21 November 2018
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Il primo laboratorio sensoriale nel biellese

Gli industriali biellesi hanno incontrato l’analisi sensoriale attraverso un seminario del Centro Studi Assaggiatori tenuto da Annalisa Renzi. Suggestivo il tema: l’impiego dell’analisi sensoriale nell’innovazione.

Non poteva essere altrimenti, perché il promotore è stato il Polo d’Innovazione Agrifood che ha colto l’occasione per aprire il primo sportello nel biellese e illustrare i contributi che la Regione Piemonte destina al settore per la ricerca e lo sviluppo.
Le scienze sensoriali rappresentano uno strumento di straordinaria modernità ed efficacia per guidare l’evoluzione delle produzioni verso una maggiore soddisfazione del consumatore, non solo attraverso la misurazione del percepito, ma anche mediante una narrazione che usa la mediazione dei sensi. Anche questo è innovazione.

21 November 2018
by Redazione
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Dodici drink per gustare il Piemonte nello spirito

È la miscelazione del distillato piemontese il tema scelto per il calendario artistico 2018/19 di Mazzetti d’Altavilla distillatori dal 1846, che viene dato alle stampe in questa stagione di distillazione delle vinacce piemontesi.
Con l’autunno si rinnova infatti la tradizione dell’almanacco che ha la particolarità di seguire la stagione della distillazione iniziando dunque con l’avvio degli alambicchi per concludersi poi agli inizi dell’autunno 2019, alla vigilia di una nuova annata di distillazione.
Si accendono dunque i riflettori su una mixology km O che utilizza le tante sfumature dell’universo di profumi e aromi del “Piemonte nello spirito” permettendo di effettuare un viaggio attraverso dodici giovani barlady e barman che hanno prestato la loro creatività e maestria nella miscelazione di grappe, acquaviti di vino, brandy e liquori.

21 November 2018
by Redazione
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Il museo del caffè di Trieste tra partnership e cultura caffeinica

Trieste è la città del caffè per eccellenza. Chi da parecchi anni si spende su più livelli – culturale, tecnico e promozionale – è Gianni Pistrini, esperto conoscitore della materia.

Dal 2001 realizza uno spazio espositivo per la città, oggi in cerca di una sede ufficiale. Quindici anni dopo, fonda l’associazione Museo del Caffè (aMDC) di cui ne è presidente.
Dal 2017, nel capoluogo Giuliano, si sono avviati i Cenacoli del caffè, incontri divulgativi sulle conoscenze del verde-brunito seme, ogni terzo giovedì del mese, che coinvolgono scienziati delle Università di Trieste, Udine e Bologna oltre a qualificati operatori del settore (Demus, Illy Caffè, Bazzara). Importanti anche la partnership con otto realtà museali europee che quest’anno ha coinvolto il Belgio.
Giorgio Micheli

14 November 2018
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Quando sulla tavola se ne vedono di tutti i colori

Negli ultimi tempi nel mondo gastronomico se ne vedono di tutti i colori, nel vero senso della parola. L’ultima trovata per tingere gli alimenti, evidentemente troppo naturali per i consumatori nel nuovo millennio, è il blue tea, un tè estratto dalle foglie di Clitoria Ternatea, fiore dai petali blu intenso, coltivato in Thailandia, Vietnam, Bali e Malesia. Prima di lui, a mandare in visibilio i gastro-amatori è stata una tonalità ancora più dark, il nero: aggiungendo carbone vegetale a impasti di pizze, gelati e croissant, si ottiene un macabro effetto funereo che, a quanto pare, entusiasma i più. Un ultimo esempio, perché non c’è due senza tre e perché così coloriamo un po’ la tavola, il cioccolato rosa, fotogenico protagonista delle gallerie di innumerevoli food blogger.
Perché ciò accada è un quesito interessante. Ci si è stufati dei soliti colori? I colori innaturali sono più fotogenici? La percezione dei sapori è differente? Dare una risposta non è così immediato, sono sicuramente tutti e tre considerazioni valide.
Diversi studi, come quelli condotti da Charles Spence, psicologo sperimentale dell’Università di Oxford, dimostrano come alcuni colori possano alterare la nostra percezione del cibo. Gli alimenti rossi ci sembrerebbero il 20% più dolci rispetto a quanto lo siano per davvero, mentre quelli verdi molto spesso ci appaiono più acidi. Retaggio evolutivo di quando, vivendo l’uomo nella foresta, l’aspetto di un alimento e il suo colore erano un importante indice di maturazione o putrefazione, ancore di vera e propria salvezza.
Brutte notizie allora per i nuovi alimenti blu come l’oceano, sicuramente a effetto ma non molto apprezzati dal nostro cervello che, poco stimolato al loro consumo, sembrerebbe associarli ad alimenti andati a male.

