Ricerche di mercato, tendenze sensoriali, nuovi metodi e analisi di prodotti
 

Che ci siano promotori occulti dietro il successo di certi vini?

Come sensorialisti non possiamo non chiedercelo e di certo in futuro ricorreremo alla sensomica: se complessivamente il vino presenta un quadro un po’ triste dal punto di vista commerciale, certi vini viaggiano in controtendenza. Che non sia merito di molecole che generano un’attrazione subliminale? Restiamo con questo quesito e passiamo ai dati, poco convinti che il consumo di alcol sia in crisi perché siamo diventati improvvisamente tutti ipocondriaci.

Il carrello della spesa degli italiani si fa decisamente più sobrio e le casse della grande distribuzione lo confermano in modo inequivocabile. Secondo le anticipazioni dell’ultimo studio realizzato da Circana per l’imminente Vinitaly, nel 2025 i supermercati e discount del Belpaese hanno visto passare sui nastri trasportatori 737 milioni di litri tra vino e spumante, lasciando sul campo la bellezza di 20 milioni di litri rispetto all’anno precedente.

I dati delineano i contorni di un’annata amara, che chiude con una flessione generale del 3,4% a volume e dell’1,1% a valore. A salvare il brindisi, di fatto, ci pensano esclusivamente le bollicine: gli spumanti sono gli unici a mantenere un rassicurante segno positivo, registrando una pur timida crescita dell’1,5% nelle quantità vendute. Sul podio del largo consumo regna incontrastato il Prosecco con oltre 53 milioni di litri acquistati, seguito da un Lambrusco in netto affanno e dall’imperturbabile Trebbiano. Curiosamente, mentre alcuni giganti storici perdono terreno, sugli scaffali si fanno notare le impennate del siciliano Grecanico e del piemontese Nebbiolo, veri e propri campioni di crescita a volume nell’ultimo anno. Il tutto a fronte di un rincaro dei prezzi che ha portato il costo medio dei vini a denominazione d’origine a quota 5,69 euro al litro.

Ma cosa si nasconde dietro questo calice mezzo vuoto? La chiave di lettura arriva da Virgilio Romano, Business Insight Director di Circana, che analizza il fenomeno senza troppi giri di parole, ricordando che se il 2024 aveva visto un lieve miglioramento, quest’anno il mercato è tornato indietro registrando una decrescita su tutti i fronti. Romano sottolinea che non si tratta di un’anomalia italiana, ma di un trend che coinvolge tutti i Paesi abituati al consumo di alcol, sempre più frenati da una nuova e diffusa attenzione alla salute. L’Italia, storicamente leader nella produzione e nel consumo, finisce inevitabilmente per pagare il conto più salato. Da qui l’interrogativo pungente rivolto da Romano all’intera filiera: una delle domande che dobbiamo porci è se sia necessario agire da un punto di vista della produzione, visto che i cali sono un po’ più veloci di quanto non avvenga alla produzione annua.

Insomma, il consumatore ha meno sete, o forse ha solo imparato a centellinare i propri acquisti. I nodi verranno definitivamente al pettine il prossimo 13 aprile, quando i dati completi saranno presentati alla tavola rotonda di Vinitaly. Sarà quella l’occasione per capire se e come i grandi marchi della distribuzione e della produzione decideranno di ricalibrare le proprie strategie di fronte a un mercato che sta cambiando pelle in modo irreversibile.

Contenuto redatto con supporto di IA