempre più in difficoltà e quindi quando faccio degustazioni cerco di non utilizzare assolutamente termini tecnici, evito parole come tannino oppure colore giallo paglierino, ma cerco termini che possono essere più comuni e che esprimono quella percezione che poi è quello che è stato insegnato a me quando ho partecipato al corso. Questo per Cantine degli Astroni significa diversificazione perché altre cantine non hanno personale formato che dà questo taglio all’assaggio.
Mi ero anche resa conto che i bambini quando venivano all’interno delle cantine si annoiavano profondamente, quindi ho creato questo progetto presentato all’interno di scuole di un tour legato all’analisi sensoria per i bambini. Loro non conoscono affatto il proprio territorio, quindi inizio proprio spiegando i vari tipi di terreno, faccio capire loro per esempio la differenza tra il tufo e la sabbia vulcanica e ho creato una semplice scheda sensoriale dove possono esprimere quello che sentono. Ovviamente non bevono vino! Però è bello sentirli parlare di dolce quando assaggiano acqua e zucchero o di acido quando bevono una soluzione con acido citrico.
Inoltre organizzo molte attività multisensoriali e culturali legate alla musica, presentazione di libri o anche arte, mi piace far entrare le persone nel mondo del vino attraverso altri canali. L’analisi sensoriale cerco di portarla a 360° anche nei momenti di formazione insieme ai miei collaboratori, lavoriamo sul linguaggio che esprime le percezioni dei nostri vini e ho notato che questo modo più immediato di comunicare incentiva anche le vendite nello shop, d’altronde le nostre attività sono comunque finalizzate alla vendita e la comunicazione sensoriale in questo caso aiuta.

Come è strutturato il vostro piano di comunicazione nel 2026? (fiere, eventi, cartaceo, web e altri)?

Per quanto riguarda la comunicazione social, l’azienda non si affida a social media manager, lo faccio direttamente io proprio per mantenere anche nella comunicazione il nostro senso di genuinità e di impresa di famiglia. Dalla linea di imbottigliamento agli eventi speciali mostro nei video quello che avviene senza troppi filtri, anche se non tutto è perfetto ma è sicuramente autentico di quello che avviene in cantina. Continuo a seguire anche il nostro sito web, tenendolo sempre aggiornato con i tour che organizziamo, con i premi che vincono i nostri vini, rendendolo interattivo come fosse uno strumento a disposizione del pubblico, ormai i cosiddetti “siti vetrina” non sono più efficaci per la comunicazione.
Siamo presenti anche nelle principali fiere di settore quali Vinitaly e Slow Wine Fair, dove però non facciamo ancora una raccolta dati puntuale sul percepito dei nostri vini.
Per quanto riguarda il mondo delle riviste di settore come Cantina degli Astroni ogni tanto vengono a farci interviste o i giornalisti chiedono di parlare dei premi che vinciamo, normalmente non acquistiamo però pagine di pubblicità sulle riviste cartacee, ci concentriamo più sulla comunicazione digitale. In questo momento mi interessa comunicare bene i premi che abbiamo vinto perché sui mercati esteri vengono presi molto in considerazione.

Fate schede sensoriali dei vostri prodotti per i venditori, cataloghi, sito o altro? O in quel modo e da chi vengono fatte le descrizioni?

“Siamo sempre più circondati da un mondo effimero, – prosegue Cristina – invece quello che serve è dare concretezza. Per esempio nel retro delle nostre etichette non utilizziamo molte descrizioni delle caratteristiche del vino o con quale piatto abbinarlo, preferiamo mostrare su una mappa disegnata la dislocazione della vigna dove si sono raccolte le uve utilizzate per fare quel vino per legare il consumatore al nostro territorio.
Mi piacerebbe, in effetti, predisporre un lavoro da pubblicare sul nostro sito internet di anno in anno sulle proprietà sensoriali dei vini e di come si modificano, perché ogni annata non è uguale all’altra, quindi in questo caso un test di analisi sensoriale che registra una “carta di identità” per ogni tipologia di nostri vini e come si evolvono con gli anni aiuterebbe in molti a capire che il vino non è una ricetta bensì un prodotto che evolve continuamente.

Quali sono i mezzi che oggi ritieni più efficaci per la comunicazione dei prodotti?

“Da parte mia continuerò con l’accoglienza, avere persone che vengono a visitarti e si affezionano significa creare clienti che a loro volta trasferiscono l’esperienza che hanno passato da noi ad altri amici e conoscenti e questo crea un passaparola virtuoso.
Inoltre per me ora è importante comunicare i punteggi ottenuti dai nostri vini per posizionarli e aprire nuovi mercati, soprattutto negli USA e in Asia. Il mio obiettivo non è tanto quello di far capire con quali piatti italiani si abbina bene il mio vino perché nel mercato estero solo una piccola percentuale di consumatori si reca nei ristoranti veramente italiani, quello che a me interessa è far capire agli stranieri come abbinare i miei vini alla loro cucina locale”.

Monica Panzeri

Diventa Panel Leader per supportare la tua azienda con dati oggettivi

Le date della seconda sessione di formazione per il Corso per Panel Leader, dal 7 al 9 luglio a Milano.

Questo percorso formativo è progettato per trasformare un assaggiatore competente in un manager dell’analisi sensoriale. Il Panel Leader è la figura chiave capace di organizzare il lavoro in ogni aspetto, scegliendo il test corretto per ogni esigenza e validando la qualità del lavoro del gruppo. L’obiettivo è passare dalla semplice percezione alla misurazione, fornendo supporto a tutte le funzioni aziendali.

Diventare panel leader: i vantaggi per la tua azienda

Un marketing efficace e vendite basate sul valore
In un mercato competitivo, le differenze tra prodotti sono spesso sfumate. Un Panel Leader formato sa utilizzare test specifici (anche analogico-affettivi) per individuare i reali driver di preferenza e i punti di forza oggettivi rispetto ai competitor. Questi dati permettono di costruire campagne di comunicazione e copy per i social basati su certezze, non su opinioni. Inoltre, trasferire queste competenze alla rete vendita permette di spostare la trattativa dal prezzo al valore reale e percepito del prodotto, trasformando i venditori in consulenti.

Efficienza in ricerca e sviluppo e ottimizzazione dei costi
L’analisi sensoriale guidata da un Panel Leader riduce drasticamente l’approccio trial-and-error nello sviluppo prodotto. I dati sensoriali permettono di ottimizzare le ricette con precisione chirurgica: è possibile, ad esempio, evitare l’utilizzo di ingredienti costosi che non hanno un impatto sensoriale significativo sul prodotto finale, proteggendo la marginalità senza intaccare la qualità percepita.

Controllo fornitori e standardizzazione
Il corso fornisce le competenze per valutare oggettivamente il rapporto qualità/prezzo delle materie prime. Il Panel Leader è in grado di definire profili sensoriali vincolanti da inserire nei capitolati d’acquisto, monitorando che gli standard dei fornitori rimangano costanti nel tempo e garantendo una qualità uniforme al consumatore finale.

Good Senses: specialisti in analisi sensoriale per il business

Good Senses rappresenta un unicum nel panorama italiano: siamo una società focalizzata al 100% sull’analisi sensoriale per la ricerca & sviluppo e per il marketing. La nostra autorevolezza si fonda su questi pilastri distintivi:

  1. Metodologia HISA (Highly Informative Sensory Analysis): Applichiamo un approccio scientifico rigoroso che permette di ottenere un livello di dettaglio informativo senza precedenti. Questo metodo trasforma la percezione in dati oggettivi, essenziali per prendere decisioni consapevoli e minimizzare i rischi nel lancio di nuovi prodotti.
  2. Tecnologia e statistica robusta: Utilizziamo il software proprietario Big Sensory Soft, concepito per elaborare i dati con tecniche statistiche avanzate. Questo ci consente di validare ogni risultato, garantendo che le informazioni fornite siano libere da bias soggettivi e pienamente affidabili per il business.
  3. Team altamente specializzato: Il nostro gruppo di lavoro è composto da professionisti con esperienza pluridecennale e docenti universitari. Operiamo come concessionari esclusivi dei metodi del Centro Studi Assaggiatori, istituzione che ha fatto la storia della materia in Italia in oltre trent’anni di attività
  4. Esperienza internazionale: I nostri protocolli di analisi e formazione sono applicati quotidianamente in contesti diversificati. Lavoriamo a supporto di primarie aziende italiane ed estere, collaborando con multinazionali leader nel settore food & beverage e gruppi operanti sui mercati asiatici ed europei. Questa esperienza trasversale ci permette di trasferire ai partecipanti un know-how aggiornato sulle esigenze globali del settore.
Sessione di formazione