14 November 2018
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A Matera la prima asta del tartufo della Basilicata

A Matera, per i Sassi ma anche per il tartufo. Ebbene sì, perchè anche in Basilicata c’è un’altra preziosa risorsa, sotto terra, da proporre agli amanti della buona tavola.

Tesori dalla Terra, questo il titolo della manifestazione, che si è tenuta a Palazzo Viceconte domenica 11 novembre a Matera.

Parte così da Alba la valorizzazione del tartufo della Basilicata. Luca Braia, assessore alle politiche agricole e forestali della regione, ha coinvolto il Centro Nazionale Studi Tartufo e il Centro Studi Assaggiatori per due giornate di formazione. I partecipanti, una volta formati e acquisito il titolo di Giudici Sensoriali del tartufo, sono diventati parte attiva della manifestazione selezionando i lotti presentati all’asta.

Il Dipartimento agricoltura della regione Basilicata ha intrapreso così un percorso di conoscenza, diffusione e valorizzazione della cultura tartuficola che in collaborazione con la Fiera internazionale del tartufo bianco d’Alba ha permesso la realizzazione a Matera di un’Asta del tartufo di Basilicata.

14 November 2018
by Redazione
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I cinque abbracci

La felicità è uno stato reale che appartiene a ognuno di noi e, ogni giorno, migliaia di persone intraprendono nuove strade e sono alla ricerca di soluzioni per poterla ritrovare. I cinque abbracci è un metodo moderno che si basa sia sull’essenza dei preziosi e antichi insegnamenti che portano alla liberazione, sia sui principi base della fisica quantistica.
Il primo passo per riuscire a vivere nel nuovo mondo di pace e serenità è quello di saperlo vedere, di saper riconoscere tra le infinite possibilità di realtà quella che ci rende felici: è proprio modificando la visione che si crea un immediato cambio nella realtà.
In maniera semplice ed efficace, l’autrice, da sempre animata dal desiderio di condividere con gli altri quel reale tesoro che ha reso la sua vita un meraviglioso viaggio, ci offre qui una chiave per creare una nuova visione di se stessi e del mondo che ci circonda, così che possa avere origine una realtà più appagante: ci indica una strada per mettere in contatto l’uomo con la sua natura libera affinché possa toccare con mano la propria pienezza.

Titolo: I cinque abbracci. Una pratica moderna ed efficace per essere liberi e felici.
Autore: Carlotta Brucco
Editore: Anima Edizioni
Anno: 2013
Pagine: 205

7 November 2018
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Italian Roasting School: l’Espresso Italiano esiste

Perché, qualcuno aveva mai detto il contrario? Ebbene sì, c’è stato chi si è mostrato persino in video per affermare che l’Espresso Italiano non esiste, sostenendo la tesi che l’italica tazzina è così diversa da posto a posto da non poter essere compresa sotto un’unica denominazione. E’ un po’ come se qualcuno affermasse che l’umanità non esiste perché non abbiamo tutti lo stesso colore della pelle. C’è chi dice di peggio, quindi non c’è da stupirsi. Noi abbiamo trascorso una giornata intera in compagnia di Paolo Scimone e Antonio Biscotti e ne siamo usciti con la convinzione che non solo l’Espresso Italiano esiste (l’avevamo già prima), ma esisterà anche in futuro. E questo perché abbiamo dei giovani che, nel rispetto della diversità e dei valori antropologici, ne hanno codificato le regole della tostatura e compreso l’arte della miscela.
Armeggiando tra origini, curve di tostatura e requisiti matrimoniali, i due maestri sono giunti a sera dimostrando a un gruppo di giornalisti che non è poi così difficile distinguere lo stile italiano da altri. Il che non significa che il nostro sia migliore, ma semplicemente che ha una sua identità ben precisa.
Ma l’evento più importante è la nascita di un’Italian Roasting School che trasferisce un sapere per troppi anni custodito gelosamente dai torrefettori, refrettari a dichiarare le origini che usano e le curve di tostatura che portano all’inaquivocabile risultato di uno stile tricolore. Una scuola, come dovrebbero essere tutte le scuole, libera e aperta alla discussione, sicura di quanto trasferisce perché retta da professionisti che dimostrano quello che sanno fare attraverso i risultati che ottengono tutti i giorni.

