Amari: Caffo completa il codice sensoriale

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Gli amanti dell’amaro sono in crescita e le cifre lo dimostrano. Pochi però sanno che questa grande famiglia ha caratteristiche così eterogenee da essere degna di un vero codice sensoriale. Gli amari sono la prima espressione del bere forte, trovando invenzione giusto nel momento in cui ci fu la possibilità di avere acquavite per estrarre dai vegetali i principi galenici.
Fu la dimostrazione che non necessariamente le medicine devono essere cattive. Anzi, piacquero così tanto che, trovando la scusa che fanno bene, non mancò (e non manca) chi ne abusò.
Nascendo dal matrimonio di soluzioni idroalcoliche con principi officinali, è palese che a seconda dei vegetali che si trovavano sul territorio, della patologia da curare e della sensibilità dell’alchimista prima e del liquorista poi, gli amari abbiano assunto fisionomie sensoriali differenti fino a costituire un panorama così variegato da necessitare di una classificazione. Ecco quindi gli amaro-aromatici, gli amaro- dolci, gli amaro-amaro e gli amarissimi. Sono solo alcune delle categorie che si trovano sfogliando libri antichi.
Caffo nasce con il principe degli amaro-aromatici: l’Amaro del Capo. Poi giunge al generoso amaro-amaro Borsci e quindi approda al Petrus Boonekamp, uno dei più antichi in assoluto, che ha acquistato pochi giorni fa. Questo solo per citare le tappe più importanti, perché sfogliando il catalogo dell’azienda si trovano altre referenze. Mettendole tutte insieme si può davvero affrontare la stesura di un vero codice sensoriale.

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