07-09 Luglio 2026, Confcooperative Milano

La docenza di questa sessione è affidata a:

  • Gian Paolo Braceschi: Tecnologo alimentare con master in analisi sensoriale e professore universitario a contratto presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore (Piacenza). È Amministratore Delegato di Good Senses, Direttore Generale IEI e membro del CdA del Centro Studi Assaggiatori.
  • Manuela Violoni: Membro del CdA del Centro Studi Assaggiatori e probiviro di IIAC – International Institute of Coffee Tasters. È specializzata in test e indagini sul consumatore, professore universitario a contratto e autrice di manuali tecnici.

Termine iscrizioni: 23 giugno 2026

Contatti

Per maggiori informazioni:

scrivi a info@goodsenses.it
contattaci al +39 375 8485110

Dalla molecola allo stimolo: a Brescia il futuro delle scienze sensoriali

Grande partecipazione e contenuti di frontiera per il workshop Iasa “Dalla molecola allo stimolo per la predizione della qualità alimentare”, ospitato l’8 maggio a Brescia dalla Fondazione Iniziative Zooprofilattiche e Zootecniche. Oltre cinquanta partecipanti tra manager, sensorialisti, accademici e tecnologi, arrivati da tutto il Nord e Centro Italia, hanno animato una giornata che ha confermato il crescente interesse verso sensomica, intelligenza artificiale e nuove frontiere dell’analisi sensoriale.

A moderare i lavori, dopo la cordiale apertura del prof. Mario Colombo, responsabile scientifico della fondazione, è stato il prof. Luigi Bonizzi dell’Università degli Studi di Milano, che ha sostituito il prof. Roberto Zironi, accompagnando il pubblico in un percorso che ha intrecciato neuroscienze, statistica, linguaggio e chimica dell’aroma. Particolarmente apprezzato il test sensoriale sui cioccolatini innovativi Venchi, seguito dall’intervento di Giovanni Battista Mantelli, direttore ricerca e sviluppo dell’azienda, che ha illustrato come le molecole concorrano alla costruzione del profilo sensoriale del cioccolato.

Grande interesse ha suscitato anche il secondo test sensoriale, ideato per presentare un metodo inedito di valutazione, classificazione e descrizione degli aromi, in linea con il percorso di ricerca che ruota attorno a Sensorium, il lessico sensoriale sviluppato dal Centro Studi Assaggiatori.

Molto seguiti anche gli interventi di Gianni Galaverna sulla sensomica, di Devis Bianchini e Massimo Giordani sul rapporto tra intelligenza artificiale e percezione e di Eugenio Brentari sui test sensoriali ad alta utilità informativa, temi che hanno aperto un intenso dibattito finale sulle prospettive future delle scienze sensoriali.

Le scienze sensoriali per il marketing | Andrea Bino e la nuova identità di Surgital: innovare la freschezza attraverso la percezione

Parlare con Andrea Bino significa entrare in una delle realtà più interessanti del foodservice italiano. Marketing manager di Surgital S.p.A., azienda fondata nel 1980 e oggi riferimento nella pasta fresca surgelata e nei piatti pronti (Fiordiprimi), Bino rappresenta una figura capace di coniugare visione strategica e conoscenza profonda del mercato. Surgital, con sede in Romagna e una forte presenza internazionale, ha recentemente avviato un importante percorso di riposizionamento, sintetizzato nel claim “Celebrating Freshness”, che segna il passaggio da produttore di pasta a gruppo più ampio, attivo anche nei segmenti food e bakery.

«Le innovazioni su cui stiamo lavorando nascono tutte da una lettura molto attenta del mercato», spiega Andrea Bino. «L’Italia per noi resta il laboratorio principale e grazie a una rete di specialisti tecnici di prodotto riusciamo a raccogliere informazioni estremamente precise sui bisogni reali degli operatori». Da qui deriva una doppia direttrice: da un lato l’evoluzione dell’offerta, con il rafforzamento delle linee di piatti pronti e soluzioni *ready to serve*, dall’altro un lavoro profondo sull’identità dell’azienda, recentemente tradotto in un restyling completo e in una nuova architettura di marca”.

«Abbiamo ridotto i marchi per rendere più chiara la proposta: Pastificio Bacchini per la tradizione del primo piatto italiano, Divine Creazioni per il segmento premium e una linea dedicata ai piatti pronti. È un modo per parlare meglio al mercato, ma anche per guidarlo». Alla base resta un principio forte: la surgelazione non è un limite, ma uno strumento. «Non è in conflitto con la freschezza, è semplicemente una tecnologia di conservazione. La qualità, se c’è all’origine, resta».

Le motivazioni dell’innovazione sono quindi legate a tre fattori principali: praticità, riduzione degli sprechi e sostenibilità economica per il cliente. «Il foodservice ha bisogno di prodotti affidabili, che semplifichino il lavoro e permettano di gestire il food cost. Ma questo non può avvenire a scapito dell’esperienza».

Ed è qui che entra in gioco l’analisi sensoriale. «Per noi è uno strumento fondamentale, anche se oggi è ancora in parte esternalizzato», sottolinea Bino. Surgital affianca infatti ai test interni – condotti da chef e responsabili – un sistema di validazione più ampio: prima del lancio, i prodotti vengono sottoposti a pre-test con clienti reali in diverse aree geografiche, per raccogliere feedback e calibrare le ricette.

Parallelamente, l’azienda sta sviluppando un progetto per strutturare un panel interno di giudici sensoriali. «L’obiettivo è avere una capacità sempre più precisa di leggere la percezione e trasformarla in indicazioni operative». In questo senso, anche l’Accademia Degusto gioca un ruolo importante: non solo formazione, ma luogo di confronto continuo con il mercato.

«Innovare oggi significa riuscire a interpretare ciò che il consumatore percepisce, non solo ciò che dichiara», conclude Bino. «E la sensorialità è il punto in cui questa interpretazione diventa concreta».

Luigi Odello

Redatto con il contributo di AI

Carpigiani compie 80 anni e racconta la nuova grammatica del gelato: come cambiano gusti, riti e consumi nel mondo

Riprendiamo volentieri il comunicato di Carpigiani.

Nell’anno dell’anniversario dei suoi 80 anni, Carpigiani, leader mondiale nelle macchine per gelato artigianale, guarda alla propria community globale per interpretare il presente e capire il futuro del settore.
Da questo ascolto nasce, insieme a Sylla, la ricerca internazionale rivolta proprio alla rete Carpigiani nel mondo: professionisti della gelateria e della pasticceria, ex allievi della Carpigiani Gelato University e appassionati, i veri “gelato lovers”.
Oltre 900 interviste in 81 Paesi tra consumatori e operatori del settore restituiscono una fotografia chiara: 1 persona su 2 nel mondo consuma gelato e il gelato artigianale (cfr. Acomag https://www.acomag.it/it/il-gelato/) resta il punto di riferimento per qualità, con una valutazione media di 9,32 su 10 contro i 4,36 dell’industriale. A guidare le scelte sono qualità percepita (9,08) e servizio (9,00), segnando il passaggio da prodotto a esperienza.
Il consumatore appare più consapevole, con il 54% concentrato tra i 35 e i 54 anni, ma soprattutto sempre meno uniforme. Prende forma quella che la ricerca definisce una vera e propria “grammatica globale del gelato”: un linguaggio condiviso fatto di gusti, rituali e scelte. C’è chi resta fedele alla tradizione (28%), chi sperimenta e rincorre nuovi abbinamenti (26%), chi guarda a ingredienti e sostenibilità (18%), chi vive il gelato come momento sociale – i cosiddetti nuovi “edonisti sociali” (17%) – e chi privilegia semplicità e praticità (11%).
Sul fronte dell’offerta, il gelato amplia i propri confini. Accanto al prodotto artigianale crescono torte gelato, formati take-away e soft serve, mentre restano marginali proposte ibride come i frozen cocktail. Tra le tendenze emergono nuovi abbinamenti di gusto, attenzione al territorio e prodotti “clean label”, con il plant-based ancora limitato.
Il punto vendita diventa decisivo: il 64% dei consumatori sceglie gelaterie indipendenti perché percepite come più autentiche. L’esperienza complessiva data da ambiente, servizio e identità del locale diventa decisiva per la fidelizzazione.
Sul fronte degli operatori, il gelato entra sempre più nelle strategie di sviluppo. Le gelaterie rappresentano il 59,1% del campione, ma bar, caffetterie e ristorazione sono i segmenti che mostrano il maggiore dinamismo. Le priorità sono operative: il 43% degli operatori punta sull’ottimizzazione dei processi produttivi, seguita dalla riduzione dei tempi di lavoro e dalla standardizzazione della qualità. In questo contesto prende spazio il “frozen dessert”, cioè l’insieme delle preparazioni fredde – dal gelato alle torte fino ai dessert più elaborati – che escono dalla logica del semplice fine pasto e diventano una proposta autonoma e strutturata.
“Questa ricerca mostra un mercato più maturo e consapevole, dove cambiano i consumi e cresce l’attenzione alla qualità e all’esperienza. Per Carpigiani la tecnologia diventa un fattore chiave di differenziazione perché incide direttamente sul prodotto e sul lavoro quotidiano. In questo senso l’ascolto della nostra community è decisivo: è da lì che arrivano segnali ed indicazioni utili a supportare le nostre scelte” — afferma Federico Tassi, direttore generale di Carpigiani.

“Questa ricerca ci racconta che il gelato artigianale non è un prodotto del passato, ma uno dei linguaggi contemporanei più forti del food esperienziale. In 81 paesi abbiamo trovato consumatori della community Carpigiani che cercano autenticità, qualità, emozione e identità molto più del semplice prezzo. Il futuro del gelato si giocherà quindi sulla capacità di unire tradizione, creatività e territorio, con la tecnologia al servizio dell’artigiano e non in sua sostituzione. È questo, oggi, forse il vero vantaggio competitivo globale del gelato italiano” — ha commentato Furio Camilo, professore di statistica aziendale all’Università di Bologna e responsabile scientifico di Sylla.

Le scienze sensoriali per il marketing | Maria Laura Corollaro, l’innovazione che passa dal desiderio

Nel mondo della confetteria, Perfetti Van Melle rappresenta uno dei player globali più solidi e riconoscibili, capace di trasformare il piacere immediato del dolce in una promessa sensoriale coerente e replicabile su scala internazionale. Dai chewing gum ai candy iconici, l’azienda ha costruito il proprio posizionamento su un equilibrio raffinato tra ricerca, marketing e capacità di leggere in anticipo i desideri dei consumatori.
Abbiamo approfondito questi temi con Maria Laura Corollaro, che dirige il laboratorio sensoriale di Lainate e coordina le attività di sensory e consumer science a supporto globale di ricerca e sviluppo, marketing e qualità.

CHE COSA BOLLE IN PENTOLA IN PERFETTI VAN MELLE?

«L’innovazione è continua, ma spesso non visibile dall’esterno», esordisce Corollaro. «Il nostro dipartimento supporta tutte le funzioni aziendali, lavorando su ottimizzazione delle ricette, rinnovamento dei prodotti e validazione dei claim sensoriali».
La riservatezza è d’obbligo sui progetti in corso, ma emerge chiaramente la logica: piccoli cambiamenti, anche minimi, vengono studiati e validati con rigore. «Anche una variazione apparentemente marginale richiede verifiche puntuali per garantire coerenza e qualità».

QUALI SONO I PERCORSI DI INNOVAZIONE?

«Il processo nasce dal Marketing e dal Consumer Insights Department», spiega Corollaro. «Sono loro a leggere i trend, anche con il supporto di agenzie esterne, e a definire se intervenire su prodotti esistenti o sviluppare nuove categorie».
L’innovazione segue quindi più direttrici: dallo sviluppo di nuovi prodotti per nicchie emergenti, alle modifiche delle ricette per allinearsi ai gusti contemporanei, fino all’innovazione di packaging.
«Il nostro ruolo», precisa, «è quello di supportare queste scelte con strumenti sensoriali e consumer science, offrendo una lettura oggettiva delle percezioni».

QUALI SONO GLI AROMI DI TENDENZA? E QUANTO GIOCA IL PACKAGING?

Sul fronte aromatico, le indicazioni arrivano da osservatori globali. «Ci basiamo su trend diffusi da agenzie», racconta Corollaro, «che vengono poi interpretati dal Consumer Insights Department».
Ma la vera chiave è l’intensità. «Un esempio molto chiaro è la menta: negli anni abbiamo osservato una richiesta crescente di freschezza e intensità, soprattutto nei consumatori più giovani».
Un’evoluzione che non riguarda solo l’aroma, ma l’esperienza complessiva. «Oggi il prodotto deve essere più “performante”, più deciso. È una tendenza che segmenta, ma che il mercato richiede».
E il packaging? «Gioca un ruolo fondamentale», risponde senza esitazioni. «Non solo nella comunicazione, ma nell’uso. Un progetto recente di successo è stato il nuovo incarto dei lecca-lecca Chupa Chups, pensato per essere più facile da aprire».

COME STA EVOLVENDO IL MERCATO?

«Il mercato è sempre più orientato all’esperienza», osserva Corollaro. «Non basta più soddisfare: bisogna sorprendere, offrire qualcosa di distintivo».
Questo porta a una maggiore specializzazione dei prodotti e a una segmentazione più marcata dei target. «Le preferenze si stanno polarizzando: da un lato prodotti più delicati, dall’altro esperienze molto intense».

COME UTILIZZATE LE SCIENZE SENSORIALI NELL’INNOVAZIONE?

Qui emerge il cuore del sistema.
«Il nostro laboratorio sensoriale supporta ricerca e sviluppo, marketing e qualità a livello globale», spiega Corollaro. «Lavoriamo sia sulla valutazione dei prodotti sia sulla validazione dei claim sensoriali».
Accanto alle metodologie classiche, l’azienda integra anche strumenti avanzati: «Per progetti specifici utilizziamo, tramite agenzie esterne, tecnologie innovative per studiare le reazioni dei consumatori».
Il legame tra sensorialità ed emozioni è un campo ancora aperto. «Non è qualcosa che utilizziamo nella routine quotidiana», precisa, «ma in alcuni progetti mirati ci aiuta a comprendere meglio il significato profondo che il consumatore dà all’esperienza del prodotto».

OLTRE IL GUSTO, VERSO IL SIGNIFICATO

Dalle parole di Maria Laura Corollaro emerge un modello evoluto: l’innovazione non è solo tecnica o creativa, ma interpretativa. Si tratta di comprendere non solo ciò che il consumatore percepisce, ma ciò che prova e ricorda.
È qui che Perfetti Van Melle costruisce il proprio vantaggio competitivo: nella capacità di trasformare un aroma, una texture o un packaging in un’esperienza coerente con le aspettative, ma capace anche di superarle.

Luigi Odello

Redatto con il contributo di AI

Cannoloterapia

C’è chi trova conforto nella meditazione e chi preferisce affidarsi ai dolci: a Siracusa, Franco Neri ha inventato un rimedio originale e inconfondibile, la Cannoloterapia. Più che una trovata, è un’esperienza sensoriale codificata e persino registrata, che invita a riscoprire il piacere autentico del cannolo siciliano. Tutto nasce da un laboratorio di pasticceria che da oltre mezzo secolo lavora con ingredienti di qualità e passione artigiana. La Cannoloterapia accompagna chi assaggia in un percorso che coinvolge tutti i sensi, fino a un “sesto senso” di appagamento totale. Neri l’ha portata anche oltre la Sicilia, con eventi speciali come la clinica temporanea aperta a Milano, per dimostrare che, talvolta, il miglior antidoto al malumore è un dolce ben fatto – servito, naturalmente, dopo il caffè.
La Cannoloterapia è stata oggetto di una tesi all’Università di Torino al corso di Scienze della Comunicazione: “La tutela del marchio nel marketing digitale. Il caso del marchio Cannoloterapia”. Una tesi che Franco Neri, a ragione, ha voluto pubblicare.

Autore: Diletta Bianchi
Formato:
14,5 x 20,5
Pagine:
106

Le scienze sensoriali per il marketing | Dalla conserva alla soluzione pronta: l’innovazione secondo Luca Specolizzi

Nel panorama delle conserve vegetali italiane, Pucci S.r.l. rappresenta una realtà dinamica, capace di evolvere da produttore tradizionale di sottoli e sottaceti a interprete delle nuove esigenze del mercato. Alla guida della ricerca e sviluppo c’è Luca Specolizzi, laureato in Scienze e Tecnologie alimentari, con un percorso professionale completo che lo ha visto attraversare tutta la filiera produttiva, dall’operatività in stabilimento fino al controllo qualità e alla supervisione. Un’esperienza che oggi gli consente di coniugare visione strategica e concretezza industriale.

«Stiamo vivendo una fase di trasformazione importante», spiega Specolizzi. «Il mercato richiede prodotti sempre più immediati, con un livello di servizio elevato. Per questo stiamo affiancando alle conserve tradizionali una gamma di salse, sughi e piatti pronti, pensati per un consumo rapido ma qualitativamente coerente con le aspettative del consumatore».

Tra le innovazioni più significative spiccano le insalate di riso ambient, sterilizzate e pronte al consumo, proposte in diverse varianti. «La sfida principale è stata sensoriale», continua. «Portare un prodotto sterilizzato a temperatura ambiente a essere percepito come gradevole, mantenendo struttura e qualità del riso». A questo si affianca lo sviluppo di un liquido di copertura a base acquosa, addensato con idrocolloidi e visivamente simile all’olio, che consente di eliminare i grassi senza compromettere l’esperienza.

Le motivazioni sono chiare: rispondere a una domanda crescente di praticità, salute e leggerezza, senza rinunciare al piacere. «Oggi il consumatore vuole prodotti pronti, ma anche più equilibrati dal punto di vista nutrizionale e coerenti con stili alimentari emergenti».

In questo contesto, l’analisi sensoriale gioca un ruolo centrale. L’azienda dispone di un panel interno di otto giudici addestrati, che utilizzano schede strutturate e strumenti di elaborazione come gli spider plot per leggere in modo sistematico i dati. «La sensorialità è il nostro primo criterio di validazione», sottolinea Specolizzi. «Ogni innovazione deve passare da lì, soprattutto quando si lavora su trattamenti termici che possono impattare su aroma e colore».

Particolare attenzione è dedicata proprio alla stabilità degli aromi e alla componente cromatica, elementi decisivi nella percezione dei vegetali. L’azienda collabora con fornitori specializzati per sviluppare aromi su misura e sperimenta tecniche come l’incapsulazione con ciclodestrine per preservare le note più delicate. Parallelamente, si affida a strumenti analitici avanzati e a laboratori esterni per approfondimenti chimici e microbiologici.

«Innovare oggi significa integrare tecnologia, percezione e aspettative del consumatore», conclude Specolizzi. «E l’analisi sensoriale è il punto in cui tutto questo si misura davvero».

Luigi Odello
Noemi Gennari

Redatto con il contributo di AI

Gli interventi conclusivi | Dalla molecola allo stimolo per la predizione della qualità alimentare

Dalla molecola allo stimolo per la predizione della qualità alimentare
Brescia – Auditorium “Angelo Pecorelli”
8 maggio 2026, h 08:00

Con la speranza che l’evento sia di vostro interesse, considerato che i posti sono limitati, vi preghiamo di pre-registrarvi attivando il link: https://forms.gle/weeXy9HYiLhGXvrT8
Potremo così inviarvi i riferimenti per la registrazione secondo quanto richiesto dalla Regione Lombardia che riconosce alla giornata i crediti ECM.