7 November 2018
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I profumi via elettrodo: ci ribelliamo?

Kasun Karunanayaka e il suo gruppo, un team di ricerca della Malesia, hanno messo a punto un sistema capace di riprodurre gli odori mediante l’applicazione di elettrodi che agiscono sul nervo olfattivo. Lo apprendiamo da Panorama.it e la notizia ci lascia sgomenti, alla pari di quando avevamo letto di un marchingegno analogo inventato dai giapponesi qualche hanno fa per offrire una sveglia all’aroma di un caffè inesistente.

Saremo retrogadi ma il pensiero di generarci illusioni olfattive mediante correnti elettriche ci lascia piùttosto contrariati, non solo perché dubitiamo fortemente che sia possibile avvertire fedelmente il profumo di un vino vedendo l’immagine della bottiglia in internet, ma soprattutto perché mancherebbe del tutto l’autenticità.
Si tratterebbe di una sorta di pornografia portata all’eccesso in quanto capace di generare una promessa priva di ogni possibile conclusione positiva. Il profumo è un annuncio che coinvolge il sentimento e genera emozione in quanto finora corrisponde a un elemento materiale capace di dare piacere (o dispiacere). Che i segnali olfattivi giungano al cervello mediante stimoli elettrici è cosa nota, quindi è plausibile che si possano inventare simili marchingegni ma, per favore, non si tocchi il più intimo e sensibile dei nostri organi di senso.

7 November 2018
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Come sarà il Soldera 2018?

L’annata viticola per Gianfranco Soldera è stata difficilissima a causa di un susseguirsi di eventi che hanno condizionato la gestione delle vigne.
L’assenza della tramontana e degli altri venti che asciugano le vigne hanno reso limpidissima la luce, hanno abbassato la temperatura notturna e pertanto innalzato l’umidità nell’aria.
Gianfranco Soldera ha dovuto quindi intervenire sui grappoli e sulle foglie con un utilizzo di manodopera che ha causato una spesa tre volte maggiore rispetto lo scorso anno, ma ciò l’ha portato a salvaguardare la qualità dell’uva che è stata successivamente vinificata.
Dopo la metà dei giorni di vinificazione Gianfranco Soldera si dice soddisfatto del lavoro e della qualità dei mosti, dove i lieviti Saccaromices hanno prodotto alcol, fenoli, glicerina e tutte le sostanze che fanno grande un mosto e conseguentemente il vino. Un mosto d’assoluta pulizia, nato da uve sane, molto profumato e complesso che aspettiamo si trasformi in vino per essere contemplato.
Debito iconografico: www.soldera.it

31 October 2018
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Mangiare da cani

L’industria mangimistica è alla continua ricerca di soluzioni ed escamotage per rendere il cibo per cani il più appetibile possibile. A tal proposito, non molto tempo fa, uno studio ha permesso di comprendere come le fibre influenzino organoletticamente – in modo negativo- le crocchette per cani. Per iniziare sono stati realizzati un prodotto di riferimento, senza aggiunta di fibre, e sette prodotti, differentemente trattati. Nello specifico: fibre di guava presenti al 3,6 e 12 %, fibre di canna da zucchero presenti al 9% – in particelle grandi e piccole – e fibre di crusca di frumento presenti al 32%, sempre in particelle di piccole e grandi dimensioni.
L’aggiunta di fibre, ahinoi, non ha dato i risultati sperati, anzi. Nei campioni trattati è stato riscontrato un sapore amaro e metallico e un sentore retrolfattivo di muffa, soprattutto negli alimenti secchi trattati al 12% con fibre di guava e in quelli con piccole particelle di fibre di canna da zucchero. Queste ultime, come se non bastasse, hanno anche apportato minor croccantezza. Un passo in avanti è stato fatto dopo aver rivestito con proteine idrolizzate le crocchette stesse. In questo modo non solo sono aumentate le note tostate e la granulosità, ma è anche stata mascherata la porosità, il gusto amaro e i sentori di muffa e metallo.
Le migliorie apportate dalla copertura non sono però state sufficienti. Benché tra le fibre di canna da zucchero quelle di piccole dimensioni siano da preferire, i test di gradimento hanno rilevato che il prodotto non trattato è stato in ogni caso il più apprezzato. Insomma, se le fibre fanno bene all’intestino dei nostri amici a quattro zampe, lo stesso non si può dire per i loro poveri palati.