L’analisi sensoriale a difesa del Made in Italy

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L’ultima edizione di Cibus ha intravisto uno spiraglio di luce per la ripresa del prodotto italiano nel mercato soprattutto internazionale, sostenuto dall’aumento dell’export confermato dalle stesse aziende produttrici. Una notizia certamente positiva, ma questo aspetto ha messo in evidenza anche un problema strettamente correlato al successo di un brand come può essere quello del Made in Italy.

Si tratta delle imitazioni che le nostre eccellenze gastronomiche incontrano in giro per il mondo. Certo, un fatto anche lusinghiero a testimonianza di quanto sia alto il valore dato alle nostre produzioni tanto da meritare una massiccia attività di copiatura che molto spesso sfocia in vere e proprie opere di plagio e contraffazione sostenute da politiche di difesa alquanto deboli e latenti, se non addirittura inesistenti.

Tale lusinga, però, ha delle profonde ripercussioni sia sull’immagine della nostra tipicità sia sulla nostra economia. Aspetto, questo, che sottolinea quanto le norme attuate a tutela dei nostri prodotti non siano sufficientemente forti da rappresentare un’arma di difesa per chi produce e uno strumento di garanzia per chi compra.

In Italia ci sono numerose istituzioni che difendono e tutelano i prodotti che rappresentano storia, tradizione e cultura attraverso marchi e disciplinari di produzione. Questi, oggi, non bastano più e sono anche inefficienti per lo sviluppo. Innanzitutto perché assicurano solo il minimo standard che i produttori devono seguire per fregiarsi del marchio e poi perché non sono affatto garanti della vera qualità del prodotto, conseguenza diretta di fattori imprescindibili come la materia prima, le tecniche di produzione e l’onestà intellettuale di chi produce. E poi perché non difendono anche l’immagine del brand che è facilmente imitabile e, a quanto pare, anche poco tutelabile.

Per evitare così la disgregazione del nostro brand e la polverizzazione in termini di promozione e tutela sarebbe opportuno fare fronte comune, difendendosi con un’arma assolutamente efficace: l’analisi sensoriale. Fare fronte comune su questo aspetto, significa dare ai produttori un strumento perfetto per caratterizzare le proprie specificità e nello stesso tempo offrire ai consumatori un metro di giudizio garante della qualità.

Infatti, l’analisi sensoriale permette di descrivere quello che è realmente percepito, quindi di valutare oggettivamente un prodotto e definirne la qualità. Ad avvalorare quanto affermato, anche la serie di interventi che hanno animato il programma del convegno ‘La progettazione del prodotto e l’analisi sensoriale’ tenutosi lo scorso 8 giugno al Tempio Adriano di Roma, organizzato da IASA in collaborazione con Agrinnova, progetto sviluppato dall’Azienda Romana Mercati.

Il dibattito, in cui sono intervenuti personaggi di rilievo del mondo della ricerca, del marketing, della comunicazione e dell’analisi sensoriale, ha fissato dei punti oggi imprescindibili anche per la tutela, valorizzazione e comunicazione del Made in Italy. L’estensione logica dei concetti espressi ribadisce quanto oggi sia fondamentale comunicare il vero e garantire quanto promesso. L’intervento del Prof. Zironi ha sottolineato quanto i rigidi disciplinari e le iper regolamentazioni rischiano di non essere al passo con i tempi e quanto la sicurezza generata dalle denominazioni quale automatico passaggio al successo sia oggi di minor appeal sul consumatore.

L’innovazione in questo ambito non significa tradire la tradizione e in un mondo globalizzato in cui la contaminazione culturale è sempre più evidente evidenzia quali azioni bisogna intraprendere per far percepire la qualità erogata: ed ecco che il marketing narrativo si rivela uno strumento ideale le cui fondamenta sono ancorate all’analisi sensoriale.

Se consideriamo il dato che l’Italia è il Paese con il più elevato numero di prodotti tipici e tradizionali a livello mondiale, si capisce quanto questo patrimonio sia assolutamente da proteggere, ma nello steso tempo è palese quanto questa ricchezza diviene difficile da difendere se ci si affida solo a rigidi regolamenti, difficilmente applicabili in ogni dove. Quindi, se la narrazione del territorio e dei prodotti è l’unico mezzo per comunicare e coinvolgere emozionalmente, come sostenuto dal Prof. Luigi Odello, tale racconto può farsi garante dell’esperienza del consumatore, anche se in capo al mondo.

Difendere il Made in Italy non è solo un fine economico ma pure un dovere culturale a tutela delle tipicità. Per concludere, si ribadisce che in questo modo la qualità può essere di tutti, ma la qualità ha un costo e l’analisi sensoriale, quale strumento di lettura e decodifica di ogni prodotto, può essere il mezzo per l’accettazione di tale onere.

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