Devis Bianchini
Università degli Studi di Brescia
Come l’intelligenza artificiale può aiutare nell’esplorazione dei report di analisi sensoriale?
L’esplorazione dei report di analisi sensoriale rappresenta spesso una sfida, soprattutto per chi non è esperto: i dati sono complessi, il linguaggio è tecnico e le conclusioni dipendono fortemente dal contesto e dal metodo utilizzato. L’Intelligenza Artificiale può offrire un supporto concreto, trasformando questi report in strumenti più accessibili, interrogabili e utili per prendere decisioni.
I modelli linguistici permettono di dialogare con i dati, facilitando la comprensione di risultati, tendenze e anomalie. Tuttavia, da soli possono risultare poco affidabili, generando interpretazioni plausibili ma non sempre corrette, soprattutto in un dominio delicato come quello sensoriale, dove il “sensore” è l’essere umano e fattori come bias, condizioni di test e protocollo influenzano profondamente gli esiti.
Per questo è fondamentale affiancare alla capacità conversazionale una solida base di modellazione concettuale: una rappresentazione esplicita dei concetti chiave dell’analisi sensoriale (metodi, lessici, vincoli, buone pratiche) che guidi l’AI nell’interpretazione dei report. In parallelo, l’integrazione con strumenti di recupero dati consente all’agente di accedere a documenti, procedure e schede tecniche, verificare le informazioni e motivare le risposte con evidenze.
In questo modo, l’Intelligenza Artificiale diventa un assistente per l’esplorazione dei report sensoriali: aiuta a navigare i dati, chiarire il significato dei risultati, confrontare prove e individuare pattern, mantenendo coerenza con il metodo utilizzato. Il risultato è una Sensory AI che unisce la flessibilità del dialogo al rigore di dati e modelli, migliorando trasparenza, comprensione e fiducia nelle analisi.

Massimo Giordani
Università degli Studi di Torino
Intelligenza artificiale: l’AI può influenzare le nostre percezioni?
Deepfake indistinguibili dalla realtà, voci clonate in pochi secondi, feed visivi ottimizzati per plasmare gusti ed emozioni: l’intelligenza artificiale ha già varcato la soglia dei nostri sensi. La relazione esplora come i sistemi di IA agiscono su vista, udito e tatto, sfruttando i meccanismi predittivi del cervello, con effetti che vanno dalla manipolazione estetica all’erosione del confine tra reale e sintetico. Accanto ai rischi, emergono opportunità straordinarie in medicina, educazione e accessibilità. Obiettivo finale: costruire una nuova alfabetizzazione sensoriale per navigare consapevolmente il mondo che ci attende.

Eugenio Brentari
Università degli Studi di Brescia
I test sensoriali ad alta utilità informativa: metodi statistici per pesare i segnali deboli
Nei test sensoriali avanzati emerge sempre più chiaramente il bisogno di distinguere tra ricchezza descrittiva e affidabilità dell’informazione. L’ampliamento dei vocabolari (e talvolta anche delle scale di valutazione) consente di cogliere sfumature sottili, ma introduce contemporaneamente una quota non trascurabile di variabilità legata ai giudici, al contesto e alla natura stessa della percezione.
In molti dataset sensoriali coesistono segnali forti (descrittori condivisi e stabili) e segnali deboli (intermittenti, poco riproducibili o fortemente dipendenti dall’interpretazione individuale). Questa eterogeneità rende complessa la lettura dei risultati e può limitare la capacità di confrontare prodotti, panel e sessioni nel tempo.
Quanto delle valutazioni espresse dal panel è effettivamente legato ai prodotti esaminati, e quanto riflette invece le “tendenze” del panel? Si corre il rischio di sovrastimare informazioni fragili o, al contrario, di perdere segnali potenzialmente rilevanti.
La possibilità, nei test sensoriali avanzati, di introdurre descrittori liberi rischia inoltre di aumentare ulteriormente la variabilità, dando spazio a sensazioni sporadiche e non condivise, oppure condivise ma espresse con termini diversi.
L’intervento propone quindi una riflessione sul tema della qualità dell’informazione sensoriale, con particolare attenzione ai limiti e alle criticità legate alla presenza di segnali deboli, alla variabilità tra giudici e alla difficoltà di stabilire criteri condivisi di affidabilità.