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Lo champagne fa buon sangue

Secondo il paradosso francese i nostri cugini d’oltralpe sarebbero meno soggetti a malattie cardiovascolari per via del vino che consumano. E se invece del vino… fosse lo Champagne? Un’affascinante teoria che farà gola a tutti gli amanti delle bollicine.

Ai tempi dell’università ogni professore (che insegnasse nutrizione, fisiologia umana, enologia o qualsiasi altra materia) amava tirar fuori sempre i medesimi aneddoti e storielle di pseudo-scienza. A fare da padrone la teoria, che forse li affascinava di più, del ben noto paradosso francese.

Per quest’ultimo si intende il fenomeno per il quale in Francia, nonostante l’alto consumo di alimenti quali formaggi, burro e carni rosse, alimenti quindi tra i più ricchi in acidi grassi saturi, l’incidenza di malattie cardiovascolari è minore rispetto ad altri Paesi dieteticamente comparabili, Inghilterra in primis. E cosa consumano i francesi di meno comune negli altri Stati? Il vino! Esso è stato indicato quindi come potenziale protettore da malattie cardiache, e il resveratrolo come principale responsabile.
Gli antiossidanti e i polifenoli del vino rosso sono diventati quindi i santi protettori delle nostre vene, creando un marketing “della salute” senza precedenti. Finalmente s’è riscoperto il vino tutti giorni, non solo perché è buono, ma perché fa bene.

Ci si può chiedere tuttavia il perché della scelta di questa associazione tra vino e migliore salute dei francesi. Non sarà un’ipotesi un po’ azzardata? Se i francesi sono i soli a mangiar grasso ed avere l’erre moscia, non vuol mica dire che l’erre moscia faccia bene, o no?

Facciamo una proposta dell’ultimo minuto: i francesi stanno meglio perché bevono Champagne. Potrebbe essere vero?
Diversi gruppi di ricerca si sono presi la briga di analizzare le performance salutistiche dello champagne. Cosa ne è venuto fuori? Che anche questa preziosa bevanda, sebbene povera in flavonoidi, è ricca in idrossicinnamati e acidi fenolici, l’acido gallico, l’acido caffeico, il tirosolo ecc. Questi, nonostante le dimensioni minori rispetto ai più noti polifenoli, possono contribuire al benessere del nostro organismo.

I ricercatori dell’Università di Reading, nel Regno Unito hanno per esempio osservato il comportamento di diversi topi, confrontando l’assunzione regolare di diverse bevande alcoliche o meno. I piccoli consumatori di Champagne hanno dimostrato, col tempo, un miglioramento dell’attività cerebrale e lo sviluppo della memoria spaziale, aprendo nuove prospettive verso l’uso di questa bevanda nella prevenzione di malattie che possono affliggere il nostro sistema celebrale.

Col nostro flûte ancora tra le dita, chiudiamo gli occhi, assaporiamo il frizzante che pizzica e gli aromi fruttati e floreali che si arrampicano lungo il naso, ci sentiamo ricchi per il solo motivo di aver assaporato qualcosa di esclusivo ed ammiriamo la bella compagnia con cui lo condividiamo attraverso il perlage che si districa dal fondo.

E ora, oltre che abbandonarci a questo piacere très chic perché fa bene al nostro umore possiamo dire che fa bene anche al nostro cervello. Cosa volere di più? Quindi, anche coloro i quali non amano il vino rosso e preferiscono le bollicine possono stare tranquilli e indulgersi al consumo (moderato!) anche dello Champagne!

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2 commenti

  1. Purtroppo non si sa: la letteratura a riguardo scarseggia! Si può solo supporre di si dato che molte delle molecole presenti (quelle che fanno bene alla salute) sono in comune tra i prodotti